Michele Colafato in 'Poesia Condivisa'

 

 

 

 

 

Il cavaliere polacco

Tutte le straripanti bellezze
del mondo che hai attraversato
in diagonale parafrasando
con decisi trasferimenti di accento
o cenni del capo,
il frustino poggiato sopra
i calzoni di fustagno scarlatto
il berretto di pelliccia rovesciato
la lunga casacca orientale
aperta sull’ambio e lo sguardo alto.
Tutte le bellezze del mondo
perché tu possa adesso passo
dopo passo vedere te stesso.

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5 Comments on "Michele Colafato in 'Poesia Condivisa'"

  1. “Il cavaliere polacco” di Rembrandt suggerisce compostezza , curiosità, sicurezza e calma, non di certo impeto ed irrequietezzza come il “Napoleone” rampante di David. Anche i versi di Colafato invitano alla lentezza della meditazione e dell’introspezione: alla contemplazione del bello interiore da assaporare attimo dopo attimo, senza fermarsi, nella costanza di un passo misurato.

    Un saluto,

    Rosaria Di Donato

  2. Direi ‘geniale’…

  3. Invito anch’io a tenere d’occhio questo autore nitido, pittorico, che mi è piaciuto molto leggere e condividere!

  4. monica martinelli | maggio 16, 2011 at 16:07 | Rispondi

    Commentato su “Posia Condivisa”:

    Complimenti all’autore Michele Colafato, a Francesco Dalessandro che lo ha proposto e per i commenti che hanno evidenziato spunti interpretativi interessanti e stimolanti per ulteriori considerazioni.
    Concordo con chi ha trovato queste poesie composte e pacate, seppure piene di suggestioni capaci di riverberare il lettore che ne rimane colpito. Ed è vero che la poesia dell’autore si manifesta in questo rapporto interno-esterno, dentro-fuori. Dai testi che ho letto mi sembra che questa introspezione, mai autorereferenziale, si riflette su una natura che anzichè ‘maligna’ è fonte d’ispirazione e di comprensione, e questo “essere, (re)stare in mezzo” dell’uomo, pur nella sua fragilità, rappresenta la sua forza e la sua virtù, e il poeta ce lo indica e lo trasforma in necessario soggetto/oggetto del poetare. E’ una poesia che si impone attraverso la sua essenzialità. L’ultima terzina de “Il cavaliere polacco” è davvero molto bella e dichiarativa.
    monica martinelli

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