Paolo Vincenti: Satura 11

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SATURA 11

“Coi 5 stelle noi lo statuto insieme al blog rispettavamo
coi 5 stelle noi l’ onorevole” lo rifiutavamo
al rimborso elettorale abbiamo dovuto rinunciare, mangiavamo in pizzeria
Noi fuori col kebab quelli ostriche e champagne, seduti con tre squillo, fanculo Beppe Grillo!
Noi siamo gli ex 5 stelle, lo stipendio prendo intero senza storno
Noi siamo gli ex 5 stelle, alla D’urso ce sto a andà na vorta al giorno
Noi siamo gli ex 5 stelle, gioco a scopa sull’ipad in Parlamento
Noi siamo gli ex 5 stelle, sto per prendere un tapiro me lo sento”
( “5 stelle”  – Dado)

Il Grillo sparlante. Il giacobinismo di Grillo, che ha avuto una dimostrazione plastica l’anno scorso nella richiesta di instaurare un tribunale del popolo, si esplica in rete con il suo famigerato blog attraverso una gogna mediatica alla quale vengono condannati tutti coloro – politici, giornalisti, commentatori- che non la pensano come lui. Il nuovo Terrore si puntella su due cardini: quello mediatico, per i suoi avversari politici, la stampa e le tv che gli sono avversi, e quello economico, per gli stessi grillini, che rischiano espulsione dal movimento e salata multa nel caso sgarrino, come abbiamo constatato poco prima delle elezioni in occasione dei mancati rimborsi di alcuni parlamentari 5 stelle.  La giuria popolare invocata da Grillo contro le bufale on line (fake news) avrebbe potere di stabilire cosa è vero e cosa è falso, secondo la farisaica dicotomia fra bene e male già utilizzata come grimaldello nella scalata al potere e nel suo consolidamento da tutti i dittatori della storia. Grillo aspirante Stalin o Hitler? Beh, questo accostamento risulta francamente eccessivo. A Beppe mancano un po’ di letture e alcune di quelle psicosi che tormentavano la mente del Fuhrer. Soprattutto, gli manca il complesso di inferiorità (ha avuto una carriera fortunata, ha successo e soldi, è telegenico) che negli psicopatici criminali si associa a quell’ ebbrezza di onnipotenza, a quell’ esaltazione fanatica che porta poi distruzione e morte, come la storia ci insegna. Tuttavia, il Robespierre di Genova deve aver letto almeno “1984” di  George Orwell, libro che dopo l ‘elezione di Trump ha conosciuto un boom di vendite nel mondo.  L’opera di Orwell riporta alla trasmissione televisiva “Il grande fratello” da cui proviene Rocco Casalino, il responsabile della comunicazione 5 stelle. Tutto torna. E dunque, Grillo cerca di impostare il movimento come la casa mediasettiana del GF, in modo tale che lui abbia il controllo totale sui tele-ospiti e addirittura potere di vita e di morte su di loro. Quello che stupisce è che, mentre le sue bordate dovrebbero destare ilarità nelle persone intelligenti, semmai essere accompagnate da un coro di fischi e pernacchie, invece inducono reazioni scomposte e durissime, cioè molti se la prendono davvero con il Grillo sparlante. Come se, appunto, non stesse (s)parlando un grillo. Ed è così che il suo pensiero (e per esteso il Movimento), legittimato dall’opposizione stizzita dell’establishment, ha continuato a proliferare.
Da Russoe a Machiavelli.  Ora che tanti si affrettano a salire sul carro grillino del vincitore, dalla Confindustria di Boccia, alla Fiat di Marchionne, da Scalfari forse anche alla Cisl della Furlan, a me torna in mente  la famosa fiaba di Andersen “I vestiti nuovi dell’Imperatore” (Il re è nudo).

I Cinque stelle sono del tutto inaffidabili, pronti a dire una cosa e il suo contrario in base alle convenienze. Da forcaioli a ipergarantisti. Ricordate il nuovo codice etico fatto approvare apposta per blindare la imbarazzante (ma per nulla imbarazzata) Sindaca di Roma Raggi, travolta dai guai giudiziari?  Da grilli a camaleonti, insomma, senza far tanti complimenti.

Hanno dato pessima prova nelle amministrazioni comunali in cui stanno governando: oltre che a Roma anche a Torino. Si sono presentati agli elettori, mostrando un libro dei sogni che loro stessi non sanno leggere.  Hanno puntato tutto sulla pancia della gente, stufa della politica politicante, ma non sul cervello, sul ragionamento, sull’analisi seria e dettagliata. Con un programma copiato dalla rete, con una squadra sghemba e con due veri padroni quali Grillo e Casaleggio cui rendere conto, e che intanto fanno soldi a palate, come appena dimostrato dalle dichiarazioni dei redditi rese note dalla stampa, che certezze possono offrire i nuovi capiparte? Non c’è nuovo che tenga. I grillini sputavano su Forza Italia, il partito azienda. Ma che cos’è il Movimento Cinque Stelle, se non una versione aggiornata del partito berlusconiano? La differenza è che qui i padroni sono due, Grillo e Casaleggio, tutto deve essere vagliato e concordato con loro. Fra (Raggi)ri e congiure, dunque, doppiopesismi, purghe grilline, bavagli alla stampa, liste di proscrizione, (Diba)ttiti oscurati, e foglie di (Fico) cadute, la tragicommedia a Cinque Stelle ormai ci è nota.  L’impressione, vicina a diventare certezza, è che questo innamoramento della gente per le forze populiste e sovraniste passerà presto. Il Paese purtroppo non ha anticorpi per difendersi dai virus che ciclicamente lo attaccano. Non ha saputo rispondere all’infezione berlusconiana, non ha sviluppato immunodifese per il renzismo, ed ora sembra vittima del grillismo. Ma i Cinque Stelle stanno dando ampia dimostrazione di poter divenire peggio del peggio che all’inizio denunciavano. Essi hanno mollato tutta l’artiglieria pesante messa in campo agli esordi, e ora sembrano vecchi democristiani, falsi e ipocriti. E del resto la corruzione è endemica nel nostro Paese, come conferma il bel libro “La corruzione. Una storia culturale”, di Carlo Alberto Brioschi (Guanda 2018), un excursus sulla disonestà dall’Antico Testamento fino ad arrivare ai giorni nostri, ed è sconfortante constatare come i corrotti siano sempre stati presenti nella politica da Tacito e Seneca a Richelieu. I nuovi caporioni, che hanno già dimostrato incompetenza, temo dimostreranno presto corruttela. Il Movimento Cinque Stelle è come lo Yomo, al quale faceva pubblicità negli anni Ottanta Beppe Grillo: uno yogurt scaduto.

