Plinio Perilli: HOLLYWOOD ODIOSAMATA (13) – Alcolizzate o quasi…

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13 – Alcolizzate o quasi…

   Le nuove dive europee saranno infatti ambigue, duttili, affascinanti e a tratti quasi emaciate: la Catherine Deneuve, Anouk Aimè, Anna Karina, Isabelle Adjani, Isabelle Huppert e altre, interpretano una donna moderna non più “maggiorata”…

   All’estero, è ora la volta di Julie Christie e Vanessa Redgrave, Dominique Sanda e Florinda Bolkan, Jeanne Moreau e Glenda Jackson, Marina Vlady e Maria Schneider, Jane Birkin e Jacqueline Bisset, con tantissime altre (talune impegnate spesso su set italiani), fino alle più recenti Hanna Schygulla o Emma Thompson… Come in America di Natalie Wood e Tippi Hedren, Jane Fonda e Shirley MacLaine, Anne Bancroft e Geraldine Page; e poi ancora, via via esordendo, Gena Rowlands (moglie e musa di J. Cassavetes) e Mia Farrow, Glenn Close e Geraldine Chaplin, Anjelica Huston e Meryl Streep, Diane Keaton e Susan Sarandon, Shelley Duvall e Sissi Spacek, Sigourney Weaver e Jodie Foster, Debra Winger e Michelle Pfeiffer, Melanie Griffith e Winona Ryder… Fuori quota quella meravigliosa, eterna cerbiatta di nome Audrey Hepburn (da Sabrina alla Natasha di Guerra e pace, da Colazione da Tiffany a My Fair Lady), l’unica idealmente capace, ora nel ricordo, di entrare e uscire dal mito, di irriderlo o consacrarlo nello stesso modo.

   E rivediamo una delle scene più forti di Splendore nell’erba (1961), uno dei capolavori di Elia Kazan, umbratile atto d’accusa contro il conformismo sessuale e il moralismo statunitense, ci torna in mente la nudità stravolta, nevrotizzata della splendida e povera Deannie/Natalie Wood, in piedi nella vasca da bagno, che grida indispettita alla madre invadente: “Non è successo niente con Bud [Warren Beatty]!… Sono ancora pura, Mamma, pura!”…

   Natalie Wood! Ragazzetta in Gioventù bruciata, e poi grande interprete. Ma vent’anni dopo, e dieci dopo Marilyn, troverà anche lei la morte in un sospetto suicidio.

   Alcolizzate o quasi sono finite Gilda (la Rita Hayworth) e anche Ava Gardner (per sempre, in fondo, moglie di Sinatra, anche distanti l’intero oceano, lei a Londra, lui in California o a Las Vegas). Distrutta psicofisicamente finì del resto pure Judy Garland, a pochi anni dal fulgore e dal trionfo di È nata una stella (1954)… “Ricordiamo il saggio di Fiedler su Amore e morte nel romanzo americano:” – scrive Goffredo Fofi – “le bionde sono l’Europa, l’aristocrazia, la fragilità e le more la sensualità, il meticciato, l’istinto e hanno qualcosa del nero e dell’indiano… Ava Gardner turbava i sogni del pubblico statunitense e perfino dei suoi produttori, che non sapevano mai bene come servirsene.”

   Edgar Morin, nel suo saggio sul divismo (Le star), le ha infiorato un’intera devota innografia: “Ava Gardner è troppo grande per una Hollywood diventata così piccola… È una regina senza regno e i suoi sudditi sono sparsi per il mondo intero… Amano in lei la bellezza di una dea, il tormento di un’eroina, la pienezza della femminilità…”.

   E quanti incidenti d’auto!, pessimi finali per film vissuti e non girati: Constance Dowling (la bella di Pavese!), Jayne Mansfield… Per non parlare dell’atroce fine anche di tante altre splendide attrici europee: Jean Seberg, la “Sissi” Romy Schneider….

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© Plinio Perilli, casa editrice Mancosu (Roma), 2009
® Vietata ogni riproduzione e/o uso del testo se non previa autorizzazione dell’autore.

puntate precedenti:

1 – L’inseguimento degli indiani alla diligenza

2 – Frank Capra: duro spaccato sociale e commedia rosa

3 – Topolino, il più grande attore di film sonoro…

4 – Hollywood Città Proibita

5 – “Più stelle che in cielo…”

6 – Il “Codice della Moralità” di William Hays

 
 
 

6 Comments on "Plinio Perilli: HOLLYWOOD ODIOSAMATA (13) – Alcolizzate o quasi…"

  1. un mondo che appartiene alla mia adolescenza e giovinezza, questo delle dive di cui da ragazze sentivamo fantasticare le nostre madri, e in seguito noi stesse a ricalcarne le mode.
    la fine tragica di molte di loro viene spesso attribuita a sistemi di vita dove l’eccesso è di casa.
    in effetti credo che la celebrità sovraesponga e che amplifichi sia i successi che i fallimenti.
    se poi si aggunge la facilità con cui il denaro procura mezzi leciti e illeciti per “dimenticare”, allora tutto diventa umanamente comprensibile.

    grazie, Plinio, per la chiara esposizione dei fatti e l’asciuttezza della scrittura..
    e ad Abele.

    cb

  2. giancarlo locarno | ottobre 2, 2011 at 20:20 | Rispondi

    Certe volte mi chiedo per quale oscuro meccanismo la fortuna,la celebrità e la prospettiva di una vita pienamente vissuta che questo teoricamente porta con sè, possa trasformarsi nel suo opposto,in una maledizione. Da ragazzino colei “che sola a me par donna” era laura Antonelli.

  3. Jessica Lange…

  4. Ciao, letto tutto di un fiato, avviluppata dalla disamina lucida e cruda che hai saputo vergare.
    Brava

  5. Plinio Perilli, era sottointeso.

  6. monica martinelli | ottobre 4, 2011 at 09:17 | Rispondi

    Grazie Plinio per queste tue appassionanti lezioni! E’ che più sono dive o femmes fatals più sono vulnerabili e fragili e allora, come dice Cristina, sconfinare nell’eccesso diventa necessario…
    Un saluto
    monica

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