musicazzotto nell’orecchio: febbraio

(italian translation at the bottom of the page)

Since I have not yet found any 2017 album releases deserving of a dedicated post (there are some interesting albums, but I have not listened to them a minimum of a dozen times at least), I decided to take a small step back to review the excellent 2015 release, “Blast” by Love of Diagrams.
Meanwhile, as a teaser, here you find the official video taken from “Double Negative”, the first track of the album.

Love of Diagrams are an Australian band, a thing that in itself is already bad luck, since influential music magazines are either British or American. Add to this that they were impudent enough to publish their latest album with the Australian label Bedroom Suck instead of the American label Matador who released their previous album “Mosaic” (2007). Compound this misdemeanour with the fact that, while they almost hardy veterans, having formed in 2001, in their latest album they dared to vary from their expected sound-wall, already known and appreciated by fanzine journalists and by their fans. Finally, factor in that the three members of the band don’t exactly fit the “hot sex symbol” category (and this is always burden guilt for a musician approaching the global music market). Et voilà: you have all the ingredients served up to make “Blast” the most underrated album of 2015, panned both by music magazines (who reserve 5 stars to “sponsored” bands) and by fanzine reviewers (disappointed that “Blast” didn’t sound rudely post-punk like their previous releases).

Conversely, as a matter of fact, the extra value of “Blast”, relied above all on its willingness to reshuffle the cards in a personal way, to evolve from post-punk orthodoxy, contaminating noise-rock guitars with shoegaze anxieties, sincere indie attitude, damaged dream-pop and glimpses of lo-fi melodies. For example, listen to the title track of the album “Blast”: 5 minutes and 34 seconds of intriguing musical variations, now and then speeding up or slowing down, with two reprises (2:45 and 3:58 min, respectively) highlighted by vocal intertwining which trigger gigantic acoustic orgasms!! Similarly, take into consideration the restless melody of “Deep Sky”, precariously stepping over the abyss of dark incursions of Horton’s guitar, and listen to the subtle grief in the voice of the bassist Antonia Sellbach: a mix up that sounds like a desperate attempt to exorcise a nightmare.

Eventually, consider the pounding strain of the chorus/verse structure of “Racing”, where a dull vocal line swaps to harmonic chants until crashing suddenly by the end of the song.

To sum up, “Blast” was the album in which, far more than in their previous works, Love of Diagrams fully developed their great compositional skills. Literally, it was a “Blast” of intense emotions and insights, which continued to grow as you listened to it over and over and eventually gnawed through your mind leaving you dazed and excited. In other words, according to Musicazzotto nell’Orecchio judgement standards, “Blast” was by far one of the best releases of 2015: a valuable work which more than holds its own against cornerstones of music history like Sonic Youth (“Confusion is sex”, “Bad moon rising” and “Sister”, for instance), and the noisier songs of widely overrated bands like Arcade Fire or My Bloody Valentine.

*

(traduzione italiana)

Visto che tra le uscite del 2017 non ho ancora scovato cose degne di un post dedicato (in realtà ci sono due o tre album interessanti, ma non li ho ancora ascoltati almeno una decina di volte),  ho deciso di fare un piccolo passo indietro per rendere giustizia a un’ottima uscita del 2015, “Blast” dei Love of Diagrams.
Intanto, come assaggio, eccovi il video ufficiale preso dalla prima traccia dell’album.

I Love of Diagrams sono una band australiana, il che è già una sfiga visto che le riviste musicali che contano sono inglesi o americane. Aggiungiamo che hanno avuto l’ardire di pubblicare “Blast” (2015), il loro ultimo album, con un’etichetta australiana la Bedroom Suck e non con la statutitense Matador come il precedente “Mosaic” del 2007. Aggiungiamo che sono quasi dei veterani (si sono formati nel 2001), e che nel loro ultimo album si sono presi la libertà di scostarsi dalla tipologia di sound già noto ed apprezzato dai loro fan. Aggiungiamo, infine, che le due donne del gruppo non sono esattamente due sex symbol. Ed eccovi serviti gli ingredienti affinché “Blast” sia l’album più sottovalutato del 2015, stroncato in lungo e in largo sia dai recensori prezzolati (quelli che svendono 5 stelle solo su incentivo discografico) che dai recensori duri e puri (delusi dal fatto che “Blast” non suoni spigolosamente post-punk quanto il precedente “Mosaic”).

