Abele Longo: Il vapore dei tombini di New York (a Danilo Dolci)

by Giovanni Izzo

Il vapore dei tombini di New York
(a Danilo Dolci)

Chi scruta il cielo per sanare il mondo
sa che ogni immagine contiene l’altro
si sveglia con una lupara all’alba
puntata nel silenzio del sentiero

si chiede come si può vivere
di vermi nelle viscere mangiare
quando a due passi dalla cattedrale
un bambino muore per fame

il pianto sprofonda la notte all’Ucciardone
banditi di pochi limoni
contadini pagati due chili di pane
lo sciopero come opera d’arte e invenzione

 

a guardare dall’alto quando è sera
ogni immagine è al suo posto
continuano le tratte degli schiavi
s’invocano razionalizzazioni

vanno a ruba gli scarti dei supermercati
smaltiti oramai i raccoglitori
di erbe selvatiche e lumache

impariamo a cercare il bisogno
dentro quando cadono le foglie
e cambia l’orizzonte

ad aprire gli occhi sull’ovvio come
il vapore dei tombini di New York
avvolge in un confortevole tepore
un qualsiasi natale

prima che una nuvola si addensi
o la fine arrivi dal mare

(Abele Longo)

***
Stroncato da un infarto, all’alba del 30 dicembre 1997, ci lasciava Danilo Dolci, uno dei più importanti intellettuali dell’età contemporanea. Uomo instancabile, fu allo stesso tempo sociologo, educatore, ambientalista, attivista, politico – con il merito di non essersi mai schierato per nessun partito – oltre che grande poeta. Un intellettuale “organico”, secondo la definizione di Gramsci, ovvero senza la separazione, implicita nel capitalismo, tra l’homo faber e l’homo sapiens; oppure, con le parole di Norberto Bobbio, che non trovava la definizione di “organico” soddisfacente per Dolci, uno che ha preso “la via del non accettar la distinzione tra il predicare e l’agire, ma di far risaltare la buona predica dalla buona azione, e del non lasciare agli altri la cura di provvedere, ma di cominciare a pagar di persona.” Dolci, con studi quasi completati in architettura, andò a vivere nel 1952 in Sicilia, cercando con l’aiuto e il supporto di molti, venuti anche dall’estero, di combattere una situazione drammatica di miseria e sopraffazione, di degrado ambientale e culturale, insegnando che il cambiamento è possibile e può venire dal basso, dalla capacità di organizzarsi e cercare insieme delle soluzioni. Il suo insegnamento viene portato avanti dal Centro per lo Sviluppo Creativo Danilo Dolci. Di Danilo Dolci abbiamo cominciato ad occuparci dal settembre di quest’anno (Danilo Dolci su Neobar) e stiamo lavorando su alcuni progetti di cui vi metteremo presto al corrente.

***

Un grande grazie al maestro Giovanni Izzo per l’immagine di copertina

2 Comments on "Abele Longo: Il vapore dei tombini di New York (a Danilo Dolci)"

  1. Un intenso e necessario augurio, questo di Abele, nel riportare l’esempio del grandissimo Danilo Dolci, in questo tempo di deriva. Sì, il cambiamento è possibile, se vi è volontà di stare e fare insieme.
    Resto in attesa di conoscere i progetti dolciniani. Un fascio di auguri cari a voi tutti di Neobar.

  2. versi davvero molto intensi. mi strugge l’ “impariamo” sospeso ad auspicare al centro della seconda strofa, in precario equilibrio sul “prima che” sorretto dalla nuvola finale (da bravo pessimista comico so bene che il peggio soffre di anorgasmia cronica, ovvero deve ancora venire). significativo lo scarto tra la vertigine di “cielo” in incipit (la spiritualità di Dolci), la “cattedrale” che galleggia metà strada (la chiesa, ben incarnata dal cardinal Ruffini e da Papi chiamati a recitare il ruolo di utili idioti del globalismo liberista) e lo “sprofondare” in basso “nelle viscere” della società (per sporcarsi le mani di vita e trasformare il sopravvivere in un una “invenzione” come solo Danilo Dolci e pochi altri hanno saputo fare). uno scrutare lucido eppure oscuro,una poesia obliqua, in qualche modo philipdickiana (non so se hai presente il romanzo, da cui Richard Linklater ha tratto l’omonimo – splendido – film d’animazione “un oscuro scrutare”. ed ecco allora che gli *effetti speciali*, lo scenografico fumo che esce dai tombini di New York regalando quel tocco magico alle cose con l’unico scopo di rendere più accettabile agli schiavi di accettare la loro condizione, somiglia in modo inquietante alla “Sostanza M” o “Sostanza Morte”, la micidiale droga del romanzo di Philip Dick. e il “viaggio” psichedelico corre lungo le corsie parallele del “supermercato” globale senza trovare un punto d’incontro con “l’altro”, ma solo con le merci e gli scaffali dove, in occasione della grande ricorrenza consumista, fa capolino il *vuoto*. e mentre da un lato si officia la messa in onda del superfluo, dall’altro sempre più poveri (Oxfam docet) rovistano tra “gli scarti dei supermercati” dalla Grecia agli USA, dall’Africa all’India. brrr… altro che “tepore”, stiamo morendo *surgelati*…

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