Roberta De Luca: incontro con Milo De Angelis

Incontro con Milo De Angelis

Professore, forse un giorno riuscirò a parlarvi della
mia giovane sposa e del mio delitto… forse ci riuscirò…
forse a fine anno… nell’ultima pagina di un tema.
(alunno della terza di Opera, compito in classe)


E finalmente è arrivato da noi. Ha riempito il nostro spazio quotidiano, trasformandolo; ci ha tenuti avvinti per più di due ore a sé e alla sua poesia; ha parlato ai ragazzi delle amazzoni e degli ostativi del carcere, del cortile e dell’adolescenza, della creazione poetica e della pazzia dei poeti. Tante le suggestioni che ci ha lasciato, e mi piace pensare che anche noi ne abbiamo lasciate a lui. Della sua ultima opera Incontri e agguati, abbiamo letto in particolare la terza parte, sotto il suo sguardo sempre attento e complice.
Alta sorveglianza è una sezione dolorosa, profonda, sconosciuta, i cui i versi danno forma, poco a poco, all’obliqua successione dei corridoi del carcere di Opera. Lì si vive e si racconta una storia d’amore e di morte, di furia e sofferenza, una storia che racchiude l’universo e lo distrugge: un giovane uomo ha ucciso la sua giovane sposa. Questo è il punto di arrivo e di partenza di una vicenda umana dolorosissima, che può essere nominata solo dalla poesia, che solo versi struggenti e lucidi oseranno attraversare. Su tutte le immagini offerte al lettore, una rimarrà per sempre scolpita nell’animo: lei, l’ultimata, la viola naufraga, il corpo e la tenaglia; lei, il diadema del sangue, il codice lunare, il fervore della Via Lattea. È un’angeletta stilnovistica, appare nella grazia e nella luce selvaggia della sua pelle scoperta, in un’epifania quasi cavalcantiana, come nella lirica Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira/che fa tremar di chiaritate l’âre. Ma le immagini di luce e di devozione, gli echi della poesia d’amore di tutti i tempi – le melograne rimandano alla campagna siciliana e allo splendido Cantico dei cantici – si rovesciano. L’atto diventa furia oscura e assassina, l’ineffabilità che colpisce l’amante si trasforma in un silenzio velenoso, il senhal della tradizione non protegge più il nome dell’amata, ma si identifica nel luogo di prigionia e ossessione. Opera. Secoli e secoli di poesia annientati da una cieca, incontrollabile violenza. Durante le notti sterminate, sospese in un tempo senza tempo, lungo i corridoi del carcere, la splendida uccisa, la folgorata che era stata folgorante ritorna, dea o spettro; e lui che ha ucciso la cosa più amata ha una sola via d’uscita, un unico antidoto al veleno del silenzio e del dolore. Parlare di lei, forse, nell’ultima pagina di un tema o nella Poesia del suo professore.

Questo è un pomeriggio che non si dimentica.

I

In carcere bisogna parlare
lo sanno anche i taciturni come te
il veleno si fa strada in ogni silenzio
la notte ti interroga ti interroga
e tu alla fine hai risposto
parlavi di lei corpo sposa tenaglia
lei come una grazia folgorata
nessuno nel vederla resta vivo
parlavi di lei oscura furia delle melograne
luce selvaggia al cadere di una veste
assoluto mescolato all’ora d’aria.

II

Quando hai cominciato l’opera
eri chiuso nel quadrilatero della tua voce
e ripetevi che le crepe sul muro, la luce
obliqua dei finestrini, i corridoi sbilenchi
tutto era pensiero
e questo pensiero era più forte di te,
si faceva materia, ti ingoiava.

10 Comments on "Roberta De Luca: incontro con Milo De Angelis"

  1. Roberta De Luca | aprile 22, 2017 at 10:09 | Rispondi

    Ringrazio con tutto il cuore la collega Sandra Di Vito e l’Associazione culturale “Libero de Libero” di Fondi(Lt)nella figura di Simone Di Biasio per aver organizzato questo momento di alta poesia.

  2. E la poesia segue il suo flusso. Entra nei luoghi chiusi e apre finestre. Si compone di dolore, lo dispone alla comprensione. Arriva dal nostro Altro a noi stessi, se proviamo a cambiare
    per un attimo luogo e prospettiva (la finestra attraverso la quale osserviamo il mondo). Arriva nelle scuole (luoghi spesso chiusi), apre altre finestre…
    la luce del Poeta, l’Insegnante, l’Alunno della Terza…
    Grazie Roberta.

  3. Roberta De Luca | aprile 22, 2017 at 10:33 | Rispondi

    Grazie a te Abele. Il tuo commento mi ha emozionato perchė coglie tutto il senso di quel flusso..

  4. Grazie, Abele. Grazie, Roberta, per questa dilatazione. L’opera altissima di Milo De Angelis , che non si esprime solo in poesia, ma anche in questa profonda vicinanza con l'”espiante”, merita di essere diffusa come modello di un’umanità sempre più rara.

  5. Roberta De Luca | aprile 23, 2017 at 17:49 | Rispondi

    È vero Annamaria. Un’esperienza umana e poetica di grandissimo valore. Grazie un abbraccio

  6. Agganciandomi nel significato al commento di Abele, ho ricordato una mia riga:
    “come sembra stretto il mondo senza una parola per entrare”. In questa pagina c’è la prova di quanto la parola, infine, rimanga zattera, scialuppa, salvataggio estremo da quel silenzio senza via d’uscita (o viceversa…)

    Grazie, Roberta

  7. Roberta De Luca | aprile 26, 2017 at 12:14 | Rispondi

    A te Doris e a Milo ❤

  8. il carcere, in senso tanto letterale quanto allegorico, è sempre terreno fertile per la poesia, in quanto spesso e volentieri il nostro pensiero stesso identifica un “luogo di prigionia e ossessione”, a meno che non trovi il modo di comunicarsi mediante la parola. e così sarà finché non svilupperemo capacità telepatiche…
    : )
    non a caso, all’inizio della seconda strofa, l’autore scrive “Quando hai cominciato l’opera / eri chiuso nel quadrilatero della tua voce”, rimarcando il doppio senso di Opera (carcere) e opera (letteraria). solamente quando il pensiero riesce a farsi parola e a mettersi per iscritto (ovvero quando diventa condivisibile ) la natura umana prende il sopravvento, il peso dell’esistenza viene ripartito e, per l’appunto (scritto), noi possiamo ripartire.
    : )
    nota particolare, dunque, per quell’intenso “ha parlato ai ragazzi”: eh, quanto bisogno hanno i ragazzi di sentirci (e sentirsi) leggere e quanto invece si è ridotto lo spazio dedicato alla parola nella civiltà dell’immagine. grande Milo De Angelis e grande Prof!

  9. Roberta De Luca | aprile 27, 2017 at 17:06 | Rispondi

    È vero Malos, lo spazio fisico coincide con quello mentale (in altre poesie della stessa sezione è pollaio, stalla o purgatorio di anime vaganti e ogni luogo corrisponde ad uno stato psichico). A scuola è stato un momento unico: alcuni ragazzi hanno messo in scena anche un suo testo teatrale con un’intensità che ha stupito lo stesso poeta. Sì hanno bisogno di ascoltare e di dialogare e sanno farlo bene, a volte meglio di noi. Ciao un bacio

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