Donne e belve. Grande risalto è stato dato quest’anno all’anniversario del rapimento di Moro e della strage di Via Fani. Ne hanno parlato tutti i tg, “Unomattina” e “La vita in diretta”, su Rai 1, poi la trasmissione “Il condannato. Cronaca di un sequestro”, di Ezio Mauro, su Rai3, la trasmissione di La7 “Aldo Moro storia di un delitto”, di Andrea Purgatori, quella di Francesca Fagnani, “Belve” su Nove, e diversi spazi di approfondimento nei vari canali all news. Naturalmente è stato un profluvio di ex Brigatisti Rossi, tirati fuori dalla naftalina con cadenza annuale  per farli farneticare urbi et orbi. Premetto che a me non importa  nulla di ascoltare questi indecenti (e ne ho le tasche piene anche del caso Moro, dopo tanti anni di solfa mediatica e retorica politica) e infatti non ho seguito alcuna trasmissione. Però, vuoi o non vuoi, a meno di più piacevoli sollazzi sul famoso atollo tropicale, le notizie qui ti piovono addosso e non puoi evitare di essere informato. Dunque, alla trasmissione di La7 sono stati invitati i terroristi Prospero Gallinari, Valerio Morucci, Raffaele Fiore e Mario Moretti. Su Nove, la Fagnani ha intervistato Adriana Faranda, quasi fosse una superstar, e così ha fatto anche Ezio Mauro su Rai3.  Orbene, se doveroso è il ricordo, e comprensibile anche la spettacolarizzazione dell’evento che ne fa la tv, appare francamente inammissibile l’ondata di generale accettazione soporifera, se non di buonismo, che si è riversata su suoi beceri protagonisti, ossia i Brigatisti Rossi. Questi dilagano nei salotti televisivi con la loro assurda “versione di Barney”. Inoltre, pontificano dagli schermi senza avere alcun contraddittorio, favoriti dal gioco di luci della sapiente fotografia televisiva che conferisce loro più fascino e sintomatico mistero. Ma se non stupisce più di tanto la glorificazione della Faranda, fatta nella trasmissione “Belve” da Francesca Fagnani (le si riconosce almeno l’onesta del titolo), io rimango disarmato di fronte all’incontro fra la Faranda e Agnese Moro, figlia del leader democristiano ucciso nel 1978, tenutosi alla chiesa di San Gregorio al Celio a Roma il 15 marzo. L’ex brigatista e la figlia di Moro, faccia a faccia a colloquiare come due vecchie amiche, e l’Agnese che addirittura incoraggia l’Adriana, tradita dalla forte emozione, e la accarezza e la abbraccia. Che scene disgustose. Per l’amor di Dio, il perdono ha un valore altissimo e va praticato da un buon cristiano. Ma da perdonare a condonare… Arrivare ad un simile gesto, entrare non dico in empatia ma addirittura in amicizia con uno che ti ha massacrato il padre, non è da cristiane, e nemmeno da belve, è da coglione.
PAOLO VINCENTI

2 Comments on "Paolo Vincenti: Satura 11"

  1. paolo vincenti | marzo 30, 2018 at 06:43 | Rispondi

    grazie Abele!

  2. malos mannaja | aprile 1, 2018 at 16:28 | Rispondi

    buona sintonia sulla prima sezione. poco ho da aggiungere se non che sulla “farisaica dicotomia fra bene e male” è imperniato il trionfo del pensiero binario tipico del tifoso e tanto caro a qualunque sistema di potere.
    nella seconda sezione, resto perplesso sull’effettivo ruolo di Grillo, più strumentale che strutturale nell’economia del progetto M5S. a riprova, il nuovo statuto del M5S prevede che possa essere sfiduciato in qualunque momento. sì, insomma, pensare a Grillo come deus ex machina del M5S, potrebbe essere ingenuo. Grillo non è il padrone della “machina” pentastellata, il padrone è Casaleggio junior. ma il problema non è neanche questo. il problema è che il padrone della “machina” pentastellata è affiliato ad un servizio rent-a-car internazionale. in tal senso, vale la pena di rileggere Dezzani http://federicodezzani.altervista.org/addio-a-gianroberto-casaleggio-lanima-british-del-movimento-5-stelle/
    l’ultima sezione (donne e belve) è da incorniciare.

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