Caleranno I Vandali – Flavio Almerighi

Da un commento della prefatrice Rosa Pierno

Con uno straordinario atto di mimesi, Almerighi fissa con pochi tratti, in uno schizzo a sanguigna, diremmo, i pensieri di un essere umano inchiodato dal proprio mestiere a una maschera culturale, a un ruolo subalterno a logiche di potere, ma anche a un destino percettivo. Senza mai cadere in un ritratto di maniera, senza mai cedere al prestito di uno stereotipo, il poeta restituisce al lettore un’esperienza umana nitidamente scolpita, mostrando quanto i suoi versi siano il frutto di un cesello, di un’immedesimazione, di una vicinanza morale all’essere umano ingabbiato, senza speranze, nelle stritolanti maglie della società contemporanea.

La struttura sintattica, la quale fa galleggiare sostantivi e versi su una superficie rarefatta… (continua qui)

Caleranno i Vandali - Flavio Almerighi - Samuele Editore

Caleranno I Vandali – Flavio Almerighi – Samuele Editore 2016

 

La domenica

Papà ha preso la paga,
è andato al cimitero
per sentirsi solo, e io
non ho fatto i compiti.

Mi lascio qui, vuota
in cerca del passaggio
e del primo piede
da mettere fuori.

La mia domenica
torna a casa presto
dopo una sosta, prima
di rifare la settimana.

 

Esposito Dante pittore

Finirò con quel nome,
dimenticato da tutti
in fondo a un rettangolo di luce
invaso d’erbaccia

non mi disturba,
sono impacci difficili la vita
nonostante premurose badanti
trattenute e poco più.

Un respiro fuori servizio
stretto da una foto stinta
spianata con due puntine
Esposito Dante pittore, dirne
così non è più morto

silenzi dov’è luogo ascoltare
domeniche in bikini
periodi di digiuno, e finirò
anch’io troverò pace
col mio nome.

 

Callaghan

Negli anni dove Clint Eastwood
era considerato fascista,
rimanevo fino alle otto di sera
albana, trebbiano, sangiovese,
a caricare casse sui containers.
Porto Corsini non arrivava fin qua
ma ai tedeschi piaceva la frutta
e il nostro vino.
Il camionista se ne stava sul pezzo
a fumare e osservarci parlottando.
Amerigo era sempre seduto
fino alle sei di sera, non era pigro
né raccomandato, aveva un cancro.
Gli altri, che davano del fascista
a un attore di buoni polizieschi,
se ne stavano in panciolle al mare,
dopo ferragosto tornavano a Castello
per gli esami di riparazione.
C’era più giustizia
negli anni in cui Clint Eastwood
faceva Callaghan.
Gratis un’abbronzatura da ciclista
anzi mi pagavano, alla fine
eravamo tutti uguali
pieni di speranza, e
calate le mutande
lo stesso fondoschiena bianco.

 

Di tutti i ricordi che ti ho dato

Alla mia età si diventa orfani
dei figli, ma
di tutti i ricordi che ti ho dato
terrei per noi quell’eroe di guerra,
Onestini mi sembra si chiamasse,
morto di spagnola nel Ventuno,
la sua edicola dimenticata accesa
incubava tuorli di passero,
tu li vedevi vivi, curiosa salivi
a osservare i becchi aperti e muti
nel via vai infinito della fame
del bisogno di mettere piume
avere voce e diventare cattivi.

Al tuo ritorno erano ripartiti.

 

Il calicanto lo sa

I Beckett,
originari della Louisiana Francese,
sfidarono a lungo la sorte
con la caratteristica approssimazione
da cittadini del nuovo mondo.

Anch’io penso a te ogni giorno
nervoso come un violino,
il freddo è finito
il calicanto lo sa.
Ricordi il loro ultimo rampollo?

Venne fulminato dal temporale
durante un duello di spade,
fu ritrovato morto per l’appunto
nel sepolcreto di Hart Island
dove nessuno è mai nato,

ovunque, persino nel silenzio,
ogni lettera mai vergata nega
che per principio saremo salvati,
pattume degli dei
lanciato in corsa dai finestrini.

 

Una donna

Una donna mentre lava lo slip
del giorno seguente, cuore sfitto
giugno l’asciugherà.
L’aspetto vedovile
non tragga in inganno, una donna
sopravvive sempre a sua madre.
Qualcuno la frequenta specie di notte,
un angelo di vetri rotti dice che l’ama
mettendola via.
Una donna sa nascondere
l’occhio sinistro dietro la pertica,
essere nuda come una parete,
la sua finestra è inizio di un bacio
di un cielo coperto,
di una canzone dopo la musica.
Un uomo non ha visioni sul futuro
così a lungo raggio,
ingovernabile com’è d’intemperie.
La sua debolezza si misura in piedi,
un tutto finito che non sa risciacquare
mutande e calzini.

