Anila Resuli: Petali vorticanti

 

Utamaro

sostieni la mia pelle sulla tua bocca e fanne
un ramo come un osso d’albero che si lacera
e si trattiene; volgi qui un po’ del tuo occhio
sorpreso del mio odore. sapessi quanto aspettare
richiede l’amore; sapessi come io, lunga, dal mio ventre
al tuo ginocchio mi sorprendo altra. piccola ma greve,
la fiamma s’incastra alla tua bocca e al tuo dente,
forte, diviene ancora.

e tutta la notte, spiegami, come una ragnatela
segue una sola vittima, un solo corpo a cui
appartenere: io oggi mi rinnego e domani mi voglio
tutta, tutta un gambo corto d’una magnolia,
tutta una pianta senza radice come la mia ombra;
l’ornamento spesso si spiega al punto di cancellarsi
con l’orma appesa all’esile stelo, che sia di morte o vita.

nota come il bosco sperpera la sua forma
al vento che s’allontana per trattenerlo:
il suo suono alla bocca denuda l’ardire,
l’angoscia che l’esserci sia una forma effimera.
lì l’orma racconta alla via, come la foglia si curva
e abbandona, come la terra ruota in senso inverso
e non si stacca, ma si sgretola nel sonno,
con un nodo incarnato alla gola.

dammi una bocca per congelarmi nel fiato,
un tantocosì grave peccato dove ungere
le unghie e dipingermi l’anima.
qui sta il buio delle cose antiche,
nell’aria che piano piano si frantuma.

la forma è sempre uguale – l’edera che scorre
sul muro e ne fa un manto grigio dove sospendere
tratti – la parete curva con l’occhio l’andirivieni
delle estive memorie, dov’eravamo leggiadri
a scambiare aquiloni – giovani si diceva allora

il dettaglio sta nelle minime rimembranze.
è così il peso dei nostri denti, intarsiati
di calchi perfetti di solitudine.

fa parte di noi: essere due singoli greti
che compongono un fiume; lasciare un solco
sulla terra e pietrificare al buio
i nostri volti, disperatamente appesi agli occhi.

come cercare, se non la perfezione.

l’assenza distoglie l’esserti un’unica forma
imperfetta, compresa nel tuo profumo,
seppur continuamente distante.

avessi mani abbastanza per raccogliere tutte
le teste che mi tengo addosso, tutte le gambe
e le dita, le vene asciutte con l’interno cavo
e vuoto, avrei tempo allora per l’amore,
il nascere e il morire senza darmi pena.

Anila Resuli, dalla raccolta Petali vorticanti

Traduzioni in portoghese da Petali vorticanti:

http://www.anilaresuli.com/

16 Comments on "Anila Resuli: Petali vorticanti"

  1. Ho pensato, leggendo questa raccolta di Anila, all’armonia dei tanka. L’io diventa un tutt’uno con la natura e si esprime attraverso gli elementi. Tutto è sospensione, ascolto sommesso del proprio corpo, respiro, anima. Al tanka, di cui l’haiku è la forma più breve, mi ha riportato la mancanza di convenzioni tipicamente occidentali, come ad esempio le rime; la capacità di creare immagini incisive con pochi aggettivi, di innescare rimandi e associazioni grazie a pochi versi. Anila mi ha poi parlato del suo studio del giapponese e del cinese e di come per questa raccolta si sia ispirata alla pittura di Utamaro (1754-1806), di cui ricordo l’influenza su Picasso e Modigliani. Mi ha inoltre spiegato che Utamaro, nonostante dipingesse sempre e solo geishe in atti amorosi, ricrea nei suoi quadri dei veri e propri dialoghi. Anila ha dato voce a queste donne, immaginandone appunto i dialoghi amorosi, donne che amano e sono amate in silenzio.
    Abele

  2. Grazie Abele per le parole per questa raccolta che alla fine, seppur molto appiccicosa, perchè togliermela di dosso è stata difficile, mi è molto cara.
    La figura delle geisha nella cultura giapponese è molto particolare. Utamaro, dici bene, dipingeva anche l’erotismo di questi atti d’amore. Però a me di un quadro di Utamaro, appunto intitolato Hana Fubuki, ovvero Petali vorticanti, mi è rimasta impressa una frase della geisha disegnata con il suo amante: “c’è troppa luce, mi vergogno”. Tra le altri frasi, a volte anche di un linguaggio erotico forte, questa era una piccola finestra verso il mondo di queste donne che celavano in fondo un pudore immenso, e dietro quel pudore, un amore probabilmente altrettanto grande. Quindi grazie a questa piccola finestra, ho cercato di farle parlare, in piccoli tratti, secondo il mio sentire.
    Ti ringrazio molto davvero per averne parlato.
    Un abbraccio,
    Anila

  3. ho sentito fremere qualcosa dentro leggendo questi versi.
    quasi come se si spostassero con lo sguardo anche le parole, uno scorrere dall’occhio alla mente al cuore.
    grazie, Abele
    grazie, Anila
    cri

  4. da tempo seguo il cosmopolitismo intelligente di anila resuli e qui in una sottilissima prova sensoria che ha grande fascino: l’amoroso delle Donne delineate da utamaro ho avuto modo di percepirlo quando presi un catalogo della sua pittura nel tempo fuori dal tempo (i canoni estetici nipponici restano molto diversi dai nostri, non migliori, non peggiori, solo diversi) e mi piacque fantasticare sul non detto di queste figure elegantissime in un pezzo andato disperso, “VERSI DA UTAMARO RECITATI DA GEISHE SILENZIOSE”, da reiterare.. grazie ad anila, grazie ad abele per questo ricordo di gesto ideativo che riaffora alla memoria.. se lo reitero (l’originale di una decina di anni fa mi fu rubato insieme ad altri fogli in una cartella trafugatami a napoli) lo offrirò a Loro e a Voi tutte, tutti…

