L’impoetico mafioso – nota critica di Marco Scalabrino

 

L’IMPOETICO MAFIOSO

105 poeti per la legalità 

a cura di Gianmario Lucini

Epos Collana di poesia politica e sociale

Edizioni CFR – Novembre 2010

“Ci siamo abituati: tutti i giorni … morti ammazzati stesi sull’asfalto … ma questa indifferenza … è un sintomo del male”, Davide Puccini.

Muove Gianmario Lucini, nella prefazione a questo volume, dal confronto fra il ruolo della poesia nell’età classica e quello nell’attuale società. “La poesia epica parlava della pòlis, del suo popolo e della sua vita, dei suoi problemi, dei suoi dubbi, delle sue paure ataviche. Era una poesia capace di stare dentro la società storica e proporsi con un ruolo molto chiaro, quello di interprete della umanità più profonda, di metterla in scena anche nelle sue contraddizioni e nei suoi dolorosi paradossi. La poesia contemporanea invece, troppo spesso, è la noiosa e monocorde proposta di un Io poetico solipsistico, che non si cura dell’altro, ma solo di se stesso, non si sente responsabile del processo di comunicazione ma si mette gegenstand, di fronte, troppo spesso da un pulpito, dall’interno di un gioco le cui regole non sono chiare a nessuno. Non c’è da meravigliarsi se la gente non legge poesia.”

E allora, giusto per rintuzzare questa sorta “di auto-difesa dal non-senso della poesia decaduta e auto-referenziale”, per stabilire un legame tra quel passato e il nostro presente, per riguadagnare il proprio originale ruolo, anzi, più, “nell’idea di assumere un ruolo speciale”, questa antologia poetica, soggiunge Lucini, “esprime il proposito di rottura con la cultura mafiosa e lo fa parlando alle coscienze, alle sensibilità individuali di ognuno”.

Gianmario Lucini è di Sondrio. La sua storia, tuttavia, lo ha condotto, negli anni 2008 e 2009, in Calabria. Lì ha operato, in qualità di volontario, presso l’Associazione don Milani di Gioiosa Jonica e tale attività lo ha portato a compenetrarsi, a commiserare, a schierarsi con quella gente e a decidere di spendersi, ancor più di quanto avesse in precedenza fatto, con le sole armi di cui dispone: la cultura, la poesia, la parola, in favore di quella popolazione e contro il male che subissa quella regione. “Di quel che vedo non v’è traccia sui giornali … soltanto notizie ufficiali dette nel tono che si conviene”, scrive egli nella sua silloge SAPIENZIALI del 2010, le cui poesie traggono ispirazione dall’ambiente della Calabria e “sono segnate dal disgusto per la cultura mafiosa, per la violenza e l’oppressione sociale operata dalla ‘ndrangheta.”

“I morti si chiamano / nelle sere d’inverno quando falcia il maestrale / e chiedono conto ai loro assassini”, Gianmario Lucini.

L’esperienza calabrese, ritengo, ha vieppiù provato l’animo di Lucini e, benché pure riconosca che “la poesia non è certamente l’arma più adatta per vincere le mafie”, ha  rinsaldato in lui il disegno dell’odierno progetto, giacché “la poesia, con altre forze sane della società, deve contribuirvi.”

Questa antologia, afferma oggi egli, è “un omaggio alla memoria di migliaia di vittime che hanno lottato per la libertà e la dignità del lavoro, della vita, per i principi che stanno alla base di una qualsiasi convivenza democratica e dunque per il futuro di noi tutti”. E, come per SAPIENZIALI, l’intento di questo libro “non è solo quello della denuncia ma anche di incitare alla rivolta morale, all’obiezione di coscienza e alla disobbedienza civile”, perché, riprendendo la provocazione di apertura, a quella barbarie non ci si abbia mai ad abituare.

Il progetto quindi è stato concepito prima dei nomi, a prescindere dai “nomi”. Ma questi in verità, attorno a quello, sono presto arrivati.

Tanti autori, i quali hanno consapevolmente aderito all’invito e hanno sostanzialmente preso posizione con i loro atti di poesia.    

Nomi noti della cultura italiana contemporanea fianco a fianco di altri meno noti e fra loro, oltre al Nostro: Luca Ariano, Guido Oldani, Patrizia Garofalo, Ivan Fedeli, Antonio Spagnuolo, Fabio Franzin, Luigi Di Ruscio, Fernanda Ferraresso, Adam Vaccaro, Pasquale Vitagliano, Patrizia Lanza, Giuseppe Panetta, Antonino Contiliano, Vincenzo Mastropirro, Rosa Salvia, Alfredo Panetta, Fortuna Della Porta, Eugenio Nastasi, Davide Puccini, Narda Fattori, Manuel Cohen, Carla Bariffi, Nadia Cavalera, Cinzia Marulli, Tomaso Kemeny, Gero Miceli, Giuseppe Vetromile, Giovanna Turrini, in un ampio ventaglio di generazioni e di età, fra i venti e gli ottanta anni, e di testi di pregevole valore artistico che si alternano ad altri nei quali lo spirito della testimonianza è la condizione prevalente.  

