Paolo Vincenti: Festina Lente

FESTINA LENTE

“E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d’ acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno…”
(La locomotiva – Francesco Guccini)

E così avremo il “Frecciarossa” a Lecce. Importante battaglia vinta da una importante testata giornalistica locale. Il “Quotidiano” ne ha fatto una questione di principio, coinvolgendo il fior fiore dell’intellighenzia salentina, politici, imprenditori, attori, cantanti, economisti, docenti universitari. Evviva! Dalla prossima estate si potrà arrivare a Milano in sei ore e mezzo rispetto alle nove che ci impiega mediamente il Frecciabianca e alle tredici dell’Espresso. Oh miracoli della modernità, meravigliosa macchina del progresso che corre inarrestabile, oh forza del riscatto meridionale! E che è, eravamo forse da meno dei baresi? Gnornò. Adesso anche noi potremo sfrecciare rossi verso la grande “Milàn” dove il successo ci attende, e anche noi potremo fare un sacco di “sghei”. Avanti così, la prossima battaglia sarà per avere un secondo aeroporto in provincia di Lecce, perché Brindisi è troppo distante per chi parte da Leuca. Vero che la statale 275 finalmente a quattro corsie aiuterà molto ad accorciare i tempi, ma non è possibile che gli abitanti del tacco d’Italia debbano sempre pagare lo scotto di essere Finis terrae. La Tav ci collegherà col resto d’Europa. Basta con la vecchia storia dell’Italia a due velocità, il gap fra il nord e il sud del Paese sarà finalmente colmato. Velocità: l’imperativo categorico di questi nostri tempi. La rapidità è madre della buona sorte. Se ancora conta meditare a lungo, non è però perdonabile indugiare quando si passa all’azione. Occorre sveltezza, prontezza di riflessi, sicurezza, animo, ardire. Meglio una riforma pasticciata che nessuna riforma, come il governo Renzi ha dimostrato. Quel che conta è fare le cose. Una rapida decisione ed una ancora più rapida esecuzione meritano l’applauso, molto di più di una decisione lungamente sofferta. Anche se ragionare a lungo porterebbe quasi sicuramente un utile divisamento, un felice esito, e bruciare le tappe, adottare repentine risoluzioni, invece, può portare ad un esito mediocre, fa esporre al fallimento, tuttavia sempre meglio non sprecare il tempo, perché il rischio, riserbandolo, che passi infruttuoso, oggi come oggi, è fumo negli occhi per tutti. Si vorrebbe sostituire al “Veni vidi vici” di Cesare, addirittura il “vici veni vidi”. Via allora, più veloce della luce, ecco che sfrecciano tutti i supermen della modernità, i sisifi del fare, i mercuriali businessmen europei, gli sprinter del nuovo che avanza, i promotori della rivoluzione 2.0 . E chi ricorda il motto “Festina lente”, cioè “affrettati adagio”, che Svetonio attribuisce all’Imperatore Augusto, oppure “adelante con juicio”, cioè “avanti con prudenza”, dai manzoniani “Promessi Sposi”, o è un vecchio trombone, oppure un brontosauro nostalgico e romantico, un sognatore che pensa troppo e sbaglia tutto. Oggi su “Repubblica Cultura” compare una bella intervista di Fabio Gambaro all’antropologo Marc Augè, “Elogio della lentezza ai tavoli di un bistrot”, in cui l’autore francese parla della bellezza dei bistrot parigini come luoghi di incontro, in cui intrecciare relazioni sociali, leggere un libro, scrivere o semplicemente osservare lo spettacolo umano della gente che vi passa, potendosi permettere il lusso di prendersi il tempo che si vuole, di non avere fretta. Ma che a nessuno salti in mente di condividere la posizione di Augè. Rischierebbe di passare per brontosauro.

PAOLO VINCENTI

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