Billy Collins: Sonetto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sonetto

Quattordici versi, beh, tredici ora,
e dopo questo una dozzina ancora
e la nave Amor sfiderà i marosi
solcando dieci file di fagioli.
Facile se non è elisabettiano
e sui piedi giambici non t’impunti
con le rime alla fine di ogni verso,
una ad ogni stazione della croce.
Ed eccoci giunti al punto di svolta
negli ultimi sei la chiave di volta,
sospiri e affanni chiudono a effetto,
Laura dice a Petrarca: lascia stare,
levati quelle calze medievali,
smorza mio ben le luci e vieni a letto.

traduzione Abele Longo

Billy Collins legge Sonnet:

http://www.poetryarchive.org/poetryarchive/singlePoem.do?poemId=6480

Sonnet

All we need is fourteen lines, well, thirteen now,
and after this one just a dozen
to launch a little ship on love’s storm-tossed seas,
then only ten more left like rows of beans.
How easily it goes unless you get Elizabethan
and insist the iambic bongos must be played
and rhymes positioned at the ends of lines,
one for every station of the cross.
But hang on here while we make the turn
into the final six where all will be resolved,
where longing and heartache will find an end,
where Laura will tell Petrarch to put down his pen,
take off those crazy medieval tights,
blow out the lights, and come at last to bed.

13 Comments on "Billy Collins: Sonetto"

  1. sembra una poesia surrealista, mi ha riportato alla mente certi quadri di Dalì, ma soprattutto il Museo di Figueres. Ottima la partitura del testo in italiano, conferisce quella superficie magica che trasporta nei sogni. ferni

  2. Domanila condivido Abele…
    Mi somiglia tanto…ma tanto.
    Mi ci sono specchiata!
    Complimenti, davvero!

  3. Grazie Ferni e Marlene!
    abele

  4. mi piace il sonetto moderno, tra giambici e scazonti sembra s’impunti e invece fa l’effetto elegante.
    Complimenti, Abele!

  5. tra eleganza e ironia, un sonetto che sa di arcaico nel suo essere contemporaneo…

  6. Un metatesto governato dall’ironia: il poiein riflette su se stesso. Molto divertente il finale, che dissacra l’immaterialità medievale del rapporto d’amore.

  7. Ironico e divertente, quasi parodistico questo testo che riflette su se stesso come genere letterario.
    Con il sonetto si sono cimentati in molti, forse i più grandi, è una gabbia metrica stimolante, di grande musicalità e, tutto sommato, di breve durata. Insomma, classico o no, è di grande effetto.

    Complimenti per la traduzione!

    Rosaria

  8. Gli americani se scavano troppo scoprono di avere le fondamenta su altre letterature. E le guardano con occhi laterali e popolareggianti, sia come estraneità aristocratiche, ma anche come tradizioni a cui partecipare, insomma:
    ‘fagioli e Petrarca’ mi sembra un tipico aspetto dello sguardo americano.
    Senza spingere troppo il paragone ha uno sguardo analogo il quadro American Gothic di Grant Wood, il gotico europeo e aristocratico riviso con lo sguardo ‘democratico’ e americano.
    La traduzione elegante e ironica è come uno sguardo che guarda in modo attivo un’altro sguardo, l’originale ‘smorza mio ben’ ne è un esempio.

  9. ma quanto piaciuta Abele! molto interessante, come sempre, il bel commento di Telemaco.

    Avverto in questo simil sonetto, la patina volutamente accentuata che esalta il tentativo, la copia
    e così facendo la rende attuale, dunque per noi più autentica dell’originale. Lo strumento è l’ironia, resa bene, anzi forse anche di più, nella traduzione.

    Infine, sai, “il vieni a letto” dei tre versi finali, ma tutti i tre versi finale, contengono la stessa esortazione di “To his Coy Mistress”di Marvell

    “Had we but world enough, and time,
    This coyness, lady, were no crime.
    ……”
    (poesia che mi piace moltissimo)

    ciao
    grazie Abele-

  10. Collins mi piace per la sua ironia, tipicamente americana, come dice, Telemaco, ma che non si risolve nel solo effetto, anche in poesie come questa. La sua finezza e arguzia vanno oltre la semplice trovata. Sovverte il concetto stilnovista di amore, come sottolinea Teresa, ma si diverte anche a ribaltare i moduli elisabettiani che vedono l’uomo rimproverare la donna,; qui è infatti Laura a prendersela con Petrarca. Bello l’accostamento con Marvell, Margherita, un elisabettiano sui generis che aveva già capito tutto molto prima di Collins.
    Un grazie grande grande, Abele

  11. ohi, m’è venuta in mente questa summa:
    *all we need is blow*
    : )

  12. :-))) grandemalos.

  13. Ironico e simpatico. Bellissima proposta! 🙂

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