Questo volume, pertanto, sfugge al concetto di antologia nel senso ortodosso del termine di scelta di fiori. Lo stesso Lucini, peraltro, asserisce che egli ha inteso “mettere tra parentesi l’esigenza di selezionare i testi scegliendo soltanto quelli più pregiati dal punto di vista letterario”, ribadendo che “è molto più importante raccogliere un segnale chiaro, esprimere una volontà diffusa nella comunità letteraria”.

Con ciò altresì centrando un ulteriore obiettivo, quello di una larga partecipazione, dal Piemonte alla Sicilia, dal Veneto alla Sardegna e da località di tutto lo stivale: Pavia, Novara, Milano, Asti, Cuneo, Rieti, Cagliari, Roma, Monza, Siena, Sondrio, Napoli, Trieste, Verona, Padova, Bari, Perugia, Cosenza, Venezia, Reggio Calabria, Torino, Bologna, Trapani, Genova, Catanzaro, Ferrara, Livorno, Parma, Forlì, Matera, Frosinone, Lecco, Avellino, Lecce, Varese, Alessandria, Reggio Emilia, Mantova, Vicenza, Agrigento, Pisa.   

I temi trattati, per farvi solamente un accenno, vanno dall’urgenza di prendere le distanze fisiche ed etiche dalla Mafia, “mi lavo dalla putredine che sento appena ti avvicini”, Patrizia Garofalo, alla constatazione che essa non è/non è più un fenomeno localizzato unicamente al Sud, “È ormai dappertutto il malaffare”, Nadia Cavalera, dalla riprovazione della sua efferatezza, “lo trovarono / il giorno appresso bruciato su un tratturo / con un sasso in bocca”, Narda Fattori, all’incitamento alle coscienze e alle forze sane della società ad opporvisi e sconfiggerla, “il veleno va schiodato dagli infissi, / se vogliamo costruire”, Carla Bariffi, eccetera.

Su tutto nondimeno s’impone, sorretta pure dalla solidarietà, la speranza, ciò che rimane ogniqualvolta il vaso di Pandora si svuota; la speranza che come ogni cosa di questo mondo la Mafia prima o poi avrà fine, dovrà esaurirsi, cesserà.            

“Tra la bellezza e l’inferno / ci sono / cento passi. / Un paese vuol dire non essere soli”, Giovanna Turrini.

 Marco Scalabrino

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Poesie da Impoetico Mafioso

10 Comments on "L’impoetico mafioso – nota critica di Marco Scalabrino"

  1. Ho insegnato per alcuni anni un corso sulla rappresentazione della mafia nel cinema.Un corso che è piaciuto ai miei studenti che spesso arrivavano dopo aver visto la trilogia del Padrino e andavano via consapevoli che la mafia è una cultura non solo italiana, e che c’è sempre stata fin da quando l’illegalità, la sopraffazione dell’altro per i propri interessi esistono. Portare un libro come L’Impoetico Mafioso nelle scuole (come il curatore di questa antologia, Gianmario Lucini, e Annamaria Ferramosca hanno appena fatto in alcuni licei di Roma) assume un grande valore in tempi in cui la cultura mafiosa dilaga con il beneplacito di molti rinchiusi nei loro egoismi o che, addirittura, ignorano o sminuiscono la gravità del fenomeno, relegandolo alle “solite” aree geografiche o a determinate fasce e classi sociali. Un grazie di cuore a chi ha dato vita a questo libro (di cui consiglio anche le foto) , e a Marco Scalabrino, attento lettore, come sempre.
    Abele

  2. …ma la mafia non è solo cosa nostra!
    la mafia cinese e quella russa e quella portoricana e…
    è un esplosivo, che s’innesta di casa in casa,è crimine organizzato dentro il cervello che specula sulla miseria, un paternariato sull’ignoranza.Per questo meno si va a scuola e meglio si espropria la mente dei ragazzi, li si stupra, li siconvince che esiste un altra misura, un altro onore, un’altra gerarchia.
    Anche da parte mia non posso che ringraziare Lucini per quanto ha fatto e continua a fare. Marco Scalabrino per farsi,come te, promotore di lettura e moltiplicatore delle voci.
    ferni

  3. Bellissima iniziativa, questa! Trovo molto positivo che testi come questi circolino nelle scuole e si facciano lenti attraverso cui vedere il mondo, annebbiato dai fumi della mistificazione e dell’inganno (linguistico, politico, sociale). La mafia si alimenta del silenzio e seminare queste parole in giardini fertili è senz’altro un’avventura felice per tutti (autori, curatori, lettori). Rallegramenti!

