Maurizio Manzo: Esterni con Interni (III)

opaca- by maurizio manzo

III

Da un lato le nuvole scure spostavano il cielo, lo sdraiavano sopra i palazzi. Andrea accelerò il passo strattonando Rolando e varcarono il cancello della facoltà di lettere Sa Duchessa.

La luce aveva assunto potere sulla scena, opaca ma forte, schizzava sui tetti delle automobili. Andrea aveva iniziato da subito ad amalgamarsi agli sportelli, si appiattiva appoggiandosi di schiena e copriva la mano che infilava lo spadino nella serratura, un gioco di polso e cloc il pomello saliva su e la macchina era di suo dominio.

Rolando non riusciva ad aprire decentemente gli occhi, si sentiva in balia della luce e dei riflessi, anche lo spadino di Andrea gli faceva chiudere gli occhi, mentre lui lo tirava per la maglia infilandolo nella macchina che aveva lo sportello leggermente aperto.

“Guarda nel cruscotto, nelle tasche interne, prendi tutto, pure quell’accendino”

Rolando aveva le mani sul volante e voltandosi di lato, riuscì a intravedere la sagoma del viso di Andrea, la sua testa copriva la luce e appariva scura, sembrava euforico e attento nello scrutare ogni punto dell’auto, dai sedili posteriori alle tasche, ai portaoggetti.

Ripulito l’abitacolo dell’auto di ogni cosa che poteva essere prelevata e riposta dentro una busta di plastica che Andrea aveva tolto dalla tasca, i due continuarono a scendere nel parcheggio della facoltà e guardavano verso l’alto per vedere se zio Tonino era ancora lì, parcheggiato in loro attesa.

Zio Tonino s’intravedeva tra la ringhiera nella strada di sopra,  passeggiare senza un moto preciso; aspettare il bottino rende nervosi, è l’avidità che rende nervosi, modifica il flusso sanguigno, vedere una banconota sollecita la pressione, un meccanismo che disinnesca il lato umano.

Rolando, invece, procedeva spedito verso la sua inizializzazione, già alla terza macchina mostrava un atto spavaldo nel muoversi all’interno della stessa, mimava la guida, inseriva le marce e andava spedito nella razzia.

Così, capita nella vita, che non si è soli nel nostro passaggio, e anche se ci pare una conquista il nostro approdo, bisogna mettere sempre in conto il resto dell’umanità. Da giorni diversi operai stavano effettuando dei lavori di ristrutturazione e manutenzione della facoltà e Andrea, ma forse più l’enfasi di Rolando nel sollevare oggetti appena trafugati, furono notati da uno di questi operai che stava sopra il tetto.

Lì per lì, sotto quella strana luce disturbante, a Rolando quelle urla parvero dei versi di altrettanto strani uccelli, una specie invisibile e solo udibile, mentre Andrea, che aveva ben altro orecchio, si rese conto senza bisogno del labiale, che gli operai stavano gridando:

“A LADRO!!! FERMATELI!!”

C’era un lampo negli occhi di Andrea carico di consapevolezza che tranquillizzava Rolando.

Andrea prese le buste gonfie di oggetti e incalzò Rolando:

“Andiamo, corri più che puoi!” Rolando si girò e in lontananza vide prima delle braccia agitarsi nell’aria poi sentì un brusio diventare sempre più forte e farsi sempre più vicino.

Corsero all’indietro risalendo per la salita fino al cancello e dopo un tratto di Viale Is Mirrionis verso Viale San Vincenzo dove c’era Zio Tonino con la macchina in moto pronto a sgommare.

“Parti Zio!” Disse Andrea “Ci hanno cassato e ci stanno inseguendo.”

Zio Tonino fermò di colpo la macchina che era partita a razzo verso Viale Is Mirrionis, in sostanza verso gli inseguitori che erano appena usciti dal cancello e si videro la macchina passargli davanti, a metà della discesa:

“No, cazzo…ma siete pazzi a salire nella mia macchina, andate e dite che non mi conoscete…cazzo avranno preso il numero di targa, io ci ho figli, la macchina da pagare, tanto siete piccoli e non vi fanno un cazzo…giù, scendete, sciò…”

Rolando guardava Andrea e lo meravigliava la sua mortificazione per aver fatto incazzare così tanto lo zio, gli venne in mente che mentre scappava non aveva sentito o avuto alcuno impedimento, come invece gli capitava nei sogni di vedersi inseguito in vicoli stretti e impedito dal vento nella fuga, ora zio Tonino era diventato il vento ed era fortissimo.

 

Esterni con Interni I e II

2 Comments on "Maurizio Manzo: Esterni con Interni (III)"

  1. Terza parte del romanzo di Maurizio…

  2. bello il gioco di luce e riflessi ad innescare una sorta di risonanza visiva con lo straniamento ansioso di Rolando. ottimo anche il graduale sfumare della narrazione “sovraesposta” in parallelo alla graduale messa a fuoco del contesto emotivo del protagonista.
    (mi piace di più “iniziazione” vs “inizializzazione”, ma vedi tu.)

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