Roberta De Luca: su “PATER” di Giacomo Mario Ricchitelli

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Distopia dell’individuo

Cominciamo col dire che Pater di Giacomo Mario Ricchitelli è un romanzo spietato. Il protagonista  Franco, operaio della catena di montaggio, marito e padre di due figli narra la vita di sé medesimo, giocando su due piani, quello del sentimento della vita e quello della corda civile. Si tratta infatti di un personaggio pirandelliano che, nello smontaggio umoristico della sua esistenza, salta la fase comica e racconta direttamente, con una lucidità spaventosa e impressionante, la parte tragica. Picchia la moglie, va a prostitute (non tanto per un desiderio compulsivo, quanto per esercitare un potere perverso di sopraffazione), non prova nulla per i figli (anzi ne è infastidito), tende all’isolamento, è un bugiardo seriale e compiaciuto, vive nel sudiciume, non ha voglia di lavorare; tuttavia appare all’esterno marito premuroso, padre irreprensibile, dandy lezioso, persona perbene che nessun sospetto farebbe nascere, in chiunque lo conosca superficialmente, di essere diverso da ciò che sembra. La corda civile da lui tenacemente conservata, però, lo rende insofferente a una vita definita <<condanna da sopportare>>, che cerca di fuggire continuamente, creandosene una sua senza valori umani e senza alcun rispetto per gli altri. Tutto ciò che nel senso comune è considerato buono e giusto, per lui è retorico e finto, e sottoposto a demolizione sistematica e sofisticata. La ricerca di quella che lui chiama libertà, legata solo alla solitudine, che esiste nella sua immaginazione in contrasto con la vita reale, si traduce in una discesa agli inferi probabilmente senza redenzione. La sua è una strada verso l’abisso, da anima nera che vive il conflitto tra finito e infinito come un eroe romantico e dannato, decadente e perduto. Il finale però sorprende: per quanto Franco abbia voluto liberarsi in vita dal suo legame indissolubile con la natura, quella che sancisce il decadimento fisico, che trasmette i propri geni al figlio, che non gli permette di vivere fuori dal consorzio umano, non può sottrarsi alle sue leggi neanche con la morte. Il motivo dominante di quest’opera, prima sotteso, poi icastico, riguarda proprio il rapporto del protagonista con la morte. Nella seconda parte del romanzo si fanno fitte le riflessioni sul tema ed entra in scena la fotografia, una delle passioni di Ricchitelli. La dimensione che lega l’”arte senza musa” alla morte scaturisce dal fatto che essa coglie un attimo di un soggetto mortale e lo rende eterno, ma nello stesso tempo la fotografia contiene la cosiddetta entelechia, cioè ferma per sempre il divenire dell’uomo ritratto, preannunciandone il destino. Pensiamo al corpo nudo di Pasolini poco prima della morte o a Luigi Capuana che si fece fotografare fingendosi morto, forse per annullare lo scarto tra finito ed eterno. Non a caso Franco desidererebbe per la sua tomba una foto buffa, gioiosa, non come quelle che di solito si vedono nei cimiteri, proprio per dare un aspetto di felicità alla vita, che nella realtà non esiste, e prefigurarne una futura in cui non crede. La lettura del romanzo desta inquietudine e spinge a “spoilerare” il finale. La narrazione è condotta da un punto di vista interno e sebbene il lettore sappia che l’io narrante non coincide con l’autore, ogni tanto lo dimentica e regredisce con lui al livello del personaggio. Poi accade però che si legga, sulla quarta di copertina, il profilo biografico dello scrittore, che in questo caso è autobiografico: Ricchitelli si presenta in prima persona e dichiara di raccontare la vita dal suo punto di vista. L’effetto straniante che ci accompagna fin dall’inizio è di colpo annullato.  Roberta De Luca
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Photo proprietà di G.M.Ricchitelli
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3 Comments on "Roberta De Luca: su “PATER” di Giacomo Mario Ricchitelli"

  1. Doris Emilia Bragagnini | luglio 4, 2018 at 22:37 | Rispondi

    Lo sguardo, la lettura, profonda e coinvolgente di Roberta De Luca, un piacere per me leggerla, un arricchimento per Neobar che già aveva ospitato Pater e Giacomo Mario Ricchitelli in una precedente pagina…

  2. Che bella recensione, Roberta. Un libro che incuriosisce, coraggioso e utile nel confrontarsi con quella violenza inaudita che molti uomini continuano a vedere come comportamento accettabile. Grazie.

  3. Roberta De Luca | luglio 8, 2018 at 14:00 | Rispondi

    Grazie a te, Abele. Un libro da leggere, davvero. Un bacio a tutti gli amici di Neobar e buona estate

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