  4. E’ stata, quella di parlare-e far parlare – in due licei di Roma insieme a Gianmario, sulla voglia di legalità, un’esperienza per me irripetibile, che mi auguro si moltiplichi con la stessa intensità lungo la penisola. siamo stati nei due licei scientificio G.Peano e Ilaria Alpi, periferia diRoma, in aule gremite, dove gli studenti hanno manifestato un’attenzione e voglia di sapere genuine, incredibili. non si sono lasciati perdere l’occasione di subissare di domande chi, come Lucini, si è speso senza risparmio proprio nei luoghi a rischio, lavorando per lunghissimi mesi per la sensibilizzazione alla legalità. Gianmario ha parlato della storia ed evoluzione della mafia italiana,in particolare calabrese, ha proiettato un documentario in cui dei giovani recatisi dal Trentino in Calabria hanno visitato i luoghi dove la rete antiomertà ha funzionato, intervistato parenti di vittime, assessori, membri della comunità che ora fa dei terreni recuperati alla mafia luoghi di lavoro…
    Ma soprattutto, in questa società che oggi stenta a riconoscersi e perde le coordinate, è stato confortante vedere emergere dai giovani voglia di giustizia, dignità e legalità .
    Giovani che capiscono la necessità di contrastare quella cultura mafiosa subdola che pure ci assedia ogni giorno da vicino, quella dei favoritismi, delle raccomandazioni, del far prevalere il proprio interesse sui diritti altrui, l’irresponsabilità verso il territorio, l’ambiente, le persone, le generazioni future. e’ questo il verme che prospera e dilaga, oltre alla più nota odiosa cultura del pizzo e della violenza.
    E i ragazzi hanno ascoltato e voluto leggere essi stessi molti testi dall’antologia. Hanno compreso come il pensiero poetico, di cui Lucini parla ampiamente nell’introduzione. anche se non può far molto, può contribuire a incidere in profondità sulle coscienze, perchè parlando con il meccanismo della passione e della bellezza, può essere più forte di milioni di immagini, più della effimera bruta notizia di cronaca. Così tutte le 105 voci che parlano in quest’antologia sono utili, perchè lo fanno in onestà, indipendentemente dal livello poetico. Sono convinta d’altra parte che nessuna poetica oggi possa essere così personale da escludere il malessere in cui siamo immersi, questa rivelazione di fragilità del mondo, che la poesia può contrastare offrendo visioni e soluzioni altre, sia pure utopie da sfidare. sfidare insieme, “facendo rete”. Che vince.

    grazie ad Abele, a Marco e a tutti coloro che daranno enfasi e aiuto a questa sensibilizzazione partita da chi crede nella parola, come i poeti.
    annamaria

  5. Ecco, sono queste le iniziative che fanno sperare in una rinascita, di consapevolezza civile, di coscienza collettiva, di accoglienza della Poesia come linguaggio che arrivi direttamente all’anima.
    Grazie.
    cb

  6. per motivi di opportunità vorrei dedicare questo post in memoria di mia congiunta scomparsa da pochissimo che ha dedicato la sua esistenza all’insegnamento di lingue “morte e si fa per dire!” con passione civile e serietà di ruolo: al suo funerale mi ha colpito una docente, ora anche lei anziana, che mi dice “.. tua zia nell’insegnarmi il latino, da giovane ragazza, mi ha insegnato a vivere con onestà, dignità, amore verso la cultura…” ed è ciò che si ricava dalla bella recensione di marco scalabrino e dal testo antologico..
    r.m.

  7. Grazie ad Abele, al recensore, a tutti gli autori dell’antologia e soprattutto a Gianmario Lucini, promotore di questa significativa iniziativa editoriale, che verrà presentata e replicata anche in alcune scuole di Roma.

  8. Trovo che questo lavoro sia di altissimo senso civico oltre che poetico: sicuramente merita un’ampia diffusione. Ringrazio gli autori per avere messo la loro penna al servizio della giustizia e della legalità. E’ un fatto di coscienza, di coraggio e di impegno. Molto sentita la nota introduttiva di Marco Scalabrino che invoca la parte “sana” della società a prendere posizione.

    Grazie Abele per questo post!

    Un saluto a tutti voi,

    Rosaria

  9. marco scalabrino | febbraio 22, 2011 at 17:10 | Rispondi

    Ringrazio sentitamente Abele Longo per la pubblicazione della mia nota, nonché Fernanda Ferraresso, Teresa, Annamaria Ferramosca, Cristina Bove, Roberto Matarazzo, Meteosès e Rosaria Di Donato per i loro graditi commenti. A tutti i miei più cordiali saluti, Marco Scalabrino.

  10. pasqualevitagliano | febbraio 22, 2011 at 17:24 | Rispondi

    Ringrazio Abele e Marco. L’impegno degli intellettuali su questo terreno è di non diventare – come ci ha insegnato Leonardo Sciascia – “professionisti dei valori”. Anche perché l’illegalità – specie in Italia – è diffusa, mimetica e insidiosa.
    Come ha saputo rendere, sempre nell’Antologia, Giuliano Rinaldini con questa breve poesia nella quale fissa l’illegalità con esemplarità ed efficacia quasi unica.

    Lo sputo si confonde
    nel piatto di buon brodo.
    perde il suo nome,
    è chiamato col nome di brodo.

    Un caro saluto a tutti, lettori ed amici di Neobar.
    PVita

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