Plinio Perilli: HOLLYWOOD ODIOSAMATA (5) –“Più stelle che in cielo…”

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5 – “Più stelle che in cielo…”

   “Più stelle che in cielo” recitava un motto pubblicitario della Metro Goldwyn Mayer… Il nuovo divismo si aggiornava. La Dietrich, la Garbo, la Bergman… Ci sono pagine bellissime, da scrittore “rondista”, raffinato e dandy, che Alberto Cecchi, dalle pagine del “Tevere” dedica già nel 1926 alle eroine via via dei nostri schermi, e del nostro più ardente e segreto immaginario…

   Veri elzeviri in punta di penna, corteggiamenti mentali e inseguimenti visivi… Sentite questo per Pola Negri, l’ultima fascinosa fidanzata del povero Valentino: “Lavora molto di occhi e di bocca – una bocca tirata all’ingiù come quella di una bambina – e al momento opportuno di anca e di gambe: fa palpitare ed ansimare il seno senza nessuno scrupolo, e il pudore le è sconosciuto. Adora la tragedia, adora pescare nel torbido, dove capita lei termina la pace…”.

   Ecco invece la piccola dichiarazione per Mary Pickford: “I suoi occhi non li abbiamo mai veduti se non meravigliatissimi, e la grazia del suo viso consiste tutta in quel cadere continuo dalle nuvole, in quell’indispettirsi, in quel ‘fare le bizze’ che ce la dimostrano una enfant adorabilmente terrible.”

   E che dire dei giovanili, squisiti “palpeggiamenti” lirici che Marco Ramperti, ripetiamo, riservava, dedicava a tutte le stelle del Cinema che più lo ispirassero, trasfigurandole in sincera, postdannunziana materia lirica”.

   Joan Crawford: “…Figlia dell’incubo e della notte, sempre ci appare disegnata all’acquaforte. Anche dopo l’avvento del film a colori, vedrete, non potranno mai stamparla sullo schermo che in bianco e nero…”

   Lillian Gish: “…piange come l’usignolo canta. Guardando l’una, o ascoltando l’altro, è la stessa sensazione confusa, inebriante, di tristezza e di serenità…”

   Carole Lombard: “…Oibò! Ella ha un bell’atteggiarsi come la Garbo, scattare come la Hepburn, menar d’anca come la Dietrich. Non si finisce a guardarle che il seno. Il più bel seno dello schermo, dopo quello di Mary Nolan! Pieno, spiccace, ghiottissimo. Ma che certamente, come le drupe, ha un nocciolo per cuore…”

   Myrna Loy: “…Ha la trepidazione subdola, continua, delle attinie: la belva che ha l’aspetto di fiore. Ha il sorriso riservato, cinctus, come quello che lo storico attribuiva a Teodora avvelenatrice…”

   A volte, il divismo era anche un problema di tecnica dell’immagine (e non parliamo di foto patinate alla Luxardo, raffinate e studiate, con una luce da studio…) Fotografare la Garbo, ad esempio, era molto difficile per via della mobilità espressivo del suo viso… Fu un operatore, Guido Seeber che, per primo, pensò di filmare i suoi grandi primi piani al rallentatore: espediente tecnico che finì per influenzare, mutarne perfino lo stile recitativo…

   Egregi studiosi dedicarono alla Divina Greta saggi sopraffini, forbite analisi fenomenologiche… Roland Barthes, ad esempio, stilò, annoverò tra i Miti d’oggi “Il viso della Garbo”: “È senza dubbio un mirabile viso-oggetto; nella Regina Cristina, che recentemente abbiamo visto a Parigi, il cerone ha lo spessore nevoso di una maschera; non è un viso dipinto, è un viso intonacato, difeso dalla superficie del colore e non dalle sue linee; in tutta questa neve, fragile e insieme compatta, solo gli occhi, neri come una polpa bizzarra, ma nient’affatto espressivi, sono due lividure un po’ tremanti. Anche nell’estrema bellezza, questo viso non disegnato ma scolpito in una materia liscia e friabile, cioè perfetto ed effimero a un tempo, raggiunge la faccia infarinata di Charlot, i suoi occhi di triste vegetale, il suo viso di totem.”

