Maurizio Manzo: Esterni con Interni (IV e V)

disposizioni_ by m manzo

IV
Rolando aveva già allenato, nonostante l’età, la sua mente all’imprevedibilità dello stato dell’umore, ne conosceva oltre alla rapidità l’aggressiva viscosità di quello che lui chiamava: tuorlo.
Mentre risalivano, lui e Andrea, viale Is Mirrionis per andare a consegnarsi assieme alla refurtiva e sollevare zio Tonino da ogni responsabilità, il respiro da affannoso per la corsa precedente si era fatto ansioso con qualche sincope.
Davanti al cancello della facoltà c’erano, che ancora sbraitavano, i muratori e alcuni docenti che avevano inseguito Rolando e Andrea e se li erano visti sfumare come gran parte delle nuvole che aveva abbandonato il cielo rendendo questo piegamento più luminoso e visibile agli occhi di tutti.
Capita sempre così che un fascio di luce illumini una nostra cattiva azione nel momento migliore della nostra redenzione, e quello che resta è l’alto grado di vergogna che ci porteremo dietro come un alone luminescente per il resto della vita.
I docenti, alla vista dei ragazzini che si avvicinavano con la busta piena dei loro oggetti, iniziarono ad inveire come se davanti avevano due persone che non sarebbero mai potute essere loro figli, come se quei ragazzi non potevano essere i figli di nessuno, come se non dipendessero da nessuna responsabilità.
Gli operai si mostrarono più comprensivi, mentre cercavano di calmare i docenti, portarono i due ragazzini tenendoli per il bavero dentro una macchina, intanto il piazzale dell’università iniziava a riempirsi di studenti, curiosi e altro personale docente.
Rolando guardava il cielo, era sempre più azzurro e pulito, però gli sembrava che avesse ripreso a piovere, sentiva il tetto dell’auto dov’erano tenuti sotto stretta sorveglianza, come se stesse per piegarsi per la forza della pioggia, il rumore era come quello della pioggia, si diceva, a volte sembrava di uccelli, ma poi nuovamente di pioggia; invece era il brusio, il fruscio arrabbiato delle gole che parevano pugni e graffi, il crollare dell’innocenza.
Era quella, la mattina esatta, in cui Rolando capì che l’innocenza propria degli adolescenti e lo stupore che genera negli adulti, appartiene agli stessi adulti e al loro modo di meravigliarsi o indignarsi, a uno schema mentale precostituito, per cui il cielo si era schiarito e tutto il resto era evidente alla luce del giorno.

V
Di un giorno ci sono minuti che non scorrono. Rolando si chiedeva chi mai poteva tenerli stretti, quasi compressi, da schizzare secondi slabbrati come ore che sembravano non compiersi.
Non è facile da percepire, però Rolando sentiva lo sguardo delle persone che gironzolavano attorno all’auto dov’erano rinchiusi, ronzare, sì, più che un’espressione, emettevano un ronzio insistente e differente per età e colore degli occhi.
Andrea, invece, sembrava sereno, dava l’impressione di chi sapeva già cosa gli sarebbe successo di lì a poco; per lui il tempo non lasciava mai indietro sé stesso, era certo che ogni istante dispone le cose al loro posto, prima di sfumare.
“non ti sembrano dentro un acquario, tutti questi che ci girano intorno?” chiese Andrea a Rolando.
“sì, lo stesso silenzio, però è come se ci fosse uno specchio che vorresti si appannasse.”
Rispose Rolando, mentre la sirena di un’auto della polizia, spezzò ogni sensazione, ogni stato, ogni apnea.

Esterni con Interni I e II

Esterni con Interni III

2 Comments on "Maurizio Manzo: Esterni con Interni (IV e V)"

  1. continua il dramma quotidiano di Rolando e compagnia. significativo lo scarto tra docenti e operai. ci ho ri-flettuto sopra e penso che possa essere ascritto principalmente a due fattori: il “docente” sa di sapere e dall’alto della sua cultura si sente in diritto di giudicare; l’operaio ha i calli sulle mani e dall’alto della sua esperienza comprende la vita ai margini della società (l’ha vissuta, la vive e la vivrà sulla propria pelle).
    davvero bella la chiusa del IV capitoletto, dove il gioco di ombre cinesi transgenerazionale sfuma metten-do in luce (l’amara) evidenza: l’innocenza e la colpa sono mere sovrastrutture mentali, astrazioni precon-cette ad uso e consumo del potere (o di chi ha forza di esercitarlo).
    da ultimo una nota “tecnica”: nella frase che inizia con “i docenti”, gli imperfetti dopo i primi due come mi hanno inceppato la lettura (opterei, come nel terzo come, per il congiuntivo).

Leave a comment

Your email address will not be published.


*