(Calling Orson) Margherita Ealla


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il sangue lungo il suo geranio rosso.
Potere questo, un mattino, poi ripreso
dal calore terrestre cresciuto sulle dita.
Non esiste una carne assoluta perché laboriosa.
Anche la morte è una volta sola
unita all’ossatura con il prodigio della catena.
Una talea questa carne bambina, spesso ci assedia,
ma dalla finestra guarda la strada. Ha già attecchito
metti via il coltello dalla gola.
.
*
[la bambina dal sorriso di dolce natalizio
posa un fiocco e rimane vitale.
Dentro le piccole clessidre
goccia a goccia
si forma la natura del miele
in che altro il rossore
l’anello verde degli occhi
i baci non solo per baciare]
.
*
ma i fiocchi avanzano e il sangue è sparso
malgrado tutto le labbra riuniscono
e dentro al cerchio c’è ancora posto.
Perché è così che l’orco rimane fuori
può certo dire
-che bei pensieri, li mangerò uno ad uno-
ma non avrà il mio né il tuo
sulla cima della testa prova invano.
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11 Comments on "(Calling Orson) Margherita Ealla"

  1. Margherita inanella versi-pensieri che fissano il femminile ad una essenza terrestre e insieme magica. come file di pietre poetiche lapidarie che suggeriscono visioni a catena: l’adolescenza, il geranio mestruale,la distanza naturale dalla violenza, la necessità del cerchio collettivo… E’ uno sguardo femminile nuovo e fortemente evocativo, che sono sicura avrà larga accoglienza. auguriiii!
    annamaria ferramosca

  2. Annamaria generosa, grazie del bellissimo commento che tocca con sensibilità ogni punto di questo “calling orson”.
    Ti stringo.

    grazie anche a Mariella e Maria per il like

    ciao a tutti

  3. Grande poesia, grande quando va oltre l’adesso e scava in un prima per avere radici e forza per un dopo.
    molto molto brava, Margherita.

  4. ………….
    Una talea questa carne bambina, spesso ci assedia,
    ma dalla finestra guarda la strada. Ha già attecchito
    metti via il coltello dalla gola.
    ………….
    ma i fiocchi avanzano e il sangue è sparso
    malgrado tutto le labbra riuniscono
    e dentro al cerchio c’è ancora posto.
    Perché è così che l’orco rimane fuori
    ………..
    non esiste altra salvazione
    se non lasciare ancora spazio…
    che fortifica…

    Bene Margherita, un saluto!

    Maurizio

  5. Questa poesia m’ha inquietata subito, appena ho iniziato a leggerla, alla fine la parola “orco” mi ha del tutto ghiacciata insieme a quel geranio rosso, vivo, che scorreva. E c’è un verso toccante: “anche la morte è una volta sola”. Lo traduco come un “meglio la morte”.
    Tuttavia vedo una speranza, il “cerchio” quasi magico dell’amore che difende e impedisce l’accesso ai malintenzionati.
    La tua poesia distilla come quel geranio rosso.

  6. Grazie Romeo, Maurizio e Mimma per i vostri commenti che testimoniano ricchezza di lettura e attenzione. Un abbraccio! Grazie davvero! e Buona Pasqua per intanto.

  7. nessun assoluto, in quanto astrazione, può prendere corpo (compresa la carne). dunque, concretamente, parto dal parto (col geranio rosso sangue s’apre il viaggio), difatti, l’altra cosa che avviene una volta sola oltre la morte, è la nascita. e allora sento la “catena” non solo come schiavitù, ma anche come potere della reazione a catena: la carne genera carne (“fetalea” uterina), ed ecco il senso delle enormi capacità rigenerative della “carne bambina” che attecchisce dando vita a un nuovo esemplare (splendido il senso tattile del calore sulle dita). in senso figurato, poi, la carne bambina che “dalla finestra guarda la strada” mi fa pensare sia all’affrontare la vita (prole e parole crescono e poi vanno per la loro strada) che alla permanenza in noi della carne bambina che fu (posa un fiocco e rimane vitale).
    nell’ultima sezione, in parallelo al nevicare dei fiocchi di tempo che avanza e si deposita dentro le piccole clessidre, ormai adolescenti, si avverte l’importanza del fare “gruppo” (amici, famiglia etc): i baci (oltre che effusione amorosa) segnano il legame affettivo che fa cerchio (calling orson!) e l’orco (in senso lato: vita grama, depressione, dolore) rimane fuori. baci, labbra, parole, pensieri più o meno scritti: ecco la forza del *noi* (adulti e bambini) che ci lega e ormeggia in *cima* a queste pagine bianche, dove una coltre di fiocchi di neve fa da “cappuccio” protettivo (lo strato di neve, in effetti, protegge le piante dal gelo invernale). ergo, uno ad uno, l’orco sì, ci mangerà, ma ad uni ad uni (adu-nati e uniti), no: come si suol dire l’uni-one fa la forza…
    bacioni
    : )
    malos

  8. Giancarlo locarno | aprile 6, 2012 at 08:52 | Rispondi

    Penso che sarebbe bello avere una carne assoluta, nello stesso senso in cui si avrebbe un orecchio assoluto, per una migliore percezione della musica.
    Una carne bambina e staminale in grado di trasformarsi in qualsiasi cosa, e di attecchire e proliferare come un vegetale.
    Il cerchio è la zona limite, il confine con la morte, un rituale di esorcismo, e a riguardo mi sembra convincente il pensare (forse di Epicuro) che tanto quando ci sarà lei non ci saremo più noi, e quindi di cosa preoccuparci?

  9. E’ una poesia che mi prende assai 🙂 e il merito anche questa volta va a mia figlia – carne bambina che ho visto venire alla luce, cosi’ tanto che in quel momento mi sono visto ri-nascere. Non tanto, spero, per quel bisogno egoistico e immorale di vedersi prolungata l’esistenza attaverso un figlio/protesi di se stessi, ma in quanto, soprattutto, atto di rivelazione e inevitabile immedesimazione con chi nasce gia’ antico e ha uno sguardo ancora incontaminato su tutte quelle convenzioni e costrizioni che poi chiamiamo vita. Il futuro e’ donna, mi permetto di aggiungere.
    Un caro saluto a tutti.
    Abele

  10. ma voi siete strepitosi!!! Grazie Malos, Giancarlo, Abele, vi stringo e un bacio alla bimba di Abele!
    Stupendo il cerchio che evocate e la rinascita che auguro a tutti e spero vivissima

  11. È bellissima. Inquieta ma di brivido già volto al sereno: “… ma dalla finestra guarda la strada”, nonostante l’assedio si può continuare. Il tuo scrivere, Margherita, è straordinario.
    Doris

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