Caio Fernando Abreu tradotto da Emilio Capaccio

Caio-Fernando-Abreu

La vita è fatta di scelte.
Quando fai un passo avanti,
inevitabilmente alcune cose restano dietro.
C. F. A.

 
 
Caio Fernando Abreu (Santiago, 12 settembre 1948 — Porto Alegre, 25 febbraio 1996) è stato un poeta, scrittore e giornalista brasiliano.
Ha scritto vari romanzi, pezzi teatrali e raccolte di racconti, tra cui: Limite Branco (1971), Pedras de Calcutá (1977), Morangos Mofados (1982), la sua opera più conosciuta, Os Dragões Não Conhecem o Paraíso (1988), Onde Andará Dulce Veiga? (1990).
La sua attività di giornalista gli procurò la persecuzione dei regimi dittatoriali brasiliani che si susseguirono tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni 70’, caratterizzati da una forte censura della stampa, dall’eliminazione fisica degli oppositori e dalla cancellazione di molte garanzie costituzionali.
Nel 1973 fu costretto ad abbandonare il suo paese per far tappa in Europa e vivere per un breve periodo in alcune città europee, come Londra e Stoccolma. Fece ritorno a Porto Alegre l’anno dopo.
La sua opera ha avuto molti importanti riconoscimenti ed è caratterizzata da un linguaggio provocatorio, ma al contempo fluido e colloquiale, e da tematiche come la morte, la libertà, le contraddizioni della vita moderna nella grande metropoli, le discriminazioni sociali.

 
Traduzione di Emilio Capaccio


Ninguém saberá da secura de nossos olhos

Ninguém saberá da secura de nossos olhos
da dureza de nossa boca ninguém saberá
do fio das unhas da dor no dente
do sangue guardado no fundo da gaveta

ninguém adivinhará os jardins atrás do muro fechado
ninguém quebrará o ferro do portão
ninguém violentará o secreto
ninguém te tocará profundamente
ninguém te saberá
ninguém.

Por isso olhamos as nuvens
sentados ao vento que não sopra
enquanto os balanços rangem
os rádios cantam
e a rua intocável como um quadro
pintado por outro.

Por isso olhamos em volta
e o que se passa além de nossa (uma palavra ilegível)
não nos soluciona
(ninguém sabe
ninguém saberá).

O caule quebrado do girassol
o livro de Toynbee sobre os degraus
a caneta riscando o papel
as nuvens
a tarde
a rua

o medo.

Nessuno saprà della secchezza dei nostri occhi

Nessuno saprà della secchezza dei nostri occhi
della durezza della nostra bocca nessuno saprà
della lama delle unghie del dolore nel dente
del sangue tenuto in fondo al cassetto

nessuno sospetterà i giardini dietro il muro serrato
nessuno romperà il ferro del cancello
nessuno violenterà il segreto
nessuno ti toccherà profondamente
nessuno ti conoscerà
nessuno.

Per questo guardiamo le nubi
seduti nel vento che ci soffia addosso
mentre i dondoli stridono
le radio cantano
e la strada intoccabile come un quadro
dipinto da un altro.

Per questo guardiamo in giro
e quello che accade al di là del nostro accaduto (una parola illeggibile)
non dà spiegazione
(nessuno sa
nessuno saprà).

Il gambo spezzato del girasole
il libro di Toynbee sulle scale
la penna che riga la carta
le nubi
la sera
la strada

la paura.

Invernal

Quero afundar no meu canto
até o fundo mais fundo
onde só há o eu sozinho

amor, terreno vedado
para os passos que tentei.

Quero morrer no meu canto
como morrem os elefantes
como adoecem os cães
completamente escondidos

amor, espaço minado
cheio de cacos de vidro

meu rosto tem sombras duras
minhas mãos têm gestos duros
seus olhos têm vista dura

amor, espinho cravado
que ninguém tirou de mim

estou no fundo do poço
em pleno meio de agosto
nenhum fiapo de luz
iluminando meu canto

amor, espelho quebrado
e sete anos de azar.

