Abele Longo: Ottocento martiri ho fatto santi

 

Ottocento martiri ho fatto santi
prima de renunziare ai miei uffizi,
ho reposto la mitra nel cassetto
vo meditando vita d’eremita.

Ottocento de teschi intestarditi
pur de non languire nel limbo etterno.
Otranto non sarà sospiro invano
ora i suoi martiri nel calendario.

Né trionfi né gloria senza fatica,
arriveranno nuove orde turiste
a cogliere mirto sugli strapiombi,

ma con l’inverno tornerà la gioia
de passeggiare in strada come tanti,
gli sciocchi che piangono lo stupore.

4 Comments on "Abele Longo: Ottocento martiri ho fatto santi"

  1. Buona, come un pasticciotto…

  2. Giancarlo Locarno | febbraio 22, 2013 at 10:42 | Rispondi

    Bella,

    Ottocento martiri ho fatto santi
    prima de renunziare ai miei uffizi

    Curioso anche nello stesso giorno canonizzare il coraggio estremo
    ed effettuare “il gran rifiuto”, che è l’estremo opposto.

    • la struttura del sonetto, è solida, in questi tempi incerti. Ma se si è sempre vissuti da eremiti pensatori, come si può pensare di morire sotto i riflettori? La rima non era voluta. Non mi sento di biasimare un vecchio uomo che ha vissuto nella Fede e si è ritrovato a morire sotto le luci delle telecamere di tutto il mondo. Bisognerebbe ritornare al diritto dei vecchi di morire in pace circondato dai propri affetti in semplicità, se questo è il loro ultimo desiderio su questa terra.

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