Toru Takemitsu: November Steps

Kazuya Akimoto

*

*

Toru Takemitsu (1930-1996)

Molto attivo anche come compositore per film, Toru Takemitsu fu scoperto da Igor Stravinsky, che durante una visita in Giappone (1957) rimase colpito dal suo Requiem per archi. Tra le composizioni più celebri, November Steps, in cui per la prima volta vennero utilizzati strumenti della tradizione giapponese come il biwa (liuto a quattro corde) e lo shakuhachi (flauto di legno) insieme a strumenti della tradizione occidentale.

“Il mio primo insegnate di musica è stata la radio; la radio che trasmetteva per i soldati americani durante l’occupazione e proponeva ogni sera tre ore di musica classica: Bruno Walter, Toscanini o Paul Whiteman.”

“Quando decisi di diventare compositore non sapevo leggere la musica e non possedevo uno strumento musicale. Quando camminavo per la città e sentivo il suono di un pianoforte che veniva da una casa, chiedevo ai proprietari di farmi “toccare” il pianoforte per cinque minuti. Nessuno mi ha mai detto di no. Adesso mi succede dopo i concerti di incontrare qualcuno che mi dice di avermi prestato il pianoforte quando ero giovane.”

“Molto devo a mia moglie che mi ha insegnato quanto sapeva di musica. Visto che ero molto povero e non potevo permetteremi di comprare uno strumento, ho pensato di diventare compositore, bastava una matita e della carta.”

“La mia musica è come un giardino e io sono il giardiniere. Ascoltare la mia musica è come camminare attraverso un giardino e osservare i cambiamenti della luce, i suoi motivi e la sua tessitura.”

da un’intervista del 1996

(http://www.artistinterviews.eu/?page_id=62&parent_id=22)

 

7 Comments on "Toru Takemitsu: November Steps"

  1. E tu affida
    al salice piangente
    ogni moto del cuore

    (Bashō )

    e ancora, ascoltando la musica

    Batti la ciotola
    come in antico -ancora
    batti la ciotola.

    (Yamamoto Ryokan)

    Grazie Abele.

  2. Grazie a te, Margherita.

    Giace sulla sabbia rovente
    la forma perfetta
    di una vita perduta.
    (Kato Shuson)

  3. un post da vera antologia, abele!

  4. Grazie, Roberto 🙂

  5. Commossa dal racconto del percorso artistico rilasciato nell’intervista. Un regalo nel regalo questo post, complimenti e … grazie!

    Doris

  6. Grazie a te Doris. Interessante, come si evince anche dal post dedicato a Satoshi Kitamura, questo approccio all’arte (e alla vita), tutto giapponese, di seguire le proprie inclinazioni con grande determinazione e forza di volontà, andando oltre le vie tradizionali, i percorsi convenzionali.
    abele

  7. antonio sagredo | marzo 21, 2014 at 19:39 | Rispondi

    per Kazuya Akimoto

    Ucciderò, ucciderò, ucciderò…
    getterò sull’ombra il volto nelle acque
    e inquieto, col fantasma di una voce,
    il vitello riavrà il sangue sparso!

    antonio sagredo

    Roma, 10-XII- 1980

Leave a comment

Your email address will not be published.


*