Invernale

 
Voglio affondare nel mio canto
fino al fondo più fondo
dove c’è l’io e nient’altro

amore, terra proibita
ai passi che tentai.

Voglio morire nel mio canto
come muoiono gli elefanti
come s’ammalano i cani
del tutto nascosti

amore, spazio minato
da schegge di vetro

il mio volto ha ombre dure
le mie mani hanno gesti duri
i loro occhi hanno sguardi duri

amore, spina conficcata
che nessuno tirò via da me

sono in fondo alla fossa
nel pieno centro di agosto
nessun brandello di luce
illumina il mio canto

amore, specchio rotto
e sette anni di disgrazia.

Stone song

Eu gosto de olhar as pedras
que nunca saem dali.
Não desejam nem almejam
ser jamais o que não são.
O ser das pedras que vejo
é só ser, completamente.
Eu quero ser como as pedras
que nunca saem dali.
Mesmo que a pedra não voe,
quem saberá de seus sonhos?
Os sonhos não são desejos,
os sonhos sabem ser sonhos.
Eu quero ser como as pedras
e nunca sair daqui.
Sempre estar, completamente,
onde estiver o meu ser.

Stone song

Mi piace guardare le pietre
che non vanno mai via.
Non vogliono, non bramano
essere mai quello che non sono.
L’essere delle pietre che vedo
è soltanto essere, pienamente.
Voglio essere come le pietre
che non vanno mai via.
Anche se la pietra non vola
chi sa dei suoi sogni?
I sogni non sono desideri,
i sogni sanno essere sogni.
Voglio essere come le pietre
e non andare mai via.
Sempre stare, pienamente
dove il mio essere sta.

Vem navegar na minha vida

Vem navegar na minha vida
Faça de conta que meu corpo é um rio,
Faça de conta que os meus olhos são a correnteza,
Faça de conta que meus braços são peixes
Faça de conta que você é um barco
E que a natureza do barco é navegar.
E então navegue, sem pensar,
Sem temer as cachoeiras da minha mente,
Sem temer as correntezas, as profundidades.
Me farei água clara e leve.
Para que você me corte lenta, segura,
Até mergulharmos juntos no mar
Que é nosso porto


Vieni a navigare nella mia vita

Vieni a navigare nella mia vita
Fa’ conto che il mio corpo sia un fiume,
Fa’ conto che i miei occhi siano la corrente,
Fa’ conto che le mie braccia siano pesci,
Fa’ conto che tu sia una barca
E che la natura della barca sia navigare.
E naviga poi, senza pensare,
Senza temere le cascate della mia mente,
Senza temere le correnti, le profondità.
Io mi farò acqua chiara e leggera.
Perché tu mi attraversi lenta, sicura.
Fino a immergerci uniti nel mare
Che è il nostro porto

Press to open

Estavam ali as portas
janelas e varandas.
Estavam ali
na fronteira do olhar
onde o de dentro encontra
justamente
com o de fora.

Nesse ponto exato
elas estavam.

Bastava um gesto.

Mas o meu estar parado
era maior do que eu.
Estar parado/estar vivo:
a mesma incompreensão
e medo
entre mim e aquele estar das coisas.

Estar ali
como nunca ter chegado.
Estar ali
como ter visto absolutamente tudo.
Estar ali
por estar ali.
E além de mim
o que eu não ousava.

Ah:
relembro a amplidão dessas varandas
os pequenos raios de luz
nos vidros coloridos das janelas.
Revejo a dura consistência da porta
cerrando seu segredo. E me retomo
ali
no imóvel do gesto que não fiz.
Como se pudesse
agora
escancarar portas e janelas
para sair nu pelas varandas
desvairado e nu
— um profeta, um louco, um santo.
Sair para o vento, o sol, as tempestades,
as neves, as quedas de estrelas e Bastilhas,
o cheiro de jasmins entontecendo os quintais.

(Pudesse retomar manhãs, amigo,
manhãs perdidas como o que não fui.)

