Abele Longo: Bullshit (allo scavatore che verrà)

 

Non molto è cambiato da quando
prendevano tozzi pastori
fanciulle agghindate di fiori
nel giogo del cerchio testardo

Teseo ritrovava vecchiardo
in Elena antichi furori
marchiata regina di cuori
cagione di guerre dal Bardo

Si tratta sostiene l’inglese
di bullshit o stronzo di toro
rinvenuto in un lupercale

Fatale s’annuncia il finale
di una tragedia con il coro
che nega il sopruso palese

30 Comments on "Abele Longo: Bullshit (allo scavatore che verrà)"

  1. davvero allora niente cambia? niente può mai cambiare?

    • Ciao Iole 🙂
      Chissà… per natura ero un po’ speranzoso, ma rimango sempre più attonito di fronte alla circolarità dell’idiozia umana. Di certo non ho molta fiducia nella nostra specie, anche se questo non vuol dire gettare la spugna.
      Buon fine settimana
      Abele

  2. Ironia sferzante, vedo.
    Ciao Abele 🙂

  3. Satira e ironia nei feroci versi di Abele, ma ancora più cruda la realtà dei nostri giorni!

    Un saluto,
    Rosaria

  4. Ciao Fiorella e Rosaria
    L’ho scritto dopo aver visitato il palazzo di Cnosso: un labirinto di ipotesi, soprattutto. Il suo scopritore, Arthur Evans, sembra che abbia scambiato dei reliquari per dei bagni. Automatico pensare allo scavatore che verrà…
    d’accordo con Rosaria, la realtà supera la fantasia.
    buon fine settimana anche a voi
    Abele

  5. Ironia feroce e sferzante. Un brindisi beffardo “allo scavatore che verrà”. Hai visto Abele quanto si possa ricavare da un errore? 😉

    Ciao

    Fernando

  6. Cinzia Marulli | aprile 30, 2011 at 15:07 | Rispondi

    Un sonetto particolare e pungente che collega passato e presente. Grazie Abele per questo piccolo gioiello.
    Cinzia

  7. Grazie Cinzia!

  8. pasquale vitagliano | aprile 30, 2011 at 20:29 | Rispondi

    Abele, anche tu sei una forza del passato.

  9. Vincenzo Mancuso | maggio 1, 2011 at 13:33 | Rispondi

    Questa è proprio bella!Bravo Abele:)

  10. mi sovviene la verve dell’Archipoeta di Colonia…colui dal quale sottrassi lo pseudonimo (confessiogoliae) affascinato dall’ironia della sua preziosa opera “Confessio Goliae”…
    Grande.

    • Caro Giorgio, troppo buono, l’unico punto in comune e’ che ho cantato i carmina burana ai tempi del coro dell’Università, in quel di Bologna…
      🙂

  11. Giancarlo Locarno | maggio 2, 2011 at 10:13 | Rispondi

    magari ci sarà uno scavatore del 3000 che scambierà i bagni gaffitati della stazione con la lattina di coca cola per un’ara col reliquiario … bisogna sotterrare anche l’ironia del sonetto per ogni futura evenienza.

    • Caro Giancarlo, lo immagino anche “pratico” questo scavatore, meno romantico di Evans; ovvero in grado, spero, di riconoscere un escremento 🙂

  12. Essere ‘pessimisti’ a volte, anzi spesso, è necessario….ciò non toglie che si possa trarne grande ispirazione e quindi ricavarne qualcosa di positivo, come in questo caso;-)

  13. il sonetto qui mi sembra perfetto, non solo per rappresentare la continuità anche di forma, poi perché il tema ben centra con il sonetto, le rime che si richiamano come ancore per lo scavatore (che verrà) ; fargli trovare che niente cambia come va.

    piaciuta molto

    ciao Abele!
    e buon primo maggio! (anche se in ritardo)

  14. Che suonetto, Abe! Suona da dio, peraltro! Bullshit…Ottimo nome da affibbiare a un cocktail fortemente al culico! Per il resto, è gran mestiere. Abbraccioti!

  15. che ironia, che sarcasmo, aquanta cultura e poi, poi infinite grandi suggestioni.. peraltro sostieni che è scritta dopo un viaggio a cnosso, lì gorovagai per ore e ore nella speranza di trovare forme uniche di labirinti onirici..

  16. un invito a tutti posteri. ad accostarsi in punta di piedi ai resti che emergono dal passato.
    nel dubbio meglio tacere. per evitare di confondere aree sacre con toilettes, ma anche barzellette di B. con versi di William. acuto il tuo sguardo, Abele

  17. Monica Martinelli | maggio 4, 2011 at 15:37 | Rispondi

    Complimenti per questo colto sonetto graffiante e caustico, che da un passato tragico ci catapulta ad un presente ultratragico. E se ahinoi…tutto torna, nulla quadra…
    Un saluto
    monica martinelli

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