(An Apple a Day) Pasquale Vitagliano: Non lo dimenticherò. Che Dio ti benedica

Niko Ghika

“Non lo dimenticherò. Che Dio ti benedica”

 

L’ho ascoltata in un vecchio film,
l’hai mai ascoltata questa frase?
Chi altri l’ha più ascoltata?
Chi l’ascolterà più?
Vorrei ascoltarla ancora.

“Non lo dimenticherò. Che Dio ti benedica”

Non è retrò ringraziare.
Non è archeologico
invocare la benedizione del proprio Dio.
Non è disumano.
No, non è disumano
attaccarsi a qualcuno.
Non sono disumano se mi ostino
a non dimenticare il bene nel mio inferno.
Non sono disumano se mi ostino
a chiamare un Dio che non ha ancora parlato.

(da Pasquale Vitagliano, Habeas Corpus, Zona Contemporanea, 2015)

3 Comments on "(An Apple a Day) Pasquale Vitagliano: Non lo dimenticherò. Che Dio ti benedica"

  1. Roberta De Luca | marzo 24, 2018 at 15:55 | Rispondi

    I miei studenti l’hanno letta e commentata, insieme ad altre di Habeas corpus. Pasquale Vitagliano (ci sarà anche Francesco Cagnetta) li incontrerà a scuola in aprile. Ciao

  2. Poesia profondamente umana, che supera la domanda stessa sull’esistenza di Dio e e si sofferma sul bisogno, ineluttabile, di un dio. Non possiamo veramente farne a meno? Forse, semplicemente impossibile staccarcene, dio lo “leggiamo” comunque nelle nostre cose, come questi versi di Bodini ci dicono:

    O mio dio a cui non credo,
    ti leggo come una poesia profonda,
    piena di occulti sensi e di fiumi paterni.

  3. Nina Maroccolo | aprile 17, 2018 at 17:31 | Rispondi

    Se esiste una fede quando l’inferno invade il tuo bene, quand’è la forza e l’ostinazione a sostenere anche minima parte di quel magma doloroso – l’umano e il divino possono incontrarsi. Io l’ho incontrato Dio, nuda, con i tagli e le suture, e non ho chiesto “perché proprio a me?”. C’è poco di dogmatico. Ho meditato sul gesto decisivo che la fede impone: Dio, ho bisogno di te, ma non pretendo nulla… E’ un’altra prospettiva, uno sguardo che innalza la fede: se Dio non interviene non vuol dire che non esista (e non è “archeologico” invocare la sua benedizione), affidarsi all’invisibile che prende forma nelle piccole cose quotidiane, tesi all’ascolto, fortifica quell’atto di fede assoluto.
    Il bisogno di Dio è molto umano, credere profondamente nella sua esistenza – soprattutto quand’Egli non risponde alle nostre richieste – è un piccolo atto rivoluzionario.
    E dire che sono buddhista tibetana… Ditemi, comporta qualcosa di diverso?

    Grazie, Pasquale, perché con questa poesia hai toccato dei temi a me cari. Grazie per la vicinanza e l’affetto…
    Con amore,
    Nina*

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