   Anche sulla Dietrich, fiorì davvero un’intera letteratura… Teso in un intrigante, divergente parallelo tra la Dietrich e la Garbo, Marco Ramperti supera poi se stesso, sposando l’intuizione bruniana, alchemica e sapiente della coincidentia oppositorum: può il ghiaccio bruciare, devastare più del fuoco? Può il fuoco congelarci l’anima e il cuore più di un’artica, estrema glaciazione?: “Nessuna delle due è presente: e il fascino è in questa distanza ch’esse mantengono tra noi e loro, senza che neppure se ne avvedano. Ma l’una, Greta, si esprime tutta; l’altra si palesa appena. L’una è tesa all’avvenire; l’altra al passato. L’una vive nel presagio; l’altra nel ricordo. L’una ha uno sguardo che s’avventa; l’altra, uno sguardo che si ritrae. L’una è Sibilla; l’altra è Sfinge. Entrambe ci incantano, in quanto non le comprendiamo. (…) Ci si chiede perché i baci della Garbo, tutta promessa di sentimento, siano così applicati e intensi; così astratti e fuggevoli, invece, quelli della Dietrich, tutta invito d’ebbrezze. Chissà! Forse i baci di Greta si esauriscono interi nella luce della proiezione; quelli di Marlene ricominceranno, con potenza ignota, nell’oscurità.”

   Era insomma un cinema ancora molto legato ai divi e agli attori.

   Vale anche per i maschi, ovviamente, in questa variegata rincorsa al fascino… Affascinare le masse è un’arte destinata, che certo non si insegna, e i cui segreti allignano su misteriose, indecifrabili valenze… Femminee o virili, poco cambia! “Dietro il fascino di Cooper” – argomenta Debenedetti – “c’è intelligenza, raffinatezza, coltura, quasi una sorta di idealismo; dietro quello di Gable c’è solo l’ascendente virile, la volontaria e robusta praticità che sfonda l’ostacolo con un colpo quasi taurino della fronte basa. Gable è il tipo che deve avere sempre ragione, anche quando ha torto. Cooper ha, invece, il senso delle distinzioni, e se deve aver ragione vuole averla con la ragione.”

   La Divina Commedia dei Divi: contemporaneamente inferno, purgatorio e paradiso… Per non parlare, ripetiamo, della già bellissima “Lulu”, nonché donna perduta di Pabst, Louise Brooks, la quale ci racconta la sua decadenza e le sue disillusioni, fra l’America e l’Europa, in un libro bello e aspro, nudo e sincero come un romanzo d’autore: “‘Questo pomeriggio, nella prima scena dovrai piangere’. Questo era il modo in cui mi dirigeva. Con un attore intelligente si sarebbe spiegato a fondo; con un vecchio gigione avrebbe parlato il linguaggio teatrale. Ma nel mio caso, per qualche strana magia, mi trasmetteva una sola, chiara emozione e poi mi lasciava libera.”

(tratto da: Plinio Perilli  Costruire lo Sguardo “Storia Sinestetica del Cinema in 40 grandi registi” Mancosu, Roma, 2009)

© Plinio Perilli, casa editrice Mancosu (Roma), 2009
® Vietata ogni riproduzione e/o uso del testo se non previa autorizzazione dell’autore.

puntate precedenti:

1 – L’inseguimento degli indiani alla diligenza

2 – Frank Capra: duro spaccato sociale e commedia rosa

3 – Topolino, il più grande attore di film sonoro…

4 – Hollywood Città Proibita

3 Comments on "Plinio Perilli: HOLLYWOOD ODIOSAMATA (5) –“Più stelle che in cielo…”"

  1. Non ricordo quale star aveva detto “metà delle bugie dette su di me non sono vere”.
    Grazie, Plinio.

  2. Oserei dire che ‘divismo’ di oggi paragonato a quello di ieri è veramente fatto di ‘nulla’, tranne forse qualche sporadico caso, niente oggi ha lo stesso ‘spessore’…

  3. Ho mangiato e bevuto questo post, ci tornerò perchè m’invoglia ad approfondire e spaziare in contenuti diversi tra loro, ma che ri-costruiscono sensazioni che spero non siano mai perdute.

    Grazie, Plinio e grazie anche a te, Abele.
    clelia

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