Intervista Senza Domande a Mariangela Ruggiu (di Flavio Almerighi)

è un problema serio, m’innamoro
di ogni persona che incontro
m’incanto al primo filo dell’alba
e mi ferisco ad ogni parola dura

poi taccio, perché l’amore dissente
dal disamore, e non compete

mi stupisce il senso di tutto questo
lo sguardo incredulo di chi compatisce

ci sono i matti innamorati di tutto
ma sono pochi

Normalmente non inizio una nota di lettura con i versi dell’autore intervistato. Lo faccio in questo caso, perché il frammento di Mariangela Ruggiu è una vera e propria dichiarazione di intento poetico. Il brano è tratto da “Il Viaggio” (Terra D’Ulivi Edizioni, 2016). L’autrice fa una scelta precisa e coerente, percorrere la strada “lunga e stretta” che non ammette scorciatoie, quella che è anche della buona Poesia.

Malgrado l’immagine sacra in copertina non parlerei di poesia religiosa, ma di una poesia impregnata di forte spiritualità e forte umanità, lavoro estremamente difficile, immediatamente inappagante per l’ego di un autore, perché spinto ad allontanarsene. Scelta coraggiosa quella di dialogare con Dio e con l’uomo, riuscendo a non definirli, ma sfocandone volutamente i contorni. Sì che emergano e si confrontino e confondano i quarti di divinità presenti in ogni essere umano e a lui congeniti, e i quarti di umanità che sono parte del divino. Il libro vive tutto su questo rarissimo equilibrio. E si lascia apprezzare, fruire, per l’accessibilità del linguaggio, ma anche per la complessità volutamente svelata dei contenuti. Uno di questi, particolarmente ben delineato, è il senso di appartenenza. Siamo musica dello stesso pentagramma, cibo uno per l’altro. Scrive l’autrice in uno dei momenti più felici dell’intero libro. Questa poesia è un Viaggio senza itinerario che non cerca necessariamente una meta, così come l’intendiamo noi, un Viaggio comunque condivisibile e condiviso con ogni lettore.

Ancora una volta sottolineo la capacità non comune di Mariangela nel donare versi che sappiano realmente “toccare”, “emozionare”, sarò forse considerato dozzinale e retrogrado, ma sono ancora uno di quelli che chiede alla poesia di aprire il petto e toccare il cuore. Viaggio dicevo, senza itinerario e senza meta, in un continuo susseguirsi di approdi e momenti, interiori ed esteriori, in una continuo confrontarsi tra carne e divino, ed è qui, sottolineo ancora, la vera compiutezza condivisa in questo bel libro. Tutto sommato una lettura importante, che dona pace, trasparenza, e spinge a proseguire il Viaggio con nuove gambe e altri occhi.

Flavio Almerighi

 

Intervista senza domande a Mariangela Ruggiu

 

Da “il Viaggio” (Terre d’Ulivi edizioni – 2016)

 

  • da una mano all’altra mani dure (pg. 7)

non abbiamo memoria di tutta la nostra vita, ma abbiamo sensazioni che affiorano chiamate a volte da una voce, o un rumore, o un odore… questa è la percezione di una nascita, il primo contatto, l’impatto col mondo di fuori… nasciamo accolti da mani dure, veniamo dal  galleggiare in un mare caldo, avvolti da una luce tenue,  e subito sperimentiamo la durezza di mani che ci toccano, ci rivoltano, ci strofinano…
sperimentiamo il freddo, il respiro che ci apre il corpo in un urlo che ci fa vivi, il primo dolore…

  • questo rotolare, feriti, incompiuti (pg. 18)

siamo corpi imperfetti, come macchine, soggetti all’usura e alla malattia,  incompiuti per quello che  manca, feriti dal tempo…  c’è un io dentro che si nutre di vita ma resta una fame di perfezione, un guardare attraverso il corpo per varcarne il limite e trovare, ritrovare il principio unificante, la ricomposizione, l’unità che dia il senso di questo essere parte che non conosce il Tutto, ma ne sente, come uno strappo, la mancanza

  • chissà se dorme anche il tuo cuore (pg. 23)

quando il mondo dorme, il silenzio apre le porte del suo regno e le cose, senza le parole che le nominano, smettono di esistere… nel buio si placa il tormento, si dileguano i conflitti, ognuno parla con  sé stesso e ascolta la propria  voce… ma c’è sempre un tu a cui parla la poesia, un tu che ci sta accanto nel momento del sonno e del silenzio, è a quel tu che va il pensiero quando si smette di condividere le parole, e di quel cuore si sente il battito sincrono col proprio cuore