 

sapone d’oppio (inedito)

salvai ogni fronte
esibendo distacco infinito,

col primo freddo
caddero tutte le cicale
dai loro canti perduti
fabbricai sapone d’oppio.

Non posso più fare il saponaio
no,
indissolubile il rifiuto del mestiere
dal tempo che ci ha tagliati.

Disertai come le foglie dal ramo,
il tempo avrebbe sentito la mancanza,
ero sicuro.

Fui dimenticato,
scaglia di sapone d’oppio
terminato un temporale.

 

Da un commento di Giorgio Linguaglossa

Questa caratteristica stilistica costituisce una dichiarazione di poetica e di estetica estremamente significativa. Si tratta, in sostanza, di concepire la composizione poetica secondo la sequenza tipica dell’illogismo, cioè di quel procedimento che ha l’apparenza di voler significare un discorso causale ordinato, ed invece ne ha uno illogico e disordinato, frastagliato. In questa procedura compositiva, il dettaglio e il frammento assumono una connotazione particolarmente privilegiata a discapito dell’effetto macroscopico all’interno della composizione. Le componenti elementari del linguaggio poetico sono le parole, ma dislocate in modo che esse non siano più significanti, non poggino su significanti musicali, quanto invece rinunciano a qualsiasi forma di orchestrazione semantica e semasiologica o sinfonica. Anche la struttura metrica incardinata sul verso breve è funzionale alla esigenza di non offrire respiro al lettore, che viene condotto per mano da una improprietà all’altra, da un disformismo all’altro, direi senza tregua, senza … (continua qui)

 

Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia Allegro Improvviso (Ibiskos 1999), Vie di Fuga (Aletti, 2002), Amori al tempo del Nasdaq (Aletti 2003), Coscienze di mulini a vento (Gabrieli 2007), durante il dopocristo (Tempo al Libro 2008), qui è Lontano (Tempo al Libro, 2010), Voce dei miei occhi (Fermenti, 2011) Procellaria (Fermenti, 2013), Caleranno i Vandali (Samuele, 2016). Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati da prestigiose riviste di cultura/letteratura (Foglio Clandestino, Prospektiva, Tratti). Fa parte della redazione delle riviste on line l’Ombra delle Parole e Versante Ripido. Di imminente pubblicazione e uscita la raccolta Storm Petrel (edizione americana di Procellaria per Xenos Books in collaborazione con Chelsea Editions, New York)

3 Comments on "Caleranno I Vandali – Flavio Almerighi"

  1. Carissimi di Neobar, è un onore per me essere ospite delle vostre pagine di così alto livello. E’ tutto molto bello, grazie a Doris e a tutto il Vostro gruppo

  2. La poesia di Flavio, taglia, come un foglio preso nello stesso verso, quando nemmeno senti il lacerare della pelle e vedi direttamente il sangue. Ogni elemento della sua poesia ha un ruolo preciso, non casuale, e solo in apparenza versi così contratti potrebbero sembrare anche semplici da realizzare. Invece, più è asciutto il verso, maggiore è il peso dei suoi costituenti, senza dubbio. I due commenti che aprono e chiudono l’articolo sono molto interessanti e, pur nell’uso di un linguaggio ricercato e in alcuni tratti solo per addetti ai lavori, ornano la poesia di Flavio – che anche da sola ha forza quanto basta per imprimersi nella memoria del lettore – aggiungendo sicuramente elementi e spunti per una successiva riflessione.
    “Di tutti i ricordi che ti ho dato” lascia il segno. Grazie.

    Angela Greco AnGre

  3. I “vandali” di Flavio Almerighi come i “barbari” di Kavafis. Qui tuttavia più che consapevolezza di una fine alle porte, i barbari ce li troviamo già in casa, dentro di noi. Immagini incisive, cariche di vita vissuta, di una umanità che non sapeva ancora dove sarebbe andata a parare. Immagini che si stagliano, in tutta la ruvidezza e le contraddizioni, contro il vuoto che ne è seguito. I vandali sono appunto già calati e dalle nostre macerie guardiamo a quegli anni dove Clint Eastwood faceva Callaghan, per cercare, appigliarci almeno a un senso; in quel mondo diviso in rossi e neri e i film che si guardavano finivano inevitabilmente in una sponda o l’altra.

    Diamo il nostro benvenuto a Flavio Almerighi che ringraziamo, insieme a Doris, per questo dono contro la barbarie.

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