Francesco Greco: Vaffanculo

Giuro, è vera!
Il direttore mi ha mandato, tempo fa, a intervistare il sindaco di un piccolo paese della provincia pugliese che aveva fatto il 90% di differenziata.
Se non era una balla elettorale, o enfasi da uffici-stampa, era una notizia.
Entro in municipio e mi dirigo verso un ometto anonimo dietro una spessa vetrata.
Sta scrivendo qualcosa, per finta, tossisco, alza lo sguardo miope dietro spesse lenti tipo fondi di bicchiere e dice: “Vaffanculo!”.
Mi giro, mi guardo intorno: forse non ce l’ha con me, non mi conosce, non mi ha mai visto. Sicuro che sta bene di testa?
Solo che nell’atrio non c’è nessuno, solo io: sono ‘ste cose che mandano i cristiani dagli strizzacervelli, e come niente ti ritrovi ai piedi un calzino giallo rapazzàtu (rattoppato) e uno rosso, bucato sotto al calcagno, e la carta di credito dimagrita un sacco.
“Scusi…”, balbetto alzando il dito indice.
E quello di nuovo, stavolta quasi arrabbiato, ripete: “Vaffanculo!”.
Salgo al primo piano e il sindaco del paese esce un istante dal sito di Moana Pozzi (censured) e mi spiega la sciarada: ogni giorno va così tanta gente in municipio, a rompere le palle, con le richieste più strane, spesso fuorilegge, che se le assecondi ti ritrovi con le manette ben strette ai polsi, che ha dovuto aprire dopo l’URP (Ufficio Relazioni col Pubblico), un altro sportello col solo incarico di mandare affanculo i cittadini dalle 8 alle 14.
E’ l’ufficio “Vaffanculo!”, apprendo estasiato da questo input un po’ barocco un po’ marinettiano: il primo al mondo, credo, ma il sindaco non ci tiene al copyright, non chiede i diritti d’autore.
Questa sì che è una notizia, cavolo che culo!, stamattina: sono capitato al momento giusto al posto giusto: è uno scoop, cercherò di venderlo alle tv: prendo qualche appunto.
Il mio interlocutore ha l’aria di un uomo di mondo, è di sinistra-sinistra, si definisce “un vecchio sessantottino”, s’è laureato col 18 politico, e perciò penso che glielo posso chiedere:
“Ovviamente, quelli che manda a quel paese per primi sono i suoi elettori, credo…”.
Ridacchia con aria di complicità dietro il baffo brizzolato.
Ho indovinato. Il voto di scambio è sempre sottinteso. Sono quelli che fanno le richieste più strane: vogliono costruire case abusive a due metri dal mare, inserire i loro terreni nel Pug (Piano urbanistico generale), e quant’altro. Roba da manette ai polsi.
Mi fa strada mentre scendiamo a prendere il caffè al bar dello sport che dà sulla stessa piazza del municipio. Il prossimo anno ci sono le Europee, lui si vuol candidare, dicono i pettegoli, e quindi mi usa per la sua campagna elettorale.
L’impiegato brufoloso, quando gli passiamo davanti, mi scruta per sapere chi sono e che ci faccio là: ci tiene al suo posto fisso avuto con la raccomandazione della Dc, deve aver letto dei 30mila suoi colleghi sbattuti fuori dal governo di Atene: è pallido, ha la febbre, forse la diarrea. Se lo cacciano che fa? Non saprebbe appendere un quadro alla parete senza far venire giù la casa.
Non so se metterlo nell’articolo con nome e cognome – ce l’ha scritto su una targhetta attaccata alla camiciola ordinaria, da mercatino rionale – o no: ha l’aria depressa: e se poi si suicida? Magari tiene famiglia, la moglie mi rompe le palle con gli avvocati. No, lo lascio fuori…
Il sindaco esita un istante e poi, mentre zucchera il caffè, sotto lo sguardo del barista che ho visto da qualche parte (forse sui giornali dopo un blitz della Polizia contro spacciatori di cocaina), decide di darmi lo scoop, eccolo: sta anche per bandire un concorso per interpreti. Il bando è già sul sito del Comune.
E’ un paese di immigrazione e turismo. Serve uno che mandi affanculo in arabo gli ambulanti magrebini che ciondolano sulle spiagge vendendo cianfrusaglie, parei, roba taroccata, gli eterni sfaccendati in albanese che fanno i pusher, i bottegai cinesi sconosciuti al fisco nell’idioma di Shangai, i topi d’appartamento rom in rumeno, i neri enormi con le maschere apotropaiche, le badanti belle in carne in polacco o bulgaro, le turiste bonazze che vengono per provare la virilità del maschio latino in tedesco, ecc.
Mentre ci stringiamo la mano me ne ricordo e ne approfitto per raccomandare Bula-Bula, una bellissima, gigantesca mignotta nigeriana, amica mia, tutta gambe e minne (seno): lavora, (eccome!, altro che crisi, spread e default), sulla Galatone-Nardò, tiene su il Pil alla faccia di Tremonti e di Passera: è pratica di lingue, si è laureata a Lagos, con una sessione d’anticipo: ma Passera non lo sa: peggio per lui…

4 Comments on "Francesco Greco: Vaffanculo"

  1. una trovata davvero vaffascinante.
    : )
    poi però c’è il problema di quelli che non si recano allo sportello dell’urp. una recente metanalisi ha dimostrato che oltre l’80% delle “richieste più strane, spesso fuorilegge” sono formulate nel contesto di incontri che si tengono al di fuori degli uffici istituzionali, come, ad esempio, sulla galatone-nardò.
    consiglio pertanto al sindaco di bandire un concorso per almeno un posto di fatturino (automunito e referenziato, astenersi perditempo) per recapitare l’insulto direttamente al domicilio del questuante. tale nuovo pubblico ufficiale si chiamerà “vaffatturino”.
    : ))
    ma poi era vero o no che faceva il 90% di differenziata?
    (occhio, refuso: “dietre”)

  2. Mi sono divertita molto. Bello questo scrivere scanzonato.
    Apro uno sportello: FTCLC (fosse tutta così la cronaca) + rincaro Malos = grazie!

    Doris

  3. wow, il genio dei tarantolati!

  4. incantevole direi!

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