Lettere da Eldorado – Davide Cortese

“ “Se i poeti facessero sciopero, forse all’inizio non se ne accorgerebbe nessuno, ma se la poesia finisse per andarsene dal mondo, non sopravvivremmo”, dichiarò qualche tempo fa, in un’intervista, Chandra Livia Candiani, poeta che ammiro particolarmente per il suo modo prezioso di fare poesia, per la gente.
Una delle sue ultime grandi missioni è stata quella di portare i versi sui banchi di scuola per i bambini della periferia milanese, quelli che sicuramente più di altri hanno bisogno di sentire il vigore autentico della parola che resta, in questa stagione dove tutto corre a ritmo di bit, dove l’infanzia è spesso ignorata, violata, nelle periferie nostre e del mondo. E, allora, la poesia aiuta a salvarci dal silenzio dell’indifferenza.
Niente di più appropriato mi viene in mente, leggendo quest’ultima raccolta poetica di Davide Cortese. Immagino il suo Eldorado, una terra incontaminata, selvaggia, florida, dove la poesia emerge rigogliosa in ogni angolo senza chiedere permesso, senza autorizzazioni, senza stonature, senza bocche, facce, firme.
[…]
Dylan Thomas scriveva “La mia poesia è, o dovrebbe essermi, utile per una sola ragione: è il resoconto del mio sforzo individuale per passare dall’oscurità ad una qualche misura di luce”.
Chi voglia scorrere queste pagine, sentirà come la ricerca di “una qualche misura di luce” s’impone allo sguardo di Davide Cortese come imperativo, come scelta irrinunciabile, come necessità imprescindibile.”
(dalla postfazione di Alessia Fava)

***

Perdere non è un gioco che ami.
Con un solo sguardo corrucciato
tu pieghi la sera al tuo volere.
Prendi per la nuca la luce
e la baci con labbra erette.
Nelle vene ti scorre un sole
segreto nell’impero del buio.
Tu lo dici il tuo astro d’enigma
quando mi soffi sul viso una parola.
E sorridi con una tenerezza tua
allentando la presa del dolore.

*

Adesso ho il passo stanco di chi al crepuscolo
tornava lento dalle cave di pietra pomice
cedendo alla sera lo stupefatto candore
della bianca montagna ferita.
Capelli impolverati hanno i pensieri
e dolorante di colpa è la vertebra
di chi ha portato addosso la luna.

*

Indosso uno dei miei bizzarri cappelli
per andare a cena con me.
Accendo quel che rimane di una candela
e mi parlo ancora di te.
Pago io il conto che non esiste
impedendo di farlo pagare a me.
Non ha mai avuto volto né nome
l’oste che mi ha chiesto di te.
Non c’è nessuno al mio tavolo
eccetto tutta l’assenza di te.

*

La mia pelle è in ascolto.
Le mie dita origliano il tuo volto.
Ascoltano, i miei occhi:
ciò che sul frutto dice il colore,
ciò che di te dice la luce.
Sento. Sento di te l’universo
e che anche tu mi ascolti.
Poi mi faccio conchiglia.
E tu ti fai conchiglia.

*

Vista, tatto, gusto, olfatto, udito, poesia.
Asia, Africa, Europa, America, Oceania, Poesia.
Primavera, estate, autunno, inverno, poesia.
Nord, est, sud, ovest, poesia.
Aria, acqua, terra, fuoco, poesia.

*

Risveglio

Una mattina mi son svegliato
e non c’era più nulla da temere.
Una mattina mi son svegliato
e potevo essere semplicemente chi ero,
senza che nessuno mi negasse il suo sorriso,
senza essere percosso e offeso,
né maltrattato, né deriso, né ucciso
per ciò che ero senza averlo deciso.
Una mattina mi son svegliato
ed ero fiero di essere chi ero.
Ero nero senza apparire diverso,
ero gay senza apparire perverso,
ero ebreo, musulmano, senza aver perso
la gioia di essere ospite dell’universo.
Una mattina mi son svegliato
e per tutti ero semplicemente un uomo.
E per ciò che io ero: umano,
non c’era affatto da chiedere perdono.

