Maurizio Manzo: Esterni con Interni (VI e VII)

by m. manzo

by M. Manzo

VI

Ci sono momenti in cui quello che ti accade ti dà la certezza che te lo sei andato a cercare, che sei entrambi le posizioni: causa ed effetto, che non puoi che stabilire la distanza da te stesso, a quanti metri e da che prospettiva vederti, se come ti vedono gli altri o come ti vedrebbe tua madre o tuo padre, se assumere il loro stupore o immaginare la loro vergogna.
Il piazzale dell’università Sa Duchessa sembrava il luogo di un grande evento; un concerto rock, un comizio, una Lectura Dantis o semplicemente il teatro di una grande disgrazia.
La pantera della polizia arrivò a sirena spiegata, ma nessuno riusciva a vederla, si poteva solo sentire e s’iniziò a immaginare, ipotizzare:
“li hanno disarmati!”
“uno ha ingoiato la refurtiva, stanno cercando di sfilarla dall’esofago!”
“di sicuro non sono sardi, sono troppo scuri!”
“ma guarda da cosa ci dobbiamo difendere poveri genitori!”
Andrea fu il primo dei due a essere portato fuori, dai poliziotti, dall’auto dov’erano tenuti in custodia.
“ué merendina, ci avrei giurato ghe c’eri anghe tu!” i poliziotti, se sardi, trasformavano la c e le q in g, per assumere un accento continentale, come a darsi un tono di persone che conoscono il mondo di là dalle nostre coste e soprattutto come il mondo funziona.
Rolando guardava meravigliato le scintille che sfavillavano da quelle congiunzioni; per un attimo gli sembrò di conoscere quei poliziotti e per gentilezza, quando lo afferrarono per portarlo via, si fece leggero. Lì per lì non gli parve strano o un po’ inconsueto, che Andrea potesse essere un volto noto in questura, tanto da conoscerne persino il nomignolo.
Quando riparte, la pantera della polizia con dentro i due ragazzi, parte in silenzio e a passo d’uomo; possiamo osservare uno per uno i visi degli spettatori riflessi dai vetri degli sportelli, hanno tutti la stessa espressione avvolta nel silenzio e non li differenzia alcun cedimento.
Andrea, merendina, continuava a sorridere come se sapesse cosa lo aspettasse, come sarebbe andata a finire. Rolando, invece, continuava a tenersi leggero e distante dallo stato delle cose, mentre la macchina attraversava il cancello e sfilava via veloce, la gente e il rumorio riaffiorarono di colpo con una velocità sfalsata, come olio nell’acqua, in un crescendo antico simile a qualcosa che sembrava scomparso.

VII

La macchina uscì dall’università e girò a sinistra. Quando l’auto si fermò al semaforo, Rolando riconobbe uno zio che attraversava la strada e si abbassò completamente nascondendosi tra i sedili.
“ghe fai, giovanotto! Merendina, guesta nuova leva da dove l’hai sgovata, eh?”
Disse il poliziotto che era a fianco del poliziotto che guidava, poi scattò il verde e la macchina partì veloce girando in Viale San Vincenzo e rasentando sotto le mura del carcere di Buoncammino.
Andrea continuava a ridere e a scherzare con i poliziotti, Rolando continuava a farsi leggero e sottile, non sentiva più la macchina che inizialmente lo aveva sballottato mentre si dirigevano alla questura di via Amat.
Rolando pensò che avrebbe potuto consumarsi in leggerezza e sottigliezza e togliere il disturbo. Lo pensò a lungo che gli sembrò di stordirsi e di non riuscire a distinguere più i colori e le bocche nei visi. Sentì un silenzio prolungato seguito dal chiasso di un tuono e poi di nuovo silenzio e una luce che non aveva mai notato nella sua vita.
“oooh, merendina, non facciamo sgherzi, dov’è finito il tuo amico…vi dovevo mettere le manette, fangulo!!!”
Andrea si voltò di scatto tastando il sedile al suo lato e nominando due volte il nome di Rolando smise di ridere, ma assunse un’espressione di beffarda compiacenza.

Esterni con Interni I e II

Esterni con Interni III

Esterni con Interni IV e V

5 Comments on "Maurizio Manzo: Esterni con Interni (VI e VII)"

  1. A proposito di questi due capitoletti, Maurizio dice che gli “è venuta l’idea su Rolando che arriva a svanire come evaporazione di tutto quello che gli si è creato intorno…e riamane come un finale aperto”
    Ma si chiede anche se continuarlo o no… A sembra un po’ presto per un finale, la storia fa presagire tante altre “scintille che sfavillano da quelle congiunzioni”.

  2. malos mannaja | marzo 12, 2018 at 09:44 | Rispondi

    ottima chiusa svaporellante (che potrebbe però solo concludere il capitolo, sta a te sentire se ci sono ancora cose da narrare senza che s’annacqui il vino buono).
    : )
    nota particolare per alcune immagini davvero intriganti (tipo “con una velocità sfalsata, come olio nell’acqua” che quasi pare un verso a chiudere poesia).
    mi piace l’idea che il cedimento fisico di Rolando sia accompagnato dallo svanire della bocche (“non riuscire a distinguere le bocche nei visi”), quasi che i protagonisti della storia siano soprattutto parole pronunciate costrette a svanire dal prolungarsi di un “silenzio”.

  3. Grazie Abele e Malos, sperando di non annacquare il vino buono Rolando potrebbe riapparire a sé stesso…
    un caro saluto e un abbraccio!

  4. A me il racconto è piaciuto e, leggendo gli ultimi due capitoli, ho avuto la sensazione che non fosse questa la fine ma che ci fosse ancora tanto altro da dire; o forse è solo il piacere di leggerti che mi dà questa sensazione. Le bellissime e originali immagini che metti tra le righe del tuo racconto mi fanno ricordare che sei un poeta, e dei più bravi per me.
    Grazie per il bel racconto.

    • Grazie a te, Marina, per l’attenzione e le belle parole, il racconto non finirà così…per il resto, la poesia, quella per la delusione del caro Malos, è sempre dominante.
      Un abbraccio, Marina.
      mm

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