Umana, troppo umana. Poesie per Marilyn Monroe.

Lo scorso novembre è uscita in volume l’antologia poetica “Umana, troppo umana. Poesie per Marilyn Monroe”, a cura di Fabrizio Cavallaro e Alessandro Fo per Nino Aragno Editore.

Il principale intento dell’antologia è stato la realizzazione di un omaggio poetico, il più corale possibile, per la famosissima attrice americana, in occasione di quello che l’anno scorso sarebbe stato il suo novantesimo compleanno. Omaggio a cui ho avuto l’onore di partecipare, cosa di cui ringrazio i curatori.

Ad ogni autore è stata data completa libertà nella conduzione del proprio viaggio, uniche stelle polari quanto già avevano scritto sull’attrice Pier Paolo Pasolini e Dario Bellezza.

Una delle critiche più diffuse che ho letto sui social è stata la presunta infelicità della scelta di coinvolgere addirittura centotrenta poeti.

Dopo aver letto il libro l’ho vista come una critica sterile. Innanzitutto perché, alla lettura, la poesia non ne esce affatto svilita. Al contrario ciò che ne emerge è indubbiamente l’estrema versatilità del mezzo poetico nel poter trattare lo stesso argomento sotto una vera e propria “alta marea” di sfaccettature. L’infinità di stili e di punti di vista proposti, invero, ci riconsegnano la figura di una donna nobilitata in tutte le sue vicende umane, dalle immani sofferenze che affrontò durante la sua breve vita ai tanti successi, senza tralasciare le “divagazioni” e le “fantasie” a sfondo più o meno sensualmente lecite a cui inevitabilmente ogni icona dell’intrattenimento è soggetta, specialmente se donna, e specialmente se pensiamo alla sua epoca, epoca pioniera per quanto riguarda l’abbattimento delle barriere legate al pudore nello spettacolo. Mai come in questa antologia il lettore può avere sentore di quanto la poesia possa fare di ogni cosa un diamante, il massimo della nobiltà possibile, senza tralasciare tutte quelle faccende che a molti possono apparire più controverse. Un diamante dal taglio irregolare, per intenderci, lavorato in più punti, dove ogni elemento può essere elevato al massimo delle sue potenzialità.

Abbiamo più di un motivo per credere che Marilyn avrebbe apprezzato, non solo la Marilyn del mito, anche e soprattutto Norma Jeane.

E allora buon compleanno Marilyn!

Marylin
di Fernando Della Posta

Marilyn gettare la tua bellezza nel pastone
non era cosa che si poteva attribuire
a signore del tuo stato. Un mito
porta sempre con sé lo scandalo
e si vende pezzo a pezzo.
L’America post-fordista dell’arte fatta con lo stampo
lo sapeva bene.
Chiedeva lembi della tua pelle
da vendere ai rotocalchi
come le falangi dei santi
– roba da Medioevo – e questo non era
come per tutte le strade già tracciate
subito evidente.
Ma il tuo sesto senso di donna
avvezzo alla lotta senza tregua
inconsciamente comprendeva
e andava avvelenando i biondi ricci
e il sorriso da bambolina
per le pose da pin-up.
Resse finché poté, e sorprendentemente
trovò anche il modo di sopportare
un meticoloso lavoro di finzione.
Ma nelle camere d’albergo solitarie
e nelle ville sconfinate
non ci sono registi da incantare,
né presidenti cui cantare canzoncine
e si può morire.
Marylin credimi dobbiamo lottare
perché esistenze come la tua
non diventino mai più maledizione.

8 Comments on "Umana, troppo umana. Poesie per Marilyn Monroe."

  1. Rosaria Di Donato | marzo 7, 2017 at 20:16 | Rispondi

    Grazie Fernando per questa nota critica che segnala un libro che forse vale la pena di leggere! Bella anche la tua poesia che presta attenzione a Marilyn come amara testimone di un’epoca oltre che come icona del cinema: fascino, seduzione, talento, solitudine di una diva indimenticabile! Mi torna in mente la poesia che le ha dedicato Maria Grazia Lenisa nella sua opera “La rosa indigesta”: cercherò il link.
    Un cordiale saluto,
    Rosaria

  2. Rosaria Di Donato | marzo 7, 2017 at 20:28 | Rispondi

    Trionfo per Marylin Monroe

    Scesa dal letto del tramonto
    scuote
    il suo crespo di riccioli
    la Sera,
    sudata e calda corre nella notte
    in una doccia limpida di brezza.
    Scivola bionda lungo la parete,
    sulla coperta innamorata
    vola
    una luna bambina, poi si specchia

    nella cornice desolata
    vecchia.
    Un po’ sfatta nell’alito terrestre
    come la donna
    che si sveglia all’alba, palpebre
    gonfie, paglierina, stanca.
    Poi si riprese,
    si schiarì, decisi i contorni, la luce
    d’un sorriso,
    specchiò il suo fianco (capitelli
    ed archi, onde di nubi),
    quasi ci sorrise.
    Era a colloquio con la rosa
    In boccio, tutta profumo, Marylin lunare,
    donava al mondo, Luna, la tua immagine:
    i fiumi lenti, il suo filone d’oro (un ridere
    cigliegio che si apre).
    Il grande riso d’oro, il no rotondo
    nel dire sì solamente col corpo
    ed il corpo negato all’abbandono.
    Il no
    spietato, disperato all’uomo.
    Amare coniugò la sua persona, respinse il ti, per altro disse
    Amore
    e accadde l’incredibile, la Dea dal balcone di nuvole si sporse…:
    (Marylin, “t’amo io la Venerata…”
    Né bastò il riso della Dea che l’Alba
    non vide bianca più di Lei.
    Si sciolse
    come un pugno di seta la sua anima.
    E rise Amore che non c’è, più lesto
    d’un ladro disonesto.
    (Lo spinsi
    in parte, un sasso sul selciato.)
    E piange tutta notte di capelli
    la Ragazza di Arthur.
    Cercando Verità, trova la rima
    e l’invenzione finge verità.

    Maria Grazia Lenisa

    Ecco il testo, però l’opera in cui si trova è “La Ragazza di Arthur” e non “La rosa indigesta”. Scusatemi!

    Rosaria

    • Fernando Della Posta | marzo 7, 2017 at 21:38 | Rispondi

      Ciao Rosaria. Grazie mille per le tue parole e per la poesia di Maria Grazia Lenisa. Davvero bella e gradita.

      Fernando

  3. il titolo dell’antologia è sinceramente azzeccatissimo.

  4. E’ soltanto un mio semplice omaggio a Marilyn : SUI SANDALI D’ORO

    Andy Warhol

    le labbra di Marilyn

    e le stelle americane

    segnavano il passo
    con il tacco a spillo
    e la gonna a ventaglio

    Danzava Marilyn
    sotto i riflettori
    al suono del sax

    le gambe a fusello
    i sandali d’oro

    Lo sguardo sul guanciale
    fluttuava
    nelle morbide pieghe
    del vento
    finché il ticchettio
    si faceva quieto

    e con mano alata
    sfilava il simbolo del tempo
    dai piedi di latte

    Marilyn!

    © Luigina Bigon

    (da “Camminando… in versi” – Panda ed. 1996 – in omaggio alla calzatura femminile d’Autore)

    • Fernando Della Posta | aprile 14, 2017 at 07:26 | Rispondi

      Ciao Luigina,

      grazie mille per il tuo bellissimo contributo.

      Sarebbe bello continuare in questo post quanto iniziato con l’antologia commentando con altre poesie su Marylin di altri autori.

      Fernando

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