VENTOSCHEGGE E BULLONI di Stefano Bulfone (Wulf)

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VENTOSCHEGGE E BULLONI – viaggiando tra –

ed. Mediterranea- Centro Di Studi Interculturali 2014

a cura di Gianni Ferracuti

 

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                  […]        Memoria
non è peccato fin che giova. Dopo
è letargo di talpe, abiezione

che funghisce su sè… (E. Montale)

 

 

Ma finì il tempo del disordine totale, del rammarico, dello smarrimento, del chissà cosa sia e del tormento razionale. Alcuni cercarono nuove rotte e nuovi valori, altri si rifugiarono nel recuperare quelli vecchi, quelli antichi; si passò allora dal monocromo perduto ai più colori incerti, relativi ma liberatori. Tutto ciò grazie al…

 

VULCANO UMANO.

Si suol dire a volte
che gli uomini son come fuochi.
Ma non tutti uguali!

C’è la fiamma veloce,
la fiamma che consuma e si consuma
in una vita ch’è già finita,
tragica e felice.

C’è poi la fiamma lenta,
consuma piano, molto tempo,
poco tormento, diluita sofferenza
che consuma piano piano
la vita ciocco che può esser
da saggio, da furbo o da sciocco.

Poi c’è la brace, nata quasi spenta,
il carbone brucia, brucia
nei secoli millenni, incandescente
piano piano, molto piano.
lentamente.
Ma brucia, sì, brucia anch’essa.

E se vi soffi sopra può spegnersi
e diventar nera, brace brace
non sicura.

Ma se resiste al vento
alla burrasca e alla tormenta,
se resiste a tutto quanto,
diventar può così potente
da piegare ferro e creare acciaio.

Fiamme diverse, sempre fiamme
persone distinte, vicino o lontano,
potenza e varietà:
centinaia di Ulisse per le miriadi di Odissee
è questo il vulcano umano.

 

…apparve poi una finestra/spot e un omino russo gazsponsored (a prescindere…) ci ricordò di ventilare e cambiare spesso l’aria, perché ogni combustione imperfetta produce monossido di carbonio.

 

SE FOSSE IL TUTTO STATICO

Se fosse il tutto statico
nessun tempo cambiamento
ma cuore materno ritmico
ricor-da concepimento

che diviene il divenire
fissando fotogrammi
sviluppo incessante
di moti in movimento

molecole si riuniscono
e si disperdono
sul casual centro biogravitazionale

aprire spaziesistenziali
in storico flu-ire
in coscienze di animali
…saper vivere,
soffrire e gioire.

 

REMEMBER_BIOSCINTILLE

È la chimica similgeologica
del nostro ricordare
che fa del fossile mentale
una miracolosa fenice
da cui traiamo bene e mal/
essere

;

memento-rememeber:
il nostro ricordare
-come caducocibanti clorofille
per unicellulari bioscintille-
è carburante essenziale
del qui e ora stare.

 

[Memoria che funghisce. Se ti dicessi che qualche atomo di carbonio C che ora compone le mie molecole organiche ha fatto parte di un carboncino di Leonardo, di un tizzone di un fuoco longobardo, di una stella alpina e del sistema immunitario di una bambina, di un cosciotto di montone mangiato da Omar Pascià, della pagina di un sussidiario anni Settanta e della cacca di un dinosauro… …e che ne ho memoria. Mi crederesti?]

Allora ci fu l’età dell’industria, del tuono tecnologico, delle tante ore al giorno, del piacere, del materiale, del frastuono, del razionale, della comunicazione non tale corredata dal suo bel…

 

EDITORIALE.
Il nostro obiettivo
– iter freddo e razionale –
è più o meno
forare
occhi e cervella
provocare in voi
ribollir di budella
tramite
(poesia omerica rappata)
medium
comunicazione
alienazione/colazione
prevaricazione
maledizione
invenzione
sconquassi letterari
artistico-espressivi
politico-impulsivi
risate-cagate
fuochi freddi di ardore materiale
(dacci il pane o facciamo male)
complessità/perplessità
per scavare, smuovere
sferzare
sventrare
urlare, soffrire
gioie e dolori
misurabili con goniometrica precisione
fonti di matematica alienazione
otto per otto quarantotto (!?)
è un’opinione.
Bulloni, grasso e scintille
lame e rotelle
vapore, calore,
sterco e catrame
fango e sputo…
(frullare bene)
…tutto questo per darti
in 5 minuti controllati dall’alto,
decisi, programmati
– pausa caffè –
un saluto!

 

L’umanità nella sua incredibile bellezza e arroganza aveva pensato di essere miliardi di IO esclusivi, anche se indifferente che uno/IO svanisse. Addirittura qualche IO s’era arrogato il diritto di assumere il ruolo di novello presunto DIO per avviare una nuova ipotetica genesi errata. Invece alcuni “altri” osservavano e moltiplicavano all’ennesima potenza gli universi possibili, facendosi a volte beffe dell’uomo o facendosi carico dei suoi fardelli.

 

IL GATTO E LA VOLPE

“L’inutilità dello sforzo formale”
-sentenziava il gatto-
“è data dalla centralità del contenuto”.

“Ma il contenuto dato non è più tale”
-replicava la volpe-
“se lo separiamo dal suo costrutto”.

E noi, branco di “Pinocchio” presi in mezzo, oggi
dedichiamo più tempo a ciò che non c’interessa
veramente, e burattini di burattinai burattinati
non gustiamo più la profondità poetica dei linguaggi.

 

IL NOSTRO AFFANNO

Il gatto ride
del nostro affanno,
perché conosce
verità più assolute.

È risaputo come
cani e uomini
siano abbastanza simili
nella loro ignoranza.

Ma è, inaspettatamente,
il gabbiano
che governa il tutto,
poiché può staccarsi dal terreno.

 

POST SCRIPTUM AUTOCONSOLATORIO DI UN IO/IO INCAPACE AL VOLO.

Non conoscendo osai
– goffo nel volo –
spiccare al balzo
un bel po’ liberamente
con modi e ritmi di tempi altri.

Chiedo perdono a voi
dell’ardire tanto,
del mirare in alto,
del non aver seguito il criterio
della rinuncia.

Caddi, com’era giusto fosse
caddi – virai, girai, sferzai
con le ali, ormai penne fracassate
e arruffate sulle pietre grigie.

Ma guardaste più in su, in alto
e vi rendeste conto che una piuma
galleggiava, ascendeva, si distanziava, non tornava,
ed era una parte
– non pura ma più fortunata –
una parte di me

di me, pazzo che

“Non conoscendo osò
– goffo nel volo –
spiccare al balzo.”

-Novello epigono d’un Icaro platonico-.

Chiedo perdono a voi,
ancor oggi, sia pur se
inspiegabile.. e inaspettata..
/mente
a quella piuma ribelle
-paternit di INPUT indifferente-
si ritrovaron con le unghie
molti aggrappati fra noi.

 

Poi il pensiero che “noi non ci saremo” e seguendo mentalmente le note e la voce di un epico menestrello
fu-amico di quella terra che chiama ancora il figlio frut, ci specchiammo nelle poco “chiare, limpide et dolci acque” di uno stagno orientale.
Stagno che indusse il potere mitopoietico, d’un qualsiasi io dato, a rendere il salto di una rana, per un istante fulmineo di un haiku, il centro universale.
Noi/io scegliemmo, invece, inaspettata/ e inspiegabil/ mente, come centro universale un infinito presente (inevitabilmente impersonale) di un verbo in ARE, perché anche alla fine -come in principio- fu il verbo…

 

Dire “sì” ancora
alla vita ch’è nulla:
sommo amare.

 

*

 

Stefano Wulf è nato in Friuli, a Udine, il 27 maggio 1972. Interessato alla letteratura, alla pittura e alla scrittura fin dal 1989, ha collaborato con diverse riviste e settimanali del Friuli, sia ufficiali che underground, pubblicando articoli, saggi, racconti e poesie (1989-2001). Promotore e coautore per numerose opere collettive e raccolte fra le quali “TRIP giovani scrittori/scriventi in Friuli” (Udine 2000) e “Viadalfreddo” (Udine 2006), in ambito poetico è autore del libretto “19 Poesie Situazioni da Biblioteca civica” (1997) e della raccolta “Vento, Schegge e Bulloni -viaggiavo tra-“(1991-2001), ripubblicata nel 2014 da Mediterranea – Centro di Studi Interculturali dell’Università di Trieste – www.interculturalita.it. Fra i vincitori e i selezionati di vari concorsi tra il 1999 e il 2009 (hanno portato fortuna alcune città che iniziano con la lettera “T”).
Fra i promotori e fondatori del Circolo di Studi Artistici “Espressione Est” di Udine, ancora attivo. Alcuni suoi testi sono stati utilizzati per accompagnare iniziative legate alle arti visive, ha dato voce in numerose letture ed happening, ogni tanto partecipa per gioco a qualche Poetry Slam, a volte lo vince per caso.

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