musicazzotto nellorecchio monografie: Husker Du

Young man suffering for depression

Sono un inguaribile romantico: ero convinto che un giorno gli Husker Du, una tra le mie band preferite d’ogni epoca, sarebbero tornati insieme per registrare un ultimo album. Ovviamente, l’album sarebbe stato l’ennesimo capolavoro e avrebbe regalato ai nostri anti-eroi la giusta notorietà anche al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori. Il momento poteva essere quello giusto, se è vero, com’è vero, che il mese scorso, dopo trent’anni di silenzio, è uscito un nuovo ottimo album dei Dream Syndicates, band coeva degli Huskers.
Invece no.
Grant Hart, batteria, voce nonché anima musicale degli Husker Du insieme a Bob Mould, è morto il 13 Settembre 2017 dopo una lunga malattia, all’età di 56 anni.

Alcuni anni fa, un intervistatore gli aveva chiesto come si sentisse ad essere un rocker di mezza età. Grant, da tempo malato di tumore aveva risposto con un mezzo sorriso: “Di mezza età lo sono stato molto tempo fa, ahimè non diventerò centenario!”.

Che dire… sono triste. E non ho voglia di riciclare spezzoni di vecchi articoli scritti anni addietro sul leggendario trio di Minneapolis (USA) per confezionare un coccodrillo come un altro. Che le mie parole restino strozzate in gola, per lasciare spazio alla musica.

A ruota, le versioni integrali dei due doppi LP che impreziosiscono l’incredibile discografia degli Husker Du, uno dei gruppi più originali e influenti della musica rock. Non bastasse l’eccezionale caratura di quanto qui riproposto, tra l’uscita di “Zen Arcade” (1984) e “Warehouse: Songs and Stories” (1987), gli Husker Du pubblicarono altri 3 album (“New Day Rising”, “Flip Your Wig” e “Candy Apple Grey”), tutti e tre sopra l’8/10 pieno.

“Zen Arcade” (1984) voto 10/10
Segnalo il simpatico commento di tal Sam Cottrell in calce al video: “WOW! This is fucking genius, I didn’t really get it until the 3rd listen, but FUCK!!!”

“Warehouse: Songs And Stories” (1987) voto 9/10
Segnalo il brano di chiusura “You Can Live At Home”, firmato da Grant Hart: non a caso un mini-dramma sulla separazione che suona come un addio infinito, accompagnato da un accavallarsi ipnotico di voci e strumenti

Nel 1988 gli Husker Du si sciolgono, ufficialmente a causa dei problemi di droga di Hart, ma in realtà per evidenti conflittualità tra Mould e Hart, le due menti creative del gruppo.
Negli anni successivi Grant Hart dà alle stampe sei dischi solisti (coadiuvato, in due di essi, dai Nova Mob).
Anche se nessuno degli album post-Huskers di Grant Hart può essere additato come capolavoro, in ognuno di essi è possibile trovare qualche autentica perla compositiva, come i due brani seguenti.

2541 (1989)



Morning star (2013)

Ho poco altro da aggiungere. Nel lontanissimo 1990 o giù di lì incontrai Grant Hart in un piccolo locale della bassa vicino a Forlì dove suonava con i Nova Mob (gli Huskers non li vidi mai dal vivo perché l’amico che aveva la macchina con cui dovevamo andare al concerto di Novellara nel 1986 mi diede buca la sera stessa… ancora piango, ma non divaghiamo). Qualche settimana fa, dopo la notizia, ho guardato come un idiota la mano destra con cui avevo stretto quella di Grant e l’ho sentita vuota. Che scemo, eh? Poi cercando in rete ho trovato quella foto recente (ma in bianco e nero) di Grant e Bob, dove il suo volto è letteralmente scavato e consumato dal tumore, il classico uomo morto che cammina… e Google immagini te la spiaccica accanto a quelle dove sorride vivo e pieno di colore.
E’ strano quando un senso di vuoto virtuale diventa così fisico e di colpo ti senti anche tu un po’ meno vivo.

4 Comments on "musicazzotto nellorecchio monografie: Husker Du"

  1. Condivido il tuo parere, la mia preferita https://youtu.be/E8ucxTFMuNU.

    • ottima scelta: “Don’t Want To Know If You Are Lonely” è effettivamente uno dei brani migliori scritti da Grant Hart insieme agli Huskers. un abbraccio, chiunque tu sia, cara PattiS.

  2. Caro malos, una bella rivelazione gli Husker Du di Zen Arcade, che sì hanno bisogno di più ascolti: brani “sparati” uno dopo l’altro in un continuum che non dà scampo. E con l’aiuto dei testi di fronte, alla fine ho individuato per me le migliori: “Never Talking To You Again”, “The Biggest Lie”, “Standing By The Sea”, “Pink Turns To Blue”, “Newest Industry”, “Whatever”. Delle piccole gemme legate da brani/stacchi strumentali di grande freschezza.

    • sei stato “coraggioso”!!!! Zen Arcade è un album dall’impatto sonoro complessivamente rumoroso, dove la chitarra elettrica spesso e volentieri “infrange il muro del suono”…
      : )))
      ciò non toglie che sotto e tra gli squarci del “velo di Maya”, chi ha pazienza scopra un caleidoscopio di chiaroscuri, sconfinamenti e contaminazioni che ancora oggi, più di trent’anni dopo, suonano originali, vivi nonché irripetibili.
      all’epoca non fu capito e anch’io ci arrivai risalendo “a ritroso”, nel 1987, dopo aver apprezzato le produzioni successive delgli Huskers, decisamente più accessibili a un primo ascolto (“Candy Apple Grey” e “Warehouse: songs and stories” sono meno rumorosi ma altrettanto ricchi).
      un bacione e un abbraccio.
      ps: senza impegno (se hai tempo e voglia) sono curioso di sapere come leggi con la tua sensibilità lo strano racconto su prosenze di novembre che ha evocato nei commenti riflessioni contrastanti (e quindi molto stimolanti).

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