  • e così prima le scrivo poi le nascondo (pg. 25)

la nostra vita non è altro che un procedere nella parola, è la prima cosa che impariamo, dare un nome alle cose… poi ne impariamo così tante, di parole, che ci dimentichimo il silenzio, l’ascolto, la lettura… ecco… la lettura ci insegna ad ascoltare, i libri ci parlano senza infrangere il silenzio e le parole tornano pure, pura essenza, relazione intima con l’Essenza… mi capita a volte di leggere  poesie così belle che penso che dovrei smettere di scrivere, che tutto è stato già scritto da qualcun altro

  • tra un sempre e un mai (pg. 36)

non dico mai per sempre, cado sempre in contraddizione… proprio come ora… non riesco ad immaginare un tempo eterno, sia nella presenza del sempre che nell’assenza del mai, così vivo dell’istante, del momento presente che esiste infinito

  • ventre di mille pesci e di me, ritornare (pg. 38)

pensiamo che la nascita sia un inizio, e vediamo il tempo come luogo in cui noi, nel nostro divenire,  completiamo l’io che siamo… poi sperimentiamo la durezza della vita, il dolore delle separazioni, e nasce il bisogno di ricomporci, di tornare Uno, di ritrovare l’Essere che siamo stati e che abbiamo dimenticato, ma ne abbiamo memoria in quel desiderio di ritornare nel ventre accogliente da cui veniamo.

  • quest’urlo a Dio che non ha eco (pg. 41)

se  lieve  fosse  mai   parola  dopo   stupro  e   morte…  quale  parola  potremmo  mai pronunciare  quando è violato il  grembo della  vita… è  come  se  si avvelenassero le sorgenti, come uccidere la Madre. Quale pianto mai arriverà al Cielo, non c’è un senso che spieghi questo ripudiare  sé stessi,  questo  perdersi  incapaci  di accettare il  pane  buono  di ogni corpo,  il pane buono di sé.

  • restituisco ai maestri i loro libri (pg. 43)

quando viviamo nel buio abbiamo bisogno di maestri che indichino la strada, che mostrino il mistero da aprire, che dimostrino l’amore del conoscere; nasciamo liberi e poi ci calano dentro la gabbia dei precetti e dei peccati, nascere diventa un peccato ingiustificato che chiede sottomissione, espiazione… confondiamo il Sacro con la voce dell’uomo, eppure abbiamo scritto dentro il potere di generare, abbiamo in memoria un sapore di bellezza, un desiderio di Amore, abbiamo ali di libertà… siamo nati per essere felici, non abbiamo colpe da espiare… il dolore è nella carne, nell’essere corpo, nell’essere questa unica condizione che conosce la carezza, l’abbraccio… quando saremo altro avremo altra bellezza. I maestri ci accompagnano sulla soglia del sapere, poi fanno un passo indietro e ci lasciano al maestro che è in noi.

  • dovrei imparare un’altra grammatica (pg. 47)

da bambina parlavo un’altra lingua, era una lingua antica che il mondo ha provato a cancellare, ma è rimasta col suo tesoro di suoni e di visioni, di riti magici, custodita nelle voci che passavano di madre in madre, oltre la logica, oltre la ragione. Ora parlo un italiano corretto, ma è solo un vestito che cela quello che sono, il mondo a cui appartengo, un’altra lingua, un’altra grammatica

  • siamo le impronte che ci hanno calpestato (pg. 51)

il nostro viaggio non è altro che la ricerca del nostro vero io, quando ci rendiamo conto di non riconoscerci più nella persona che l’educazione, la società, la religione hanno fatto di noi, abbiamo bisogno di conoscere chi siamo in valore assoluto, senza il condizionamento del nostro vissuto… un percorso in salita per distinguere la pelle dal vestito, per capire cosa è in noi risposta incoscia all’amore ricevuto o al dolore che ne ha segnato la mancanza, solo dalla conoscenza scaturisce la libertà, e solo quando è libero l’Amore in noi è un grande potere, il più grande

  • perché il calore va sempre dove non ce n’è (pg. 53)

Platone, nel Simposio, fa dire a Socrate: “Sarebbe davvero bello, Agatone, se la sapienza fosse in grado di scorrere dal più pieno al più vuoto di noi, quando ci accostiamo l’uno all’altro …” così come succede ai corpi caldi… comunicare calore a quelli più freddi, ma, la fisica ce lo insegna, in questi passaggi una parte di calore si disperde… dov’è allora la perfezione? Nell’essere noi perfettamente soli e non disperdere la nostra essenza? Eppure siamo perfetti nella nostra imperfezione che ci fa amare la diversità dell’altro, che ne fa contatto, con-fusione di solitudini

