Pasolini: Una disperata vitalità

Quanto al futuro, ascolti:
i suoi figli fascisti
veleggeranno
verso i mondi della Nuova Preistoria.
Io me ne starò là,
come colui che
sulle rive del mare
in cui ricomincia la vita.
Solo, o quasi, sul vecchio litorale
tra ruderi di antiche civiltà,
Ravenna
Ostia, o Bombay – è uguale –
con Dei che si scrostano, problemi vecchi
– quale la lotta di classe –
che
si dissolvono…
Come un partigiano
morto prima del maggio del ’45,
comincerò piano piano a decompormi,
nella luce straziante di quel mare,
poeta e cittadino dimenticato.”

(Clausola)

“Dio mio, ma allora cos’ha
lei all’attivo?…”
“Io? – [un balbettio, nefando
non ho preso l’optalidon, mi trema la voce
di ragazzo malato] –
Io? Una disperata vitalità.

Da “Una disperata vitalità” in Pier Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa, Einaudi.

8 Comments on "Pasolini: Una disperata vitalità"

  1. A volte non vorrei sapere nulla della vita dei poeti e dei grandi geni. Anzi, non a volte, sempre.
    Ho da sempre un rapporto ambivalente con Pasolini, quasi come se apprezzare il suo innegabile genio e la sua magia poetica potesse significare anche approvare qualcosa che non riesco a digerire.
    Mi capita anche con Heidegger – che considero il più grande pensatore della storia umana – e con altri.
    Dopo questa premessa, posso dire che tutto il mio io mi dice che questa poesia è la risposta, per me, a tutti i miei dubbi, e tutto il mio essere mi dice la grandezza di un’anima in un corpo limitato e malato. Che poi è la storia di tutta l’umanità, se ci riflettiamo bene.
    Grazie, Abele, per avermi dato questo spazio per la riflessione e comprensione.

  2. Grazie a te, Patricia. Il corpo diventa inevitabilmente “limite” se lo si abita con tutto un retaggio culturale, cattolico nel nostro caso, che opprime la sfera sessuale. Ne era vittima anche Pasolini che viveva la sua omosessualità con sensi di colpa. Eppure, come dico nel post precedente, la sua è un’ estetica inscindibile dal corpo, e in questo senso “rivoluzionaria” in un contesto, come quello italiano, in cui il corpo viene negato o mercificato. Capisco benissimo cosa intendi per rapporto ambivalente nei confronti di Pasolini. Difficile accettare alcune sue posizioni, rimane pero’ la “modernità” della sua opera, grazie alle sue contraddizioni, all’enorme carica di vitalità di chi, e in questo la sua grandezza, ha avuto il coraggio di esporsi, di “rivelarci” un nuovo umanesimo in cui il corpo trova un suo centro e diventa “strumento” di comprensione.
    un caro saluto
    Abele

  3. “disperata vitalità” quanto questo titolo dice,
    ciò che è vitale e per se stesso dunque portare, al cambiamento, alla crescita, alla azione, alla pienezza confortante del sentire tutta la vita,
    dispera, non tanto per la consapevolezza della morte (si sa, se si vive, si muore), ma proprio che questa vitalità non riesca nella prassi quotidiana a cambiare la realtà, o a incidervi, come se la vitalità possa costituire solo un combattere con più forza contro i mulini a vento,
    e contenga insomma il senso della fine intesa come rinuncia al sé sociale più profondo, come un arrendersi al proprio io singolo, (più?) saggio:
    “Io me ne starò là, / come colui che /sulle rive del mare /in cui ricomincia la vita.”
    .

    Una poesia davvero bella per come si fa interprete della storia, della narrazione umana come ciclo, ma anche come vitalità che vorrebbe essere esempio.

    ciao

  4. ops direi “dovrebbe essere esempio” e non vorrebbe.

    poi ho letto adesso il tuo commento Abele. concordo in toto.

    ciao

  5. Ciao Margherita. C’è la lucida consapevolezza della fine degli ideali, di quel processo di disumanizzazione che lui allora chiamava omologazione; ma anche un grande attaccamento alla vita, vissuta in tutta la sua pienezza e con tutte le sue lacerazioni.
    Un caro saluto anche a te
    Abele

  6. pasquale vitagliano | ottobre 31, 2009 at 17:07 | Rispondi

    Riusciremo noi ad essere non omologati? Ad essere irriconoscibili, in questa modernità indistinta?
    Grazie Abele

  7. Bella domanda, Pasquale. Penso sia ancora possibile, sono ancora tante le forme di resistenza che possiamo esercitare. Vista comunque la drammaticità dei tempi non basta affato. Sicuramente Pasolini non viveva tempi migliori, ma ho come l’impressione che tutto stia “precipitando” irrimediabilmente, e non solo in Italia.
    Grazie a te! Questa serie di post sono una conseguenza delle tue poesie civili.
    Abele

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