11 Comments on "Giancarlo Locarno: Canso (elle est retrouvé)"

  1. Un’onda polifonica di poesia “umana”, elegante e raffinata.
    Grazie Giancarlo.
    Abele

  2. questa musica ha la dolcezza di un refolo profumato…

  3. Marlene Carboni | maggio 7, 2010 at 11:48 | Rispondi

    meraviglioso Glenn Gould..
    Grazie a Giancarlo 🙂
    e ad Abele!

  4. Grazie Teresa e Marlene.
    Ho preferito postare la poesia di Giancarlo in pdf per conservare la versione originale (wordpress non ha la font usata da Giancarlo).
    un caro saluto
    Abele

  5. per me, leggere le “polifonie” di Giancarlo, come le definisci tu Abele, è un’esperienza proprio multipiano e multisensoriale,
    stordente e affascinante, come un viaggio nel tempo e nei luoghi
    che Giancarlo tocca e chiama con i suoni, prima ancora che con la parola,
    “tutto è cominciato con la musica”
    dice infatti ad incipit di quest’opera
    che è bellissima, oltre che per la “musica”, per capacità di pittura
    che riesce a restituire una gran fuga – nel senso di Bach :))- di umani
    utilizzando in un modo eccellente e mai fