Plinio Perilli – Hollywood Odiosamata (18)

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18 – La superba aria fritta di Steven Spielberg

   “A proposito:  Spielberg, che regista!” – ha esclamato il vecchio Blasetti in una delle sue ultime interviste, precisamente nel ’78, interrogato sul film Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) – “È riuscito a tenere tutti sospesi con la meravigliosa vendita di aria fritta in un olio superbo. Uno crede di mangiare chissà cosa, e invece è aria fritta…”.

   Steven Spielberg comincia con un rimpolpato giallaccio televisivo, un inseguimento orrifico e nefasto tra un’automobile e un grosso camion, attraverso un’autostrada d’America, Duel (1971), e poi prende subito il volo… Eppure, in quel “filmetto” giovanile – almeno tutti così lo credevano, e lui stesso in primis – annidavano già tanti pregi, stacchi e riti spettacolari (ma insieme introiettati) del futuro, imminente Spielberg maturo. Franco La Polla ci cala, ci blocca a cintura inserita anche noi dentro quel bollente abitacolo: : “… in primo piano le ruote grosse e veloci dell’altro accelerano, il rumore del motore produce suoni paurosi, e dopo un altro stacco l’immagine dell’autocisterna avanza dal fondo della strada in campo totale con una velocità innaturale. In soggettiva l’auto di David è ripresa da dietro, ormai sul punto di essere toccata. Il protagonista accelera, il contachilometri alza il tiro. Gli stacchi si susseguono drammatici, spezzando il ritmo. Il senso della corsa è più convogliato nella presenza delle due vetture in campo, riprese da lato, che non attraverso una ripresa da un punto immobile. Sempre, costantemente tutto il film corre con loro, entra nella loro tenzone: non è il senso della velocità che Spielberg ci vuole comunicare, ma quello del duello ormai in pieno svolgimento. La musichetta della radio suona ormai inadeguata alla drammaticità delle scene: questo non è più (o meglio non è mai stato) un semplice road movie ma un incubo.

   Il colosso, ripreso in campo lungo, è come un ragno che si avventa sulla mosca. Alla musica della radio subentra il suono d’attacco della sirena. Da quel momento la musica si adegua alla drammaticità della scena. Spielberg comprende che è necessario insistere sulla corsa, e per evitare la monotonia delle scene introduce il teleobiettivo: in questo modo, mentre iconograficamente il duello continua, il rapporto fra spazio e tempo varia il ritmo della corsa.”…

 

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© Plinio Perilli, casa editrice Mancosu (Roma), 2009
® Vietata ogni riproduzione e/o uso del testo se non previa autorizzazione dell’autore.

puntate precedenti:

http://neobar.wordpress.com/category/plinio-perilli/

4 Comments on "Plinio Perilli – Hollywood Odiosamata (18)"

  1. Ritmo sostenuto e ricami di informazioni preziose in questo viaggio ai primordi della filmografia di Spielberg. Grazie!

  2. Duel è qualcosa che c’inquieterà sempre…
    sotto la leziosità del sole
    e la serenità prospettica che si trasforma
    misterioso terrore
    in incubo.

    un saluto

    mm

  3. Giancarlo Locarno | marzo 13, 2012 at 07:58 | Rispondi

    Per me è un fil che rimane, ha smosso un archetipo, affiora ancora in me quando giro per lavoro le autostrade,
    affiora il ricordo e si siede sul cruscotto.
    (devo anche dire che Spielberg non è proprio tra i miei registi preferiti).

  4. Ricordo le emozioni che provai quando vidi “Duel” la prima volta, su una rete televisiva satellitare non proprio di punta. Mia madre chiese a mio padre, un po’ infastidita, forse perché dalle prime scene non le sembrava molto interessante, di che si film si trattava e lui rispose: “il primo film di Steven Spielberg”. Dato che ero molto giovane ed ero rimasto praticamente stregato dai tre di Indian Jones, subito il mio disinteresse si trasformò in curiosità. Adesso lo annovero come uno dei più bei film che abbia mai visto.

    Grazie Plinio, un saluto!

    Fernando

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