Le storie di Satoshi Kitamura

Satoshi Kitamura nasce a Tokio nel 1956 e si trasferisce a Londra nel 1979. Comincia a lavorare come illustratore per libri per ragazzi senza aver seguito prima nessun corso o frequentato scuole d’arte. Fa parte di quella generazione che da piccoli vissero l’esperienza del “Kamishibai”. Un po’ come i nostri cantastorie, l’uomo del Kamishibai arrivava in bicicletta con una scatola sulle spalle e vendeva caramelle come biglietto per lo spettacolo. Dalla scatola tirava fuori dei disegni per delle storie accattivanti capaci di far tornare i bambini a vedere lo spettacolo. Tra le storie di Kitamura: Angry Arthur (1983), In the Attic (1984),  Sheep in Wolves’ Clothing (1995), Me and My Cat (1999) e Young Inferno (2008).

Angry Arthur (1983) by Hiawyn Oram and Satoshi Kitamura

Angry Arthur (1983) di Hiawyn Oram e Satoshi Kitamura. Segna il debutto di Kitamura come illustratore. E’ la storia di un bambino che reagisce al comando dei genitori di spegnere la televisione con una rabbia capace di far tremare la casa fino a ridurla in rovine. Rabbia che non si placa e arriva a scatenare un uragano che distrugge il vicinato, seguito da un’onda gigantesca che sommerge l’intera città. Molto studiati i dettagli dei disegni, come ad esempio la faccia di Arthur quando fa esplodere la sua rabbia. Nonostante sia agli inizi della sua carriera, Kitamura emerge come un artista dal tratto sicuro che sa coniugare creatività e stravaganza con una comicità semplice ed efficace.  

In the Attic (1984) by Hiawyn Oram and Satoshi Kitamura

In the Attic (1984), che ripropone la collaborazione con Oram, colpisce per l’uso dei colori di Kitamura. Una storia magica e surreale che vede un bambino affacciarsi alle finestre della sua immaginazione; e trasporta il lettore, con delicatezza e incanto, nel mondo interiore del protagonista.

Satoshi Kitamura - Sheep in Wolves Clothing (1995)

Sheep in Wolves’ Clothing (1995) è uno dei libri più belli di Kitamura. La stravaganza dei disegni fa da supporto a una storia di paesaggi crepuscolari e scene urbane, creando un’atmosfera di sospensione. Ne viene fuori uno sfondo sofisticato su cui emergono in primo piano, disegnate secondo tecniche tradizionali del cinema di animazione, delle pecore dall’eloquenza tutt’altro che semplice.

Me and My Cat (1999)

Me and My Cat (1999). Un bambino, stanco di andare a scuola, si trova a vivere la vita del suo gatto; ma dopo un inseguimento da parte del cane del vicino si rende conto che la vita da gatto non è per niente facile.

Young Inferno (2008) by Kitamura and John Agard

Young Inferno (2008) di Kitamura e John Agard. L’Inferno di Dante, nella versione per ragazzi del poeta John Agard, segna un nuovo capitolo nella vicenda artistica di Kitamura. Un bianco e nero scarno e incisivo segue il viaggio di un adolescente nei cerchi dell’Inferno, rendendo con crudezza ogni sfumatura del testo di Agard.

14 Comments on "Le storie di Satoshi Kitamura"

  1. Coma una matrioska, l’arte non smette mai di aprirci meraviglie significati luoghi.
    Che lo faccia attraverso dei fumetti è quanto mai prezioso. Perchè non adottare libri simili per le nostre scuole, per i nostri ragazzi?

    Ciao Abele, grazie di questa segnalazione e buona Festa d’Italia!

  2. ciao Abele, un incanto!
    grazie.
    cristina

  3. ma che bello questo post Abele! ottime le tue didascalie (molto chiare, capaci di rendere la “storia” e le sue caratteristiche salienti)

    di primo acchito, mi colpisce la capacità di questo artista di rendere un dentro fuori e viceversa, tralaltro utilizzando un “timbro” diverso nel disegno (osservo in particolare per es. la soluzione grafica, comprensiva anche di uso particolare del colore o del bianco/nero, diversa e adatta al contenuto degli ultimi tre)

    Grazie della proposta.
    W l’Italia!
    un saluto a tutti perciò

  4. Ciao Iole, Cristina e Margherita, vivalitalia anche a voi, prima di tutto. D’accordo, Iole, sull’idea di adottare libri del genere nelle scuole, e nel caso dell’Inferno di Kitamura, pensa quanto potrebbe funzionare bene nelle superiori, avrebbe anche il vantaggio di dimostrare quanto la Divina Commedia continui ad essere fonte di ispirazione. D’accordo anche sulle tue osservazioni, Margherita; ogni testo infatti viene “tradotto” in maniera sempre originale e comunque facendo attenzione ai dettagli. A quanto ho capito solo pochi dei suoi libri sono stati tradotti in Italiano, libri che tra l’altro hanno prezzi molto accessibili e che al momento sono scontati su Amazon.
    Abele

  5. Grazie Abele della segnalazione (su Amazon. adesso guardo)
    ciao

  6. Trovo il post molto interessante.
    Essendo appassionato di tutto ciò che concerne l’oriente, conoscevo l’uomo del Kamishibai. Lo si può trovare anche in molti anime giapponesi come nei fumetti, come rappresentante di un certo tipo di cultura nipponica (scusa la divagazione). Proprio per questo che vado a fare un ulteriore approfondimento su questo artista che hai presentato. Grazie

  7. Grazie Gianluca, il tuo commento serve a contestualizzare il Kamishibai ai nostri giorni e sarebbe bello senz’altro tornare a parlarne. Visti i tuoi interessi, se ti fa piacere, t’invito a partecipare con dei tuoi testi sull’anime o qualsiasi altro argomento riguardante il Giappone. Ti lascio la mail del blog:
    neobarinfo@aol.com
    un caro saluto
    abele

  8. mario schiavone | marzo 19, 2011 at 02:05 | Rispondi

    Grazie Abele 🙂 mitiche le tue segnalazioni!

  9. Sempre più ricco e pieno di belle cose a sorpresa questo tuo “neobar” Abele, è ogni volta un piacere tornare qui e ritrovarti/vi, con tutto ciò che rappresentate.

    Doris

  10. Affascinante, Abele, questo post è davvero interessante.Grazie per tutti questi doni!

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