Nina Maroccolo – Il Giorno della Conoscenza

Chagall

 

Si chiamava Sergej. Aveva otto anni.
Quel mattino Sergej camminava sul marciapiede costeggiando il muretto che separava il parco-giochi dalla via principale di Beslan. Passava sempre da lì per andare a scuola, e fu in quel tratto che gli fiorì un pensiero.

 

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Nina Maroccolo – Il Giorno della Conoscenza

16 Comments on "Nina Maroccolo – Il Giorno della Conoscenza"

  1. Nina Maroccolo | novembre 9, 2011 at 13:40 | Rispondi

    Ti ringrazio, caro Abele, per questa sorpresa… Questo racconto l’ho scritto anni fa, poi l’ho rivisto solo in alcune parti. E’ uno degli scritti a cui tengo di più… Beslan è sempre nel mio cuore, Beslan e i suoi 150 bambini… Beslan distrutta nel primo giorno di scuola, chiamato proprio “Il Giorno della Conoscenza”…

    Grazie ancora,
    Nina*

  2. rosaria di donato | novembre 9, 2011 at 14:28 | Rispondi

    Racconto lacerante scritto in una prosa poetica che acuisce la tragicità degli avvenimenti, li rende più vivi e più vicini, inenarrabili e indimenticabili al tempo stesso..
    Ma quante contraddizioni ha la storia del ‘900? Quante nefandezze e quante violenze non mai espiate se non dalle vittime?!

    Un saluto,
    Rosaria

  3. Lascia un segno profondo, questo racconto, muove memoria di sentire e di pensiero. Grazie.

  4. Giancarlo Locarno | novembre 11, 2011 at 08:15 | Rispondi

    Un bel racconto-lirica che apre una delle crepe del novecento che si vorrebbe nello stesso tempo dimenticare e ricordare.

  5. Stupefacente, Nina, come il tuo stile calibrato, denso e terso, riesca anche in un breve testo a passare da un genere all’altro – poesia, narrativa, teatro – o forse è quel tuo tutt’uno che va oltre le definizioni; e come la Storia si apra continuamente a un nuovo sguardo, a un’altra domanda. Grazie!
    Abele

  6. Grazie Nina. Come commentare… Questa volta mi sento inadeguato. Posso solo dire che se c’è com-passione, riusciremo a salvare la nostra umanità. Questo è il compito civile dello scrivere. Tu, Nina, ci sei riuscita. E per questo ti dico grazie.

  7. Grazie!!! Come ho scritto all’inizio, “Il Giorno della Conoscenza” ha una valenza particolare in tutta la mia produzione letteraria.
    ABELE, tu lo sai quanto io sia legata alla memoria storica: questo racconto l’ho scritto a caldo, non mi sono data la possibilità di “rimandare”. Sentivo che non era possibile.

    Il mio Sergej è un piccolo Fiore di Loto. Sin dall’inizio sa quello che accadrà, ma ugualmente va a scuola. Lui sa di Anja, l’insegnante: insospettabile kamikaze.
    Intorno ad Anja, c’è la Russia di Lenin e quella di Stalin; una madre anziana (di Anja) che rifiuta lo stalinismo, memore combattente della rivolta del ’17.
    Emergono le Grandi Madri.

    Insomma, ci sono tante cose. Al solito, farò impazzire il lettore…
    Questa è la mia cifra: non posso stare lontana da ciò che mi circonda, non posso smemorarmi per eventuali difficoltà o fatiche o pigrizia. Affronto tematiche taglienti.
    Il lettore deve ricevere un input, entrargli dentro e – possibilmente – scuoterlo.
    Sono presuntuosa? Può darsi.
    Ho una responsabilità verso gli altri che devo assolvere.
    La scrittura è il mio viatico.

    PASQUALE, come voi tutti, ha centrato l’essenza:
    “Questo è il compito civile dello scrivere.”
    *
    Grazie di cuore anche a ROSARIA, ANNA MARIA, GIANCARLO.

    Nina*

  8. ABELE: grazie per l’immagine… Chagall è perfetto!

  9. monica martinelli | novembre 13, 2011 at 14:20 | Rispondi

    E’ proprio vero che Nina Maroccolo mette sempre a segno il “compito civile dello scrivere” e che in questo breve ma densissimo testo c’è tutto quanto:poesia, narrativa, teatro, storia, perchè la vita è fatta di tutto questo.
    Quanta lirica sofferenza – avida di vita -, quanto strazio esploso come nell’eruzione di un vulcano ci sono in questo tragico racconto che descrive il presagio del tremendo prima della fine. Ed è di grande impatto emotivo come il dolore grida e si agita nelle parole di Nina. Il dolore non solo di un popolo e di un paese, la Cecenia “nucleo stellare morente”, ma quel dolore universale, stellare che esplode e implode con i suoi “residui d’innocenza” e incendia nel suo passaggio magmatico.
    Grazie Nina per la tua memoria storica espressa in modo così intenso e folgorante, e grazie a Abele per aver postato questo racconto.
    Un caro saluto a tutti.
    Monica

  10. Affascinato anch’io da questo stupefacente racconto. Si dice che quando si sfiora la morte, tutta la vita ci passa davanti. Ecco qui che nella mente della protagonista si materializza la storia russa, ideali, contrasti inestricabili e tragedie in un continuo dialogare tra personale e universale. Cosa che si riflette anche nel dialogo continuo tra prosa e poesia. Il tutto caricato da un pathos travolgente che avvince il lettore. Emozionante è dir poco.

