Vincenzo Errico: versàti lì, dove il muro corre

Fabio Brognara - Passaggio n. 2

 

 

IX

 

Ah, quanto ebbi a dolermi

della permalosità che altri

credettero di trovarmi.

 

E quanto ancora ora che,

solo, disteso,

sento andare via l’effetto

del ricordo infantile

della barricata di pietre

che arrestò cavallo e carro,

del gioco del lupo attorno

al gabinetto posto al centro

d’un giardino di vicini,

del furto di coperchetti

alle biciclette poggiate lungo

la muraglia del campo sportivo,

della lucertola morta

offerta nel pane ad un’amica;

 

fino al ricordo della sera

della partenza per Roma

quando, già grande, per le vie

della campagna, sotto la pioggia

sonante a intervalli, un popolo

di rane con impermeabili lucenti

sull’asfalto procedeva, chissà dove.

 

Letterarie diventano le storie,

quasi fiabesche a dirle

e scopro, inzuppato nella

distanza della memoria,

la solitaria andatura del tempo,

 

mentre disteso sul letto,

come letto steso, il corpo s’allunga:

ombra di lampione nella via.

7 Comments on "Vincenzo Errico: versàti lì, dove il muro corre"

  1. Che bei versi, Vincenzo. Il “IX” fa pensare che è o sarà un poemetto, nel bel mezzo della tua vita… Mi ritrovo nei furti di coperchetti; alla lucertola non ci sarei mai arrivato, semplicemente perché non avevo una buona mira.
    un abbraccio
    abele

    • Ciao Abele, sì, è un poemetto di un pò di tempo fa, proprio nel mezzo della mia vita… Mi è venuto in mente, e l’ho proposto, in questi giorni di pensieri sull’andare, sul tornare…
      Un saluto.

  2. letterarie diventano le storie, quelle di maggior valore

    complimenti Vincenzo

  3. …..un popolo

    di rane con impermeabili lucenti

    sull’asfalto procedeva, chissà dove
    ……
    sui furti dei coperchetti ci si ritrova tutti…:)…e alle
    lucertole ben altre atrocità…:(…

    Bella Vincenzo

    Un saluto

  4. buffo voltarsi dietro e dirsi fiaba del passato, buffo ma vero. In fondo, niente e nessuno è quello che rimane. molto bella. Bravo.

  5. Davvero bella Vincenzo. Pescando nel tuo vissuto hai fuso vita e poesia, velando di mistero, come fosse un filtro della memoria (intrisa delle proiezioni nel passato della tua vita presente), i tuoi ricordi. Mi hanno colpito particolarmente, in questo senso, i versi:

    “fino al ricordo della sera
    della partenza per Roma
    quando, già grande, per le vie
    della campagna, sotto la pioggia
    sonante a intervalli, un popolo
    di rane con impermeabili lucenti
    sull’asfalto procedeva, chissà dove”.

    Bravissimo, come sempre del resto.

    Fernando

  6. Un grazie a tutti per la lettura di questa trama del tempo che confonde, raduna e lascia…

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