Donatella Quattrone: La spontaneità

 

Mordillo

 
Come esseri umani siamo dotati della ragione, cioè della capacità di riflessione, di pensare sui nostri stessi pensieri. Essa ci contraddistingue ed è per noi indispensabile. Tuttavia mi chiedo se lo sia in tutti i casi. Se così fosse ogni nostro atto sarebbe preordinato, rispondente ad una logica precostituita, sarebbe cioè un atto funzionale. Credo, invece, esistano anche delle azioni della quotidianità o del tempo libero che non seguano necessariamente la riflessione, senza per questo essere irrazionali: sarebbero cioè non contrarie alla ragione ma esistenti a prescindere da essa. Non mi riferisco qui alle azioni irriflesse della quotidianità che facciamo per abitudine. Le abitudini sono qualcosa che acquisiamo per una qualche ragione di utilità o preferenza. Mi riferisco, invece, agli atti spontanei. Credo che in ogni persona ci sia una percentuale di spontaneità. Ad esempio, quando conversiamo con qualcuno che ci è familiare, il nostro parlare è naturale: non vi è la titubanza iniziale tipica dei discorsi fra sconosciuti, dove non si sa come l’altro prenderà quanto gli si dice. Il discorrere procede spontaneamente. Un altro esempio potrebbe essere dato dai gesti affettuosi: un vero gesto d’amore o d’amicizia è la cosa più spontanea sia esso una carezza, un bacio, un sorriso, una parola o un dono. Penso, però, ci siano delle categorie di persone più predisposte di altre alla spontaneità, come i bambini e gli artisti. Se osserviamo il gioco libero dei bambini vediamo come le loro azioni sono intessute di una seria serenità: anche nei gesti più composti c’è una spontaneità di fondo, un’espressività inconsapevole che fa sì che si possa distinguere dalle attività ludiche strutturate. Ma anche nel parlare i bambini sono molto spontanei. Spesso dicono ciò che pensano non avendo ancora sviluppato l’abitudine al freno a cui ci spinge la convenienza. Dei bambini infatti si dice che non hanno peli sulla lingua. Per gli artisti è un po’ diverso: essi creano e ciò presume un’attività volontaria. Ma la creatività si può esprimere talvolta anche in forma spontanea, attraverso una libera performance dell’artista. In un capitolo del romanzo sulla storia della filosofia “Il modo di Sofia” di Jostein Gaarder, uno dei protagonisti, il filosofo Alberto Knox, racconta una favola all’altra protagonista, la sua allieva quindicenne Sofia. Scrive Gaarder: << C’era una volta un millepiedi che era bravissimo a ballare con tutti i suoi mille piedi. Quando danzava, gli animali si radunavano nel bosco per ammirarlo e tutti erano molto impressionati dalla sua abilità. Ma c’era anche un animale cui non piaceva che il millepiedi ballasse. Era un rospo… >> << Era soltanto invidioso. >> << Come posso farlo smettere di ballare? pensò il rospo. Non poteva certo dire che non gli piaceva il ballo e neanche che era più bravo del millepiedi. Sarebbe stata una cosa assurda. Ma escogitò un piano diabolico. >> << Sentiamo! >> << Scrisse una lettera al millepiedi: ‘O incomparabile millepiedi! Sono un devoto ammiratore della tua danza raffinata. Vorrei sapere come ti muovi quando balli. Sollevi prima la zampa sinistra numero 228 e poi quella destra numero 59? O cominci la danza sollevando la zampa destra numero 26 prima di quella numero 499? Attendo ansiosamente una risposta. Cordiali saluti, il rospo’. >> << Accidenti! >> << Quando il millepiedi ricevette la lettera, cominciò a pensare a cosa faceva quando ballava. Quale zampa sollevava per prima? E quale era quella successiva? Come pensi che andò a finire? >> << Credo che il millepiedi non ballò mai più. >> << E hai ragione. E questo è quello che succede quando la fantasia viene soffocata dalla ragione.>>
Negli artisti la spontaneità è fantasia intesa come ispirazione. Quando questa è soffocata dalla ragione il meccanismo creativo s’inceppa. Questo perché la mera ragione vuole unire segmenti di senso secondo una logica schematica mentre la spontaneità dell’ispirazione artistica plasma un filo conduttore fluttuante che dà respiro all’azione creativa. Nel film “Ti va di ballare?”, interpretato da Antonio Banderas, si racconta la storia vera del maestro di ballo Pierre Dulaine che aveva deciso di mettersi al servizio di un gruppo di ragazzi difficili che subivano, per problemi legati alla disciplina, alcune ore extra dopo le lezioni. Egli dava loro lezioni di ballo avvicinando ad un mondo fatto di musica hip-hop e street dance balli come il tango e il foxtrot. Il finale vedrà i ragazzi partecipare ad una importante gara di ballo. Tra ballerini professionisti e un pubblico stupito, useranno la loro musica preferita e gli insegnamenti di Dulaine per coreografare un ballo particolare, moderno e retrò, al contempo conquistando così il pubblico, i giudici e gli stessi avversari di gara. In una delle ultime scene del film, una ragazza è presa dal panico ma uno dei suoi compagni la invita a non preoccuparsi degli altri e a cominciare a fare quello che sanno. I due cominciano a ballare e a un certo punto si unisce a loro un altro ragazzo del gruppo: il trio si scatena in una sorta di tango a tre che lascia stupefatto il pubblico in sala. Per concludere si potrebbe dire dunque che la spontaneità assumerebbe varie forme dalla chiacchiera, ai gesti d’affetto, ai giochi liberi dei bambini ad alcune forme d’arte.
 