Mas continuo
ali.
Aqueles espaços
permanecem tão mortos de mim
como um corpo que se ama
e não se toca.

Press to open

Erano lì le porte
le finestre e le verande.
Erano lì
al confine dello sguardo
dove l’interno incontra
esattamente
l’esterno.

In quel punto esatto.

Bastava un gesto.

Ma il mio star fermo
era più grande di me.
Star fermo/star vivo:
la stessa incomprensione
e paura
fra me e quello stare delle cose.
Star lì
come non essere mai arrivato.
Star lì
come aver visto tutto pienamente.
Star lì
per star lì.
E oltre me stesso
quello che non osavo.

Ah:
ricordo l’ampiezza di quella veranda
i piccoli raggi di luce
nei vetri colorati delle finestre.
Rivedo la dura consistenza della porta
nel serrare il suo segreto. E mi riprendo

nell’immobile gesto che non ho fatto.
Come se potessi
ora
spalancare porte e finestre
per uscire nudo dalla veranda
allucinato e nudo

— un profeta, un pazzo, un santo.
Uscire al vento, al sole, ai temporali,
alle nevi, alle cascate di stelle e di prigioni,
all’odore di gelsomini che stordiscono i cortili.

(Potessi riprendermi le mattine, amico,
quelle mattine perdute in cui non sono mai stato.)

Ma resto
lì.
Quegli spazi
continuano a essere così morti di me
come un corpo che ami
e non tocchi.

Poesia antica

È tutto pianificato:
se domani è grigio,
se è di pioggia
se è di vento,
o se sono stanco
di quest’antica malinconia
cenere fredda
sulle cose
consuete di casa
la tavola messa
e sprecata
è tutto pianificato
spengo la luce, nel buio
e apro il gas
de-fi-ni-ti-va-men-te
oppure
infilo i miei pantaloni rossi
e cerco una festa
dove possa ballare il rock
fino a venir meno.

Poema antigo

Está tudo planejado:
se amanhã o dia for cinzento,
se houver chuva
se houver vento,
ou se eu estiver cansado
dessa antiga melancolia
cinza fria
sobre as coisas
conhecidas pela casa
a mesa posta
e gasta
está tudo planejado
apago as luzes, no escuro
e abro o gás
de-fi-ni-ti-va-men-te
ou então
visto minhas calças vermelhas
e procuro uma festa
onde possa dançar rock
até cair.

9 Comments on "Caio Fernando Abreu tradotto da Emilio Capaccio"

  1. Poesia struggente. Amore, paura e un’angosciosa solitudine.Grazie Emilio.

  2. grazie davvero per queste poesie, una rivelazione!
    chiedo ad Abele: ci sono altre traduzioni di Emilio? non sono riuscito a trovare alcuna raccolta in italiano… se ne sai qualcosa mi dai qualche indicazione? grazie ancora, Domenico

  3. Ciao Domenico, grazie a te. Su neobar puoi trovare un ebook di altre traduzioni di Emilio: http://neobar.net/2016/12/16/emilio-capaccio-la-poesia-di-tacito-de-almeida-neobar-ebooks/
    Se non dovesse comunque risponderti lo stesso Emilio, lo contattero’ io e ti faro’ sapere.

  4. ciao Abele grazie mille!
    mi sono però espresso male: intendevo se ci sono altre traduzioni di Emilio dell’opera di Abreu

  5. Ok Domenico, vediamo se risponde Emilio.

  6. Grazie ad Abele e a Neobar per aver dato visibilità a queste traduzioni. A Domenico rispondo che non ci sono altre traduzioni di Abreu. L’autore è inedito in Italia.

  7. Emilio ci ha fatto dono di un’altra poesia che ho aggiunto alle altre del post. Grazie Emilio.

  8. Grazie per la risposta Emilio e complimenti per il lavoro!

  9. Doris Emilia Bragagnini | settembre 16, 2018 at 21:53 | Rispondi

    Poesie così non devono rimanere sconosciute, o non tradotte… grazie Emilio!

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