***

Davide Cortese è nato a Lipari nel 1974 e vive a Roma. Si è laureato in Lettere moderne all’università degli studi di Messina. Nel 1998 ha pubblicato la sua prima silloge, titolata “ES” (Edas, Messina), alla quale sono seguite le sillogi: “Babylon Guest House” (Libroitaliano, Ragusa, 2004), “Storie del bimbo ciliegia” (un’autoproduzione del 2008), “Anuda” (Aletti Editore, Roma, 2011. In versione e-book per LaRecherche.it nel 2014), “Ossario” (Arduino Sacco Editore, Roma, 2012) e “Madreperla” (Lietocolle, Falloppio, 2013). Le sue poesie nel 2004 sono state protagoniste del “Poetry Arcade” di Post Alley, a Seattle. Davide Cortese ha recentemente ricevuto in Campidoglio il Premio Internazionale “Don Luigi Di Liegro” per la Poesia ed è anche autore di due raccolte di racconti, di un romanzo e di un cortometraggio.

8 Comments on "Lettere da Eldorado – Davide Cortese"

  1. Antonella Antonelli | gennaio 8, 2017 at 18:46 | Rispondi

    Mi piacciono moltissimo tutte, Risveglio è quella che mi da maggiormente l’appartamento della scelta, della libertà, della consapevolezza. Un piacere leggerti. I poeti amano leggere i bravi poeti

  2. a prescindere dal fatto che dissento marginalmemte dal suggestivo concetto espresso nelle parole di Chandra Livia Candiani in incipit (solo se venissero a mancarci “le storie” più che “la poesia” ci estingueremmo, se invece venisse a mancare solo la poesia il mondo andrebbe avanti lo stesso, seppure un po’ più fosco), mi hanno molto positivamente colpito le liriche di Davide Cortese, autore che non conoscevo, onde per cui ringrazio Fernando Della Posta per averlo qui proposto (come cultore di poesia mi piaci più che come esperto di macroeconomia : ))))).
    non so se Cortese cerchi davvero una “qualche misura di luce” (non lo conosco abbastanza e in generale sono diffidente verso chi cerca la luce invece dell’umanissima penombra), ma devo ammettere che in questi ottimi scorci poetici, l’omogeneità di stile non scalfisce la vitalità dei versi, “Cortese-mente spietati”, se mi si passa l’ossimoro. forse, più correttamente, l’autore *gioca* con ciò che “dice la luce”: la prende “di nuca” concedendo al buio della sera uno “stupefatto candore”, immagina un sole nell’oscurità dei cunicoli venosi, tratteggia un astro enigmatico, salm’astro di visioni carnali e di sudore surreale nel suo portarsi a letto (scoparsi) l’assenza dopo essere andato a cena con sé. ecco, soprattutto il piano tattile (la mia pelle è in ascolto) m’appare particolarmente intenso e intimamente caldo, o meglio, “a fuoco”. meno convincente invece, l’ultima poesia (Risveglio), dove l’anafora e l’urgenza d’appalesare un pensiero morale “politicamente corretto”, irrigidisce la freschezza spontanea delle liriche precedenti, diventando più un manifesto “ospite” della poesia che “vista, tatto, gusto, olfatto, udito… poesia”.

  3. Franco Campegiani | febbraio 3, 2017 at 20:31 | Rispondi

    La poesia di Davide Cortese colpisce per schiettezza d’animo e assenza di melliflue, edulcorate visioni. Più che di “ricerca della luce”, parlerei di “espansione di luce”: bagliore che fiorisce nelle tenebre; contrasto caravaggesco che ha in odio i grigi, i chiaroscuri sfumati, le “penombre” di cui parla Malos. “Perdere non è un gioco che ami”; “tu pieghi la sera al tuo volere”. La forza d’animo, dunque, anche “se ho il passo stanco” e “dolorante di colpa è la vertebra / di chi ha portato addosso la luna”. Cortese è poeta che non si piange addosso, è uomo che non si appoggia ad altri che a se stesso (“Non c’è nessuno al mio tavolo / eccetto tutta l’assenza di te”. Ama farsi “conchiglia” ed essere se stesso, senza voglia di “apparire diverso”, umilmente fiero di sé.
    Franco Campegiani

  4. Sono abbastanza d’accordo con Malos. La scrittura, almeno in questi pochi testi, mi appare, per freschezza evocativa altalenante e andamento stilistico forse anche volutamente disomogeneo, ancora da perfezionare. Comunque è chiaro un talento, foriero di belle promesse. I miei auguri a Davide,
    con un saluto a Fernando, Abele e Malos,
    annamaria ferramosca

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