In realtà, il valore aggiunto di “Blast”, sta proprio nella sua volontà di rimescolare le carte in modo personale, di uscire dal seminato dell’ortodossia post-punk, contaminando chitarre noise-rock con angosce shoegaze,  alleggerimenti di scuola indie, dream-pop avariato e squarci melodici da cantilena lo-fi. Si prendano ad esempio i 5 minuti e 34 secondi dell’eccellente traccia che dà il nome all’album, “Blast”, ondivaga alternanza di accelerazioni e decelerazioni, con due reprise (minuto 2:45 e 3:58) accompagnate da intrecci vocali da orgasmo acustico. O, parimenti, si prenda la melodia inquieta di “Deep Sky”, in precario equilibrio sull’abisso di cupe incursioni della chitarra di Luke Horton che innescano la voce straziata della bassista Antonia Sellbach e che nel complesso suona come il disperato tentativo di esorcizzare un incubo. O, da ultimo, la tensione martellante della strofa di “Racing” accompagnata da un cantato atono che implode nella cantilena armonica del ritornello fino a schiantarsi nel finale.

“Blast” è l’album in cui, molto più dei precedenti, i Love of Diagrams sviluppano in modo compiuto le loro ottime doti compositive. E’ un album intenso e ricco di intuizioni, che continua a crescere, ascolto dopo ascolto, che ti rode come un tarlo lasciandoti stranito e emozionato, tanto da risultare alla fine una delle migliori uscite di tutto il 2015. Insomma, nulla da invidiare né ai migliori Sonic Youth (quelli di “Confusion is sex”, “Bad moon rising” e “Sister”, per intenderci), né ai brani più rumorosi di gruppi largamente sopravvalutati come gli Arcade Fire o i My Bloody Valentine.

5 Comments on "musicazzotto nell’orecchio: febbraio"

  1. Doris Emilia Bragagnini | marzo 5, 2017 at 16:48 | Rispondi

    grazie, mentre leggevo li ho provati tutti (i gruppi citati)su spotify… bella recensione

  2. malos mannaja | marzo 5, 2017 at 18:00 | Rispondi

    prego! non sono materiale facile, tipo “easy listening”, i Love of Diagrams. primo, devi amare la chitarra elettrica (mia moglie, ad esempio, quando entra nel mio studio chiede subito di abbassare il volume : )))), secondo devi essere disposta a concedere tempo e ascolti (il nostro cervello “impara” la musica in modo simile a come impara nuovi passi di danza, ovvero ripetendo e ripetendo).
    e la forza di “Blast” sta proprio nel fatto che cresce ascolto dopo ascolto (io credo di essere ormai arrivato a ben più di quaranta “replay” e ancora non mi ha stancato, mentre capita sempre più spesso di imbattersi in album che dopo quattro o cinque ascolti già non dicono più niente…)

  3. grazie malos. Sono ancora a un primo ascolto ma le vibrazioni sono positive! Ho trovato questo link, una guida solco per solco, che ho pensato potrebbe essere utile: http://messandnoise.com/features/4689286
    Ti diro’ di piu’ in seguito…

    • hai scovato un link spettacoloso (non conoscevo messandnoise). mi sono letto tutto l’articolo riascoltando i vari brani (che persona davvero in gamba che è l’Antonia…). grazie a te, quindi.
      : )

  4. non c’è suono migliore di quello della chitarra elettrica, e questi pronipoti dei Velvet sono “giusti”

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