 
 
 
 

 

Pubblicato anche su Filosofi Per Caso

17 Comments on "Donatella Quattrone: La spontaneità"

  1. Belle queste tue riflessioni, Donatella. Veramente difficile definire la spontaneità. Di sicuro qualcosa che non viene apprezzata quanto merita.
    Grazie, Abele

  2. Che bello trovare qui Donatella con questa sua riflessione sulla spontaneità, così difficile da definire come ben dice Abele e per questo ritenuta irrazionale come la fantasia.
    Credo che la spontaneità condivida con quest’ultima anche lo stesso destino … non viene creduta e per questo mortificata eppure non c’è opera d’arte e d’ingegno che non nasca dall’armonica coniugazione di entrambe. La ragione senza la fantasia è un gigante senz’ali.
    Un caro saluto ad Abele ed alla cara Donatella 🙂

  3. un pezzo preciso, puntuale e attento. 🙂
    brava.

  4. La spontaneità… esiste ancora? Forse nei bambini nei primissimi anni di vita, ma… c’è l’imitazione in quei periodi… quindi forse… neppure allora?

  5. sponte…ciò che schizza dalla fonte
    mentre noi usiamo sempre qualcosa in più:la fronte e l’acqua men-dica (mendicante) che essa ci offre, per dissetarci dell’immensa sete.
    Disseta: di-sé disse l’età, una forma contratta, o forse prosciugata, di un fiume senza fine. Noi siamo in realtà tutti antichissimi e sempre completamente immersi in questa antichità, siamo esseri che navigano nel cosmo, per cui, alla fine, chi non ne è consapevole è come un bimbo che ignora di quanti anni è costituito il suo carico archeologico., il nostro comune dna
    Grazie per la riflessione,ferni

  6. roberto matarazzo | maggio 14, 2010 at 08:53 | Rispondi

    ottimo intervento denso di intelligenza dell’amica donatella quattrone e che offre spunti di meditazione attorno ad argomento ambiguo e denso…

  7. E pensare che credevo non fosse tra le cose migliori che ho scritto…!
    Ringrazio Abele per la stima incondizionata che mostra nei miei confronti, la mia amica fraterna Antonella, che mi fa da pungolo amico alla scrittura (se non fosse per te… !), Yanez e Teresa, che non conosco e ringrazio per i commenti troppo buoni e il sempre presente Roberto.
    Grazie di cuore a tutti!

  8. Accidenti! Ho dimenticato Fernirosso! Chiedo umilmente perdono per la svista! Grazie anche a te per il tuo ricco commento.
    Un abbraccio a tutti.
    Dona

  9. Esponi la tua tesi in modo convincente e sono pienamente d’accordo con te: la spontanità è importante e andrebbe coltivata e valorizzata più di quanto non si faccia in genere. Ma da sola non credo basti. La spontaneità unita al talento naturale, credo. La passione e il coraggio di osare, anche. Interlocutori a cui volersi rivolgere. Motivazione e tenacia, certo. Voglia di crescere e di sapere. Curiosità. E soprattutto una storia da cuntare/scandagliare/risolvere/esprimere, che poi è ciò che fanno tutti gli artisti con mezzi diversi e usando mille codici, ciò che faceva il millepiedi ballando …

  10. Grazie, Mariella! 🙂

  11. Mi riitrovo abbastanza in quanto scrive Donatella e, personalmente, posso dire di essere un carattere genuino, spontaneo: non è un modo saggio di vivere!!!

    Buona Domenica,

    Rosaria

  12. Grazie, Rosaria! Diciamo che è un modo un pò pericoloso di vivere!

  13. “Negli artisti la spontaneità è fantasia intesa come ispirazione. Quando questa è soffocata dalla ragione il meccanismo creativo s’inceppa. Questo perché la mera ragione vuole unire segmenti di senso secondo una logica schematica mentre la spontaneità dell’ispirazione artistica plasma un filo conduttore fluttuante che dà respiro all’azione creativa.”
    il discorso mi pare astatto e privo di fondamenti neurobiologici: il dualismo *ragione* *fantasia* è un artefatto filosofico tra assoluti. resto cerebralmente perplesso (oltre che “leso”, comegiàsonopernatura)…
    🙂

  14. Carissimo Malos, forse hai ragione tu, forse il dualismo non c’è. Ma non vedo sinonimia, una differenza pur molto sottile credo debba esserci. O forse no. 🙂
    I neuroni dei filosofi sono i più strani che esistano. Gli scienziati dovrebbero provare a studiarli: chissà che un giorno non si arrivi a curiose scoperte scientifiche… Ma della scienza intesa come filosofia o della filosofia che rifugge la scienza? 😉 Grazie Malos per il tuo intervento interessante/destabilizzante.
    Con stima, Donatella

    P. S.: Si e capita l’ironia? 😉

  15. bellissimo dipinto di una sensazione
    c’è bellezza fantasia comunicazione
    ricerca e passione
    un saluto carissimo e brava!!!!
    c.

  16. Accidenti, Carmine! Non credo ci sia quello che dici! Ho soltanto letto per caso una favoletta che mi ha colpito e ho pensato di crearci un discorso intorno. Tutto qui. Grazie! Troppo buono! (Ti ho inviato delle e-mail. Se puoi, leggile. E’ importante ).

  17. Scusami Abele. Manca una e dall’indirizzo e-maildel mio ultimo commento. Non so se anche in altri. Me ne sono accorta a desso.

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