Paola Musa: Ore venti e trenta

Sotto lo stesso tetto

Non m’importa che tu vada a puttane

in fondo chiami puttana anche me

sotto lo stesso tetto ogni giorno

strappandomi di mano le camicie

buttando la mia cena dentro al secchio

cercando un compare in nostro figlio

che ridacchia delle mie cosce gonfie

e del mio culo troppo grosso.

Non m’importa sotto lo stesso tetto

gli inferni s’inabissano

le parole si confondono

livide rabbiose unte

come le mie mani

che alla domenica controlli

perché nessuno veda lo sporco

che mi hai infilato a forza nelle unghie.

Non mi aspetto nulla sotto lo stesso tetto

è tutto lecito e anche logico come

la vergogna

ospite nella stanza delle scope

non ha altro posto dove andare

e lo sciacquone copre il suo lamento

si mischia alle tue urine.

Ed ora stendo le lenzuola a pizzi del mio corredo

e impreco su mia madre e sulle donne e su me stessa

e sui letti su cui dormi veloce con la schiena sudata

lontano da questo tetto in cui hai murato il mio cuore.

*

Il fioraio

Accanto alla via del cimitero

mi apparecchio due volte a settimana

un piccolo negozio sul fiorino

ho crisantemi, dalie, margherite,

ogni colore per anime ferite.

Ma se potessi, Rosita,

fiore sbiadito che per la strada

fai la vita, li donerei soltanto a te

che nei giorni d’inverno

sembri una foto su un altare

e ti tremano i fianchi da far male.

Che se ne fanno i morti, di quei fiori,

perché non vedono i passanti che tu muori

accarezzando un corpo sconosciuto

ti sposerei, ma tu non hai voluto.

E allora vago all’imbrunire in questo coro,

parlo coi volti affissi su una lapide,

mi confido con loro, che sembrano capire.

L’attesa qui è un silenzio senza fine.

Rosita, vieni a casa, due stanze con balcone,

io non guadagno molto ma per te potrei rubare

toglimi i fiori che non riesco a respirare.

Vieni Rosita, si può ricominciare.

L’hanno detto anche i morti che soli si sta male.

*

Canti di paese

Cara Irma, da quando mi hai lasciato

la cucina si è incrostata di caffè

il pavimento è diventato il calendario

dei miei giorni di Alzheimer,

nessuno che cancelli il tempo andato.

Irma cara, ti avevo promesso

il ritorno in paese, un piccolo orto

e una pensione operaia,

ma tu cocciuta te ne sei andata prima

non c’era robustezza ma solo volontà

nel tuo corpo invecchiato.

In questo alveare morirò, accostato

al pane che mi restituisce in briciole

questa grande città, non l’abbiamo

mai amata ma ci ha dato i figli

che ora mi visitano come si visita

una tomba, ogni domenica

o anche il martedì, quando va bene.

Io vado e vengo, soprattutto aspetto,

coi miei compari di panchina

che la morte si allontani,

e quando torno a casa, sull’ascensore,

se salgo con qualcuno non voglio salutare

e mio malgrado un braccio tremante mi tradisce.

A volte in questo immenso rifugio di cemento

vedo corpi di donne ma sono uomini,

a volte hanno un colore oscuro o acerbo

a volte portano il velo o strani cesti

e non so se sono donne, o uomini.

Forse sono solo i miei fantasmi,

Irma cara. Mi visitano nelle ultime ore

abitando oltre questa parete

da cui salgono i canti sconosciuti

di chissà quale paese ignoto

cui non faranno ritorno, come noi.

***

L’ultimo libro di Paola Musa,
“Ore venti e trenta”: un TG della sera in versi.
“Accarezza la terra del figlio che verrà, perché il figlio che è andato non abbia costruito invano il suo passaggio” con questo inno “ecologista” Paola Musa apre, con il prologo dal titolo “Civiltà”, il suo ultimo libro, dal titolo “Ore venti e trenta”

continua qui

11 Comments on "Paola Musa: Ore venti e trenta"

  1. “un TG della sera in versi”, dicono le note, incluse nel post, che accompagnano il libro di Paola Musa. Immagine non proprio azzeccata anche se aiuta a indirizzare il lettore sulle tematiche che affronta il libro, o piuttosto su un certo realismo che lo contraddistingue. Queste tre poesie, molto belle, ci propongono una prospettiva che va oltre quanto e’ semplicemente testimonianza, presa di posizione. Hanno, infatti, il dono di tracciare dei sentimenti e raccontare delle solitudini annullando le distanze tra noi e l’altro; grazie a un lavoro, molto riuscito, di immedesimazione e controllo della forma.
    Un grande grazie all’autrice e a Maurizio per avercela proposta
    Abele

  2. Poesia di autentica vita, emerge dai versi il canto attento, empatico, partecipato di un anima che con compassione testimonia la bellezza intrisa del pane della sofferenza.
    Grazie
    Antonella

  3. Che bellezza. se potessi aggiungere direi un TG della sera in versi che guarda gli sguardi.
    Veramente un grazie per questa proposta che in questo momento mi serviva e ri.appacifica alle parole.
    Paola, bravissima.

  4. Non lo conoscevo…le sue parole colpiscono dritto al cuore, come i grandi poeti sanno fare.

  5. Davvero tre scritti stupendi. C’è tanta umanità in questi versi. Complimenti! Piacere di conoscerti Paola!

    Fernando

  6. …un pugno allo stomaco, com’è la vita di ogni giorno… così è la poesia.grazie.

  7. Dal dolore nasce la poesia e questi tre componimenti sono tre pugnalate al cuore di chi sa scrivere versi reali
    complimenti a gli autori

  8. Grazie di cuore per i vostri commenti partecipati…l’idea della raccolta e’ quella di raccontare gli individui, le piccole storie del quotidiano, le periferie – per parafrasare Pier Paolo Pasolini – nella loro ‘disperata vitalità”,

  9. Rosanna Varoli | giugno 19, 2012 at 17:43 | Rispondi

    Grazie, gentilissima Paola, di questa poesia che fa proprio quello che io mi aspetto: come dice lei, raccontare gli individui, le piccole storie del quotidiano, le periferie… la poesia necessaria, quella che serve, insomma… Nella mia città, Parma, in questi giorni, si tiene un festival della poesia. Lo facciamo ormai da anni, io offro il mio piccolo contributo leggendo i lavori dei poeti che vivono e lavorano qui da noi, ma arrivano anche importanti ospiti stranieri, poeti ormai…laureati. Sarebbe bello averla tra noi, il prossimo anno: cercherò il suo libro, lo proporrò ai nostri organizzatori. Mi ci sento… a casa, nella sua poesia. La saluto cordialmente, Rosanna Varoli

  10. Cara Rosanna, leggo solo ora il suo post…grazie per le belle parole. Se non dovesse trovare il libro, mi scriva al seguente indirizzo: paola.musa@libero.it. Faro’ in modo di spedirglielo. Un caro saluto. Paola Musa

Leave a comment

Your email address will not be published.


*