Maurizio Manzo: Da qui non si esce vivi manco morti (Neobar eBooks)

Pali e fili 1989 - by M. Manzo

“Tutti i tentativi di separarci, di staccarci da noi stessi, vengono annullati in continuazione da questa ripetizione, da questo labirinto corporeo che non smette di svanire e ricomporsi.”
Maurizio Manzo

Maurizio Manzo_Da qui non si esce vivi manco morti

9 Comments on "Maurizio Manzo: Da qui non si esce vivi manco morti (Neobar eBooks)"

  1. “poi si dimostra asciutta ogni cosa che guardi / come se spegni un mondo a cui non lasci pegni.” Una raccolta, questa di Maurizio, particolarmente diretta, “instantanea” nella sua amarezza e disincanto. Come schegge in successioni, le osservazioni in cui l’ Io che si ritrova, come all’improvviso. di fronte allo specchio a fare i conti con il tempo.

  2. Che dire se da qui non si esce vivi manco morti? Ho letto gli scritti di Maurizio Manzo e VINCOLI è quello che più mi è piaciuto. Riconosco l’essere distratto come chi non ha mai trovato una tana. Manderò a mente queste frasi per ripeterle in giro, in una conversazione. Grazie Maurizio.

  3. Grazie Abele, e grazie a te, Vincenzo.

  4. Poesie che afferri, ma ti sbatacchiano perché hanno forza. Dimostrazione della reattività della poesia italiana. Bravo Maurizio Manzo!

  5. Grazie, Flavio.
    Un saluto!

  6. malos mannaja | marzo 26, 2017 at 09:20 | Rispondi

    intanto un plauso per la grafica del titolo, con la barra blu che “trafigge” l’immagine evocativa d’un claustrofobico passato seppiato, pigmento estratto dalla sacca di *inchiostro* dell’omonima creatura marina. e infatti siamo così fatti e scritti di parole che – parafrasando Maurizio Manzo – rincorriamo sempre le stesse storie fino alla certezza, alla rivelazione, che proprio *le storie* sono il nostro stato mentale più intimo, una sorta di eterno ritorno narrativo della coscienza, più ancora che la realtà sensoriale in sé e per sé.
    ma bando alle chiose filosofiche, veniamo alla sostanza.
    : )
    tirando le somme (fin dalla prima lirica) ti sento molto lucido, direi financo *aforismatico*, asciutto nel dipanare vino al vino e questo è pane (per i miei denti). niente fronzoli elegiaci, nessuno sconto sul prezzo da pagare alla vita, nessuna via di scampo poiché se la lancetta gira in tondo (mi piace ragionare in analogico) è tecnicamente impossibile, nel contempo, andare da qualche altra parte (“non puoi chiamarti fuori”). poi, come sadicamente suggerisci, è vero “si lascia dietro / sempre qualcosa” ma si torna comunque a battere (le strade) dove il dente duole finendo per cadere in uno “spazio (tempo) a spirali lente inceppate”.
    “spegnere i fari / su tutte quelle comparse”, “stordire / radici racchiate” o anche “resettare i ricordi” sarebbe l’unico atto possibile “per annullare sprechi” di tempo, ma – questione nodale molto borghesiana – “come puoi smettere di ridere / in una foto?”
    ebbenesì, dobbiamo smarrirci nel nostro labirinto (fisico e mentale), decomporre e ricomporre le nostre storie, ovvero raccontarci all’infinito presente: “quando ascolti le favole / (…) / qualsiasi ribellione / si smagnetizza”.
    da incorniciare la chiusa, un amaro sorriso d’esistenzialista a fior di labbra. siliconate.
    non ci resta che riderci sopra o tentare il suicidio iniettandoci vagonate e vagonate di tossina botulinica purificata tipo A.
    : )

  7. Giancarlo locarno | marzo 26, 2017 at 21:02 | Rispondi

    Mi sembra la poesia di un’attesa, dagli atrii muscosi, dai fori cadenti, si contemplano i resti di una civiltà, che è in corrispondenza biunivoca con la propria vita, con un certo disincanto. Quello che si aspettà è l’irrompere della storia,e sarà come una valanga. Belle poesie, devo dire che mi ha richiamato l’ultimo Luca Canali di Anticlimax.

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