    Ciao Nina e un saluto a tutti!

    Fernando

  11. eppure trovo volute barocche, in queste architetture tragiche, dense sì, e cariche di toni scuri, curvature del dolore che s’incarna, di solito, come una selce che taglia e che poi, se dura a lungo, diventa costruzione del corpo.Ecco, questo vedo, questa costruzione millimetrica, una lavorazione sopra altre e dentro, senza che trovi una fine questa archeologia interiore. Grazie,f

  12. la storia, purtroppo, è piena di nefandezze e di azioni i cui fini rimangono, spesso, inesplicabili. Ci rimane il nostro senso percettivo per dare spiegazioni personali ad avvenimenti che esulano dall’umana logica. Beslan è una delle piaghe più profonde di cui ci si può solo vergognare, una ferita che ancora sanguina e mi sembra lontana dalle cosiddette “stragi di stato” rimanendo solamente aberrazione fanatica del concetto di libertà o, meglio, di strada per raggiungerla. Nina Maroccolo racconta di questo assurdo avvenimento e lo fa con l’intera gamma dell’espressione poetico letteraria. Già Evgeny Evtushenko aveva scritto una poesia dal titolo “ La scuola di Beslan” , che rende, e tanto, l’idea del dolore e dell’indignazione ma la Maroccolo non si limita al generale, va oltre, consuma parole nel dettaglio perché la storia di Sergej e la storia di ogni bambino che ha smesso di giocare quel giorno, di Anja che, per chissà quale disegno divino, ammetteva quell’azione e di una Russia un po’ telecomandata da potenze esterne con un Eltsin travestito da sovietico.
    Beslan è un tragico evento per la Russia postcomunista che difficilmente si metterà da parte.
    Ringrazio Nina Maroccolo per la bella lettura ricca di poesia.

  13. La scrittura di Nina, il suo stile inconfondibile capace di fondere la poesia e la prosa in un genere unico e “perfetto” mi accompagna ormai come amica inseparabile. Ma oltre lo stile quello che amo in Nina sono i temi da lei affrontati. Mai banali, mai scontati. Veri, sempre terribilmente veri. E Nina scava, scava nell’animo del mondo e non ci sono limiti al sentire e al percepire.
    “Il giorno della conoscenza” è un altro piccolo immenso capolavoro di Nina, uno dei molti che lei ha scritto.
    Nina, ora mi rivolgo a te, in prima persona: dal mio piccolo e modesto punto di vista tu sei una delle penne più elevate della nostra contemporaneità e lo sei nel modo più nobile perchè la tua scrittura non è fingimento, ma esternazione della tua anima.
    Grazie mio bianco gabbiano per il tuo bianco volare.
    Cinzia

  14. Cara Ferni,
    non mi interessano le classificazioni. Barocca, non-barocca, neobarocca, rococò. Ne faccio a meno…
    In realtà è la Paura la vera archeologa dell’interiorità! Cerco di superarla, sconfiggendo lentamente piccoli fossili: un percorso, ovviamente. Sono d’accordo con te quando dici che la mia scrittura, come questo racconto, è “millimetrica”… Le mie parole, ogni singolo passaggio è, in realtà, il frammento di una partitura musicale, che tende a dare completezza e unitarietà allo scritto stresso.
    Questa è la mia cifra. Non scindo mai la musica dall’architettura narrativa.

    La scrittura non è sola parola. Per me è fonte continua di ricerca ed esplorazione… Non del dolore, ma della sua comprensione. Per questo affronto temi che indagano il “male”, la Storia che non ci ha saputo e voluto salvare… Contrariamente a quanto si pensi la natura drammatica del mio fare scrittura vuole portare alla riflessione. Sta al lettore decidere.

    Il mio corpo è molto elastico, mia Ferni! Te l’assicuro… :-)))

    *
    Grazie infinite per i vostri interventi. Spero di ripassare e lasciare qualche altra orma…
    Un carissimo abbraccio

    Nina*

  15. Abele, Monica, Sebastiano, Fernando, Pasquale, Anna Maria, Cinzia, Ferni, Giancarlo e Rosaria:

    L’IMPEGNO CIVILE DELLO SCRIVERE (Pasquale Vitagliano:-)

    Namastè,
    Apple Ninette Rosette***

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