Abele Longo: Vocalizzi

Vocalizzi

Ma tale lietezza, che ti fa cantare in voce
è un ritorno dalla morte: e chi può mai ridere
Pasolini

La verità è qualcosa
che sentiamo dentro,
quando viene fuori
già non c’è più.

Comunque sia
chi è in amore
non legge i giornali
e ha sempre pronta
una spiegazione.

Il Poeta come
un gatto in calore
fuori tutta la notte,
la Cantante che
rimanda il disappunto
all’indomani, mentre

presiede ai soliti
vocalizzi, che irti
e limpidi si levano
sotto il sole africano.

(Da Reversibilità, 2012)

L’amore tra Pasolini e la Callas: su Rai 5 il docufilm firmato da Naitza e Karel

1 Comment on "Abele Longo: Vocalizzi"

  1. non me la ricordavo (sarà più l’Alzheimer o il fatto che il 2012 comincia ad essere un bel po’ d’anni fa? mmmm…). rileggendola, mi hanno colpito (chissà se come allora) i punti di contatto e di distanza tra il poeta e la cantante. intendo, entrambi cantano (musica/poesia lirica), entrambi hanno a che fare col non detto (il poeta cerca di tirar fuori un’intraducibile verità interiore, la cantante recita rimandando “il disappunto all’indomani”), ma il primo è un animale notturno (“un gatto in calore / fuori tutta la notte”) mentre la seconda canta alla luce del giorno (leva irti vocalizzi “sotto il sole africano”).
    notte. sole. interno notte, persone sole. così d’istinto, il tutto mi comunica un senso di smarrimento, tipo il linguaggio che brancola nel buio e muore nel tentativo di saltare il burrone tra la realtà soggettiva e oggettiva, tra vuoto e pieno, tra bianco e nero, tra maschile e femminile. quindi, per estensione, immagino il Poeta impegnato in un coitus interruptus (il “fuori” che lo lega al gatto in calore, richiama il “viene fuori” della prima strofa) con la Cantante (che durante l’amplesso lancia irti e limpidi vocalizzi di piacere). ed ecco il trionfo dell’impossibilità, ovvero il mancato concepimento di una verità (o anche di un amore) che trascenda il corpo, ovvero il godimento fine a se stesso.
    : )

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