  • in questo viaggio per ricomporci (pg. 54)

si discute tanto di Poesia, di come dovrebbe essere, del suo ruolo nella cultura, del suo fare letteratura; a volte mi lascio trascinare in grandi discussioni, a volte prevale la mia sensazione che tanto parlare sia inutile, la mia visione è così lontana dalla posizione di tanti Esperti di poesia, non intendo che la mia sia giusta e l’altra sbagliata, credo solo che guardiamo cose diverse. L’Esperto guarda se un testo corrisponde a certe regole di forma, di contenuti, di comunicazione… io quando scrivo ho solo un foglio bianco e il mio pensiero, e la mia fame di conoscere… le parole si compongono come frammenti di un Tutto, cosi come si compone un nuovo pensiero di conoscenza, così come noi umani, mescolandoci con Amore, ricomponiamo l’Umanità… in questo Viaggio per ricomporci…

*

Mariangela Ruggiu: sono nata e vivo in Sardegna,  ho fatto studi classici, mentre, per gli studi universitari, ho scelto la facoltà di Scienze Agrarie, ma sempre facendo spazio alla poesia, anche se a un certo punto della mia vita ho scelto di smettere di scrivere riprendendo solo casulmente, solo alcuni anni fa, in seguito alla pubblicazione delle mie poesie giovanili nel  libro  Amori soli,  pubblicato nel 2010 con la casa editrice Albatros.

Questa esperienza è stata motivo di una nuova ricerca poetica che mi ha portato a nuove, più mature e consapevoli pubblicazioni: nel 2012 il libro Versi @ versi per Rupe Mutevole, quindi la pubblicazione, nel 2013 nell’antologia Scelte vincenti, della silloge Mi hai lasciato uno scrigno di parole per la Casa Editrice FaraEditore, e nel 2014 per lo stesso editore, nell’antologia Opere scelte è pubblicata la silloge  Amore integro.

Nel 2015, nell’antologia  Sulla carta del tempo è stata pubblicata la silloge Resta anche domani, faremo passare la notte, per Terra d’ulivi edizioni..

Nel 2016 con Terra d’ulivi edizioni  è stato pubblicato il libro Il Viaggio, che ha vinto il secondo premio al concorso  Premio Letterario Internazionale Città di Sassari, mentre nel 2017, nella successiva edizione dello stesso Premio, una mia poesia inedita, “Che ne sarà di questo amore domani”, ha vinto il primo premio per la sezione inediti.

 

3 Comments on "Intervista Senza Domande a Mariangela Ruggiu (di Flavio Almerighi)"

  1. Mariangela Ruggiu | marzo 7, 2018 at 17:01 | Rispondi

    Ringrazio di cuore Flavio Almerighi per questo spazio accogliente, per la sua attenzione alle mie parole e per averle proposte qui. Grazie.

  2. malos mannaja | marzo 12, 2018 at 10:06 | Rispondi

    sentita la presentazione di Flavio Almerighi e non potrebbe essere altrimenti perché in effetti le parole di Mariangela Ruggiu subito mi spingono a chiosare che siamo anche “cibo dello stesso pentagramma” e “musica uno per l’altro” (nessuno mi toglie dalla testa che tra musica, posia e pensiero esista un’armonia eucaristica d’intenti).
    resto però perplesso (forse per una frammentarietà concreta del mio essere neurale nano) circa il “Tutto” maiuscolo e l’annessa “fame di perfezione”. sarà che non mi piace essere ciò che non sono (un assoluto)e trovo assai più stimolante e umano il relativo. ma in fondo è probabile che con diversi giri di parole, stiamo suggerendoci la stessa cosa, se è vero, com’è vero che “siamo perfetti nella nostra imperfezione che ci fa amare la diversità dell’altro, che ne fa contatto, con-fusione di solitudini”. eh, non avrei saputo dirlo meglio.
    un abbraccio.

    • Mariangela Ruggiu | marzo 31, 2018 at 16:46 | Rispondi

      leggo ora e ringrazio per la lettura e il pensiero… credo anch’io che stiamo suggerendoci la stessa cosa, seppure con parole diverse, la mia motivazione del Tutto maiuscolo è che quel tutto contiene tutti i relativi che siamo… grazie ancora

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