Giuseppina Di Leo inediti

 

Che la poesia sia la sintesi travestita di arte e pensiero è un punto di vista. Che sia necessaria una buona dose di talento e capacità per fare poesia è un dato di fatto, fin troppo abusato, mai pienamente preso sul serio. Giuseppina di Leo ci propone testi nuovi che, a parer mio, stanno benissimo in entrambi i canoni. (dedicato a Derek)

 

Arriva dalla strada un suono di fisarmonica nel vento. Mi affaccio.
Il suonatore è un giovane con bimbo al seguito.
Un po’ più in là, un signore ben vestito usa il telefonino
allungando il collo nella discussione; un altro
sta richiudendo il bidone della spazzatura.
Giornata grigia di pioggia. Inizia a cadere qualche goccia.
Il vento vortica tra le imposte: tutto agita, la casa è una foresta.

 

Derek Walcott sporge il viso sulla pagina sollevata, fissandomi con il suo sguardo azzurro.
Mi sorride.
Ed ecco i suoi versi, scritti per me oggi:
«La giornata grigia. L’umore colore dell’ardesia. Troppo / nuvoloso».

 

Una ragazza dai capelli biondi stende i panni al balcone di fronte.
È giovane e bella, probabilmente dei Paesi dell’est.
Ha un corpo agile e scattante come quello di un cerbiatto.
La vedo al mattino mentre sbriga faccende per conto dei due anziani
che vivono in quella casa. Ma è già da un po’ che non vedo la signora.
Ieri invece notavo il vecchio: sedeva al sole con lo sguardo nel vuoto.
Che gli sia morta la moglie? Sospiro. Sinceramente, non lo so.
Riprende il suono della fisarmonica, mentre rinforza il vento.
E il vento diventa prepotente, non mi lascia in pace.
Oscilla in altalena i panni neri e azzurri. Li arrotola.

 

Nei fogli sul tavolo le parole tacciono confuse
tra loro si perdono/ senza dire. / La linea nella mano abissa lo spavento / a mulinello si accartoccia.

 

– h.: 11,35 – La giovane donna bionda è uscita nuovamente
per sciorinare un solo capo maschile: una giacca di pigiama.
L’abbigliamento steso al vento è tutto lì; e temo che la signora non ci sia più.

È l’ora del muto tepore di un soffio.
Un verso per dire una sinestesia con parole mie.
Ma è anche l’ora che mi decida ad andare in cucina.
(Dalla strada: «Le pantere nere, i puma americani nella pista del circo: non mancate!
Conta di più urlare la propria sconfitta, facendola apparire vittoria!
»).

Intanto, il vento si è arreso a se stesso.

Forse è proprio come tu dici, Derek,
bisogna essere positivi, non fossilizzarsi contro la superficie della vita.
Mi piace il tuo sorriso.
Ci sono dei volti che inclinano alla dolcezza chi li guarda.

(2011)

 

*Succede solo d’estate

L’uomo solo della casa di fronte siede al sole.
Oggi indossa un pullover a righe bianche e blu
l’espressione della faccia, la stessa.
L’osservavo mentre camminava
in direzione della sua sedia: il passo incerto,
le braccia a penzoloni lungo il tronco,
nel movimento le mani quasi afferravano
un invisibile appoggio. Adesso siede, immobile.
Ha molti capelli, la testa bianca
rinfocola sul viso la carnagione rossastra;
guarda innanzi, o forse ha gli occhi semichiusi.
Questo è ciò che vedo dal filtro della tenda
Ma vorrei mettermi fuori anch’io, così forse,
lo vedrò meglio.

 

*2.

E così l’ho guardato, non prima che il rosso dei garofani
catturasse il mio occhio.
Dunque, alzato lo sguardo ho notato la testa bassa.
Armeggiava con qualcosa, forse un pezzo di pane morbido
o forse una fetta di dolce, ma qualsiasi cosa fosse
doveva piacergli molto, per l’avidità
con cui si portava la razione alla bocca
facendo particolare attenzione alle briciole.
Al lato del balcone il pezzetto di mare di sempre
era dello stesso colore del cielo. Una banalità è questa, sicuro,
ma un azzurro così continuo tra i due elementi
spiccato da un “letargo di ghiaccio”* com’è stato questo aprile
è condizione naturale solo delle giornate di luglio:
un’aria immobile, frizzante, spoglia di pretese
succede solo d’estate.

apr. 2011 (*Alceo)

 

 

