Abele Longo: Rondò

Henri Matisse – Portrait de famille

Rondò

A Stefania

quando escono da scuola
il mondo è del clamore dei bambini
dal balcone si vede la luna
e farà tardi sarà musica
una casa vicino alla scuola
una casa ad ogni cosa

attendeva nella stanza l’attimo in cui fa sera
l’effondersi graduale della loro presenza
l’attimo in cui da vecchia lasciava fuori i vivi
come sollievo dalle incomprensioni
l’equivoco che fa sentire eterni

o la mattina presto andando alla stazione
s’insinuano nell’aria sfumature dense
il mondo è dei merli dei cani senza guinzaglio

come presagio l’attimo
in cui non vogliamo partire
la madre che l’aiuta a fare le valigie
dà ordine alle cose
sistema l’olio da portare via

una casa ad ogni cosa
una casa vicino alla scuola
e farà tardi sarà musica
dal balcone si vede la luna
il mondo è del clamore dei bambini
quando escono da scuola
una casa per tornare
l’estate delle cicale

l’estate delle cicale
una casa per tornare

s’incanta la memoria
sullo stesso fotogramma

qualcuno che taglia la strada

libera un pianto dentro
dà ordine alle cose
l’effondersi graduale della loro presenza
tende l’orecchio alla calma del mare
colma di conforto mentre abbraccia la madre

9 Comments on "Abele Longo: Rondò"

  1. Emozione pura. Poesia che ci attraversa in profondità, dichiarando, come solo la poesia sa fare,le indicibili dimensioni dell’infanzia, della vecchiaia, del distacco. Il mio intenso grazie ad Abele.
    Annamaria Ferramosca

  2. Roberta De Luca | marzo 11, 2017 at 15:30 | Rispondi

    “come presagio l’attimo
    in cui non vogliamo partire
    la madre che l’aiuta a fare le valigie
    dà ordine alle cose
    sistema l’olio da portare via”. È un incanto della memoria, e in quell’attimo c’è il mondo intero

  3. molto molto ispirato, direi. soprattutto mi sembra particolarmente riuscito lo sviluppo concettuale del tutto. intendo, nonostante i versi seguano un percorso definito, oserei dire quasi “prestabilito”…anzi il termine più appropriato per definire in modo più corretto l’andamento forse è “compositivo”, nel senso che seguono/inseguono/ritornano periodicamente su un’idea principale (come suggerisce il titolo che ammicca alla forma musicale del rondò), ecco, nonostante seguano un percorso “compositivo”, la sensazione che mi hanno comunicato è stata di grande naturalezza. mica cosa da poco.
    : )
    non ho potuto fare a meno di immaginarti come “orecchio-sensore” sensibilissimo, tipo quei registratori ultraHD che quando fai delle registrazioni ambientali e poi le riascolti, tra i suoni captati trovi *più cose* di quelle che eri riuscito a sentire dal vivo. direi che hai sviluppato quella speciale capacità di captare fino all’ultima vibrazione del clamore dei bambini, ovvero “l’orecchio musicale del papà”
    : )
    e a fare da contrappunto all’andante mosso fino all’allegretto con brio dei bambini, il larghissimo della vecchia accanto alla finestra (alter ego della voce poetica) che ne ruba l’energia vitale per innescare rimembranze e riflessioni che ovviamente tornano sempre ai momenti dell’infanzia (“s’incanta la memoria
    sullo stesso fotogramma”). momenti di realtà sospesa segnati ottimamente dal cambio di metrica, dal verso più lungo, più narrato della seconda e terza strofa.
    poi com’è venuto, quest’attimo sospeso innesca prima una cascata di ricordi (di nuovo giù, a rotta di collo, gli attimi concitati della partenza, dove a mio sentire “non vogliamo partire” assume un senso ampio di “dipartita” dalla casa verso la scuola ma anche dal mondo), e più oltre un montaggio cinematografico a ritroso (hai presente “Memento” di Nolan, forse il suo film più riuscito?).
    segue il verso chiave (non a caso a se stante), un “passante” che ci riporta bruscamente alla realtà, ci taglia la strada e interrompe la rincorsa al passato. maledetto galantuomo!
    : ))
    eppure.
    eppure è così forte il ritorno fisicomentale del ricordo che la vecchia trova di nuovo pace, magari in parallelo al pianto di un ragazzino che cade poco oltre l’uscio della scuola, ma trova subito conforto tra le braccia della madre. o forse in parallelo allo scemare del clamore dei bambini che si allontanano ma *effondono* (di nuovo il verso che si allunga) nello spazio-tempo colmando la distanza tra la vecchia, l’abbraccio della terra madre nonché l’abbraccio della madre defunta. immagine davvero molto bella e intensa, che mi colpisce forse anche perché vissuta in prima persona coi miei tanti “vecchietti” picchiati duro dall’alzheimer, che improvviamente cercano la mamma, il papà o un fratello deceduti da decenni.
    un abbraccio, Poeta
    : )

  4. bella poesia, con tutti i colori, i suoni, la vivacità del cantore

  5. Grazie di cuore Annamaria, Roberta, malos e Flavio per le vostre belle parole.
    Sempre grato, malos, per le tue letture. Aiutano a vedere meglio e a scorgerci cose nuove. E mi sorprendo anch’io nell’osservare la vecchia che osserva la strada. Conforta sapere dell’esistenza di possibili e diverse “chiavi”, come alla vecchia è di conforto l’esistenza di “presenze” che si effondono nell’aria. E’ il momento in cui una poesia prende finalmente vita, una vita tutta sua e quasi più non ci appartiene. Non starò a spiegare quindi, per filo e per segno, le mie intenzioni. Spiegare è un po’ come imporre la propria lettura e rischiare di ritagliare alla poesia un solo spazio possibile. Ci tengo tuttavia a dire che è dedicata a una persona cara, Stefania, che ci ha lasciato in seguito a un incidente stradale. Stefania insegnava, amava i bambini, amava la vita. E nella sua parabola di vita vedo la mia e di tanti altri, nati a Sud e che si trovano a vivere in luoghi diversi, finiti altrove e sempre in viaggio.

  6. Rosaria Di Donato | marzo 14, 2017 at 20:33 | Rispondi

    Autobiografica questa poesia che è musica, danza e colore! Pennellate fresche come i profumi dell’infanzia e delle cose buone: la casa, la madre, i bimbi festosi all’uscita di scuola…un’evento improvviso che sembra cambiare il corso delle cose, … l’immancabile mare-culla di affetti.
    E’ molto bella “Rondò”! Complimenti Abele!!!
    Un saluto,
    Rosaria

  7. Giancarlo locarno | marzo 14, 2017 at 21:46 | Rispondi

    Ho pensato ad un viaggio strano come lo è la vita, dove la partenza è già un ritorno perché in ogni cosa c’è casa, e quindi non c’è nostalgia. Adesso sapendo che è un ricordo, aggiungo che il viaggio strano una volta entrato nell’eternità ritornerà in un cespuglio, in un sasso, in un ricordo e in ogni cosa sarà di casa, e ancora non ci sarà nostalgia.

  8. Bellissima. Un intero “viaggio”, un mondo intero, una via e i pensieri camminando. Complimenti Abele, emoziona non poco…

    D.

  9. Padronanza del verso e dell’immagine , sensibilità linguistica ecc. Gli eccetera sono un mix di versi che si tirano la giacca l’un l’altro per empatia di colore e di suono .
    Grazie Abele
    leopoldo –

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