  5. Giancarlo locarno | giugno 30, 2010 at 12:27 | Rispondi

    l’armonia quasi liquida di queste poesie restituisce bene le atmosfere del ‘mondo fluttuante’ della sensualità orientale, il suo far parte di un ciclo naturale cosmico, un ordine del mondo al quale accordarsi.
    Mantiene però al suo interno, e questo è un suo pregio, un nocciolo della scissione esistenziale occidentale, che traspare in versi come:
    ‘i volti disperatamente appesi agli occhi’
    ‘l’osso d’albero che si lacera’
    ‘l’angoscia che l’essere sia una forma effimera’
    Che rendono la poesia un ‘sinolo’ inscindibile delle sensibilità, come il corpo e l’anima.

  6. non conoscendo le immagini a cui Abele fa riferimento nel commento poco sopra, ciò che dico magari suona fesso.In ogni caso mi sembra che, in taluni testi, la parola sia stata rovesciata, si sia addirittura persa in più volti e vuoti che suonano anch’essi in modo non continuo, creando disarmonie,di(s)ezioni, es-crescenze,dis-turbo.
    Altri testi, invece, nell’immediatezza del segno, aprono il tempo e scavalcano lo spazio in cui la scrittura è comunque incisa, il corpo messo sotto osservazione,nello spessore dell’ombra.ferni

  7. Questi versi sprigionano un senso di abbandono panico, grazie alla rete e al gioco dei sensi che sembrano partecipare e fondersi con elementi della natura e segni inanimati.

  8. il titolo mi ha portata al dipinto- manifesto della mostra “Giappone- potere e splendore…” che ho visto a Milano
    (il dipinto al quale mi riferisco è questo: http://mostragiapponemilano.it/la_mostra.html

    lì fiocchi di neve o anche fiori di ciliegio (perché no) che vorticano
    qui fremiti di bocche
    mi sembra infatti la bocca, il centro del vortice, del respiro, anche formale, anche certamente panico, come dice Teresa, o di fluido, come dice Giancarlo (nel suo ottimo commento che condivido in toto)
    di queste poesie.

    E allora in queste trame, nn è solo importante quello che viene a cadere rivelandosi , ma quello che si trattiene, continuando a turbinare velato o appeso
    (come quei ‘i volti disperatamente appesi agli occhi’ , per es.,)

    così nn a caso, all’interno di questa bocca scenica, si dà “un nodo incarnato alla gola”,
    “l’orma appesa all’esile stelo” (della lingua?), la parola
    o, ancora, tutto ciò che rimane in quei denti (“intarsiati/ di calchi perfetti di solitudine”)
    anche come fiamme (“la fiamma s’incastra alla tua bocca e al tuo dente”)

    Grazie ad Abele e a te Anila.
    Questa la mia lettura,
    ciao.

  9. grazie a tutti per la lettura.
    l’intera raccolta l’ho improntata molto sul linguaggio del corpo in costante armonia con la natura…mi fa piacere sia arrivata anche a voi!

    grazie ancora,
    Anila

  10. Mi sembra “Petali vorticanti” un’ opera delicata ed intricata nel senso che molti sono gli elementi da prendere in considerazione. E’ avvincente il linguaggio corpo-natura, ma anche l’ intensità con cui la voce narrante descrive l’ arte d’ amare e la sua stessa esistenza.

    Rosaria Di Donato

  11. un turbinare di petali, come voluttuose carezze, avvolge ed avvince il lettore nello scorrere del rio che, proveniente da diversi greti, genera poesia. Oriente: la poesia di Anila è permeata dalla sacralità del gesto; dalla serietà di sorrisi che, come petali, mai piovono a caso; tutto è Oriente in questi versi densi pervasi da sottile fiamma.

  12. Grazie per le parole…e la lettura!
    Grazie a tutti!

  13. una parola così intima, da lasciare la sensazione di dover bussare, al cuore, prima di entrarvi.
    E quando la parola provoca una reazione simile, vuole dire che quella, è una parola esatta.
    Complimentissimi davvero, Anila – davvero

  14. Doris Emilia Bragagnini | luglio 31, 2010 at 15:20 | Rispondi

    appartenere: io oggi mi rinnego e domani mi voglio
    tutta, tutta un gambo corto d’una magnolia,
    tutta una pianta senza radice come la mia ombra;

    Trovo in questi versi il – cuore – della raccolta… alterità come essenza, e paradossalmente -permanenza- in un io narrante che si “s-foglia” a strati, lievi, d’impalpabile ma pregnante presenza, un sussurrare intenso, docilmente…

    Complimenti all’autrice!

    Doris

  15. silvia forzani | luglio 31, 2010 at 16:27 | Rispondi

    …poesie che dipingono anime di donne…
    …candide
    …splendide

    …complimenti Anila

  16. Grazie a tutti per la lettura a questi versi. Mi lusinga il fatto che siano arrivati, nel loro essere dei piccoli messaggi, direttamente al cuore, quasi palpabili.

    Grazie davvero!
    Anila

Leave a comment

Your email address will not be published.


*