9 Comments on "(Calling Orson) Nina Maroccolo"

  1. interessante.. da ricavarci una possibile imago…

  2. Caro Roberto!!! Ma hai guardato/letto all’interno?

  3. PS: ti scrive Plinio, appena torna a respirare… 🙂

  4. ENTRARE DENTRO LO SPARVIERO: troverete IMMAGINI e POESIA CHE HANNO UN SENSO… Un caro saluto, soprattutto a ZannaB.

  5. Giancarlo locarno | ottobre 11, 2012 at 07:36 | Rispondi

    Mi appare come la descrizione di un passo di un personale “Libro rosso” (come quello di Jung).
    Ci impiega 40 anni l’animus per intridersi nell’anima, alla fine ci si scopre nel gelo polare, m a ormai lupo della steppa.

  6. ZannaB. mi ha detto che ha letto il tuo splendido e fatato testo cara Ninette e ti saluta con gioia infinita. Quando ti leggo Nina io provo qualcosa di grande, la tua è una scrittura che sento sacra, piena di spazi incontaminati eppure così pieni di storia umana, storia atavica, ancestrale, quella che arriva ai recessi più insaputi e propri. È come assistere al sussurrare del tempo, un vento pieno di voci diverse, unicamente unite e ascoltate. Sei una traduttrice rara Ninette… preziosa. Grazie per i tuoi doni.

    Doris

  7. Il volo, l’anelito al volo, una costante della poetica di Nina. Un librarsi in alto come atto purificatorio. Sguardo necessario carico di sofferenze, dell’anima, dell’umanita’.

  8. “possiamo sognare tutto o niente –
    perché domani è vicino. Perché la notte
    bussa agli occhi – ci irrora l’immaginario
    straordinariamente.”

    come straordinariamente scrive Nina, comunicando il volo e il cammino, offrendo se stessa in ogni immagine e in ogni parola, lucidamente attenta al dolore che carica spalle e cuore degli esseri umani.
    grazie
    cb

  9. il sogno è quello dello “sparviero”, ma la metamorfosi è delle tenerelle “è l’ali volatrici di piccole violette
    dette le tenerelle – i loro petali di pelle”
    perché sono quelle bellissime “ali volatrici”, quelle piume che fremono ad alzare gli occhi e aprire gli sguardi, anche del cuore “sparviero”.
    Nina che usa il remoto per addentrarci nel mito.

    un abbraccio

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