Nasco a Bisceglie (Bt) nel 1959; frutto della mia tesi di laurea (2003) è il saggio bio-bibliografico su Pompeo Sarnelli (1649-1730), dal titolo: Pompeo Sarnelli: tra edificazione religiosa e letteratura (2007). Ho pubblicato i seguenti libri di poesie: Dialogo a più voci (LibroitalianoWorld, 2009); Slowfeet. Percorsi dell’anima (Gelsorosso, 2010); Con l’inchiostro rosso (Sentieri Meridiani Edizioni, 2012); la plaquette Il muro invisibile (LucaniArt, 2012). Poesie e scritti vari sono ospitati su riviste, antologie, blog e siti dedicati alla poesia. Dilettandomi di pittura, ho partecipato a collettive d’arte.  Alcune poesie sono state musicate dal M° Giovanni Castro ed interpretate dal soprano Monia Massetti.

3 Comments on "Giuseppina Di Leo inediti"

  1. Un omaggio-dialogo con Derek Walcott, che sorride ammiccando, spuntando dai versi quasi a benedirli e il ritmo incalzante anticipa umori e solitudini. Le case, la gente di Santa Lucia si fanno quelle dei nostri paesi, ai tempi delle badanti dell’est e del viagra. Vecchi, il suono di fisarmoniche lontane, che senza mai “fossilizzarsi contro la superficie della vita” alla vita non sono mai stati così legati. E l’obiettivo lapidario mostra come “L’abbigliamento steso al vento è tutto lì; e temo che la signora non ci sia più.” Indizi sulla vita che va… donne perennemente sul piede di partenza, uomini mai stati forse più soli.
    Grazie a Flavio per la proposta e a Giuseppina Di Leo per questi preziosi inediti.

  2. con questo commento mi autocondanno alla lapidazione. vabbè, lo sanno tutti che sono un po’ “malosochista”.
    : )
    innanzitutto una domanda a Flavio Almerighi: ma non avevi scritto in un commento precedente che non ti piaceva la poesia prosastica? mmmm…
    poi una domanda generale ancora più stupida. ha ancora un senso transennare uno status (quello per l’appunto di poeta) ed erigere un santuario attorno a un corpus (quello della poesia), che per stare in piedi dev’essere per forza puntellato dappertutto andando a capo?
    : ))
    beninteso, codeste mie strampalate considerazioni non intendono sminuire l’eleganza di questi inediti di Giuseppina Di Leo, anzi, com’è arcinoto avendolo ribadito più volte, personalmente trovo la prosa più sincera della poesia, ergo… vieppiù, coerentemente (ho fatto la prova copiaincollandoli su una pagina word) gli inediti dell’autrice rimangono artisticamente tali anche se scritti sotto forma di racconto in prosa. e finché siamo a video e si consumano pixel, passi, ma poffarbacco, se parliamo di carta stampata, essendo io molto amante della natura, mi domando: non è un crimine desertificare l’amazzonia pubblicando libri *pieni* di pagine quasi *vuote*?!?!
    : ))))))
    vabbè, scherzo anche se so che non si dovrebbe (come dice il proverbio, “scherza coi fanti, ma lascia stare i santi…)
    veniamo allora agli scritti di Giuseppina di Leo.
    nel primo racconto, intensa e frammentaria quanto il suono della fisarmonica spazzato dal vento, prende corpo un’umanità sbandata, in perfetta simbiosi con i panni stesi *battuti* dalla prepotenza degli e-venti. “semo tutti sconfittiiiii” – gridava con voce straziata il protagonista di un vecchio racconto di Cyb, salpando per un altrove qualunque. ed ecco che, a tendere l’orecchio, amara arriva a riva l’eco: “non mancate! Conta di più urlare la propria sconfitta, facendola apparire vittoria!” la quadratura del cerchio (dente perdente, la lingua batte dove duole).
    nel secondo racconto mi ha colpito la realtà dell’anima animale (altra eco) che appare in tutta la sua fame di sopravvivenza (l’uomo è la cattedrale costruita attorno al dio stomaco, scrisse Bierce, e come dargli torto?). una volontà di vivere quasi Schopenhaueriana, che non a caso prende forma definita grazie allo squarcio aperto nel velo di Maya (la tenda), e che ci mostra il vecchio solo, ripiegato su se stesso intento a sbocconcellare avidamente del cibo. un intenso bozzetto minimalista, dove pure il mare è solo un “pezzetto” e il cielo ristagna sospeso, privo di pretese. un bell’affresco forse indolente, ma di sicuro dolente.

  3. Malos, nessuna lapidazione, però ho sempre scritto che la poesia “c’è o non c’è” il che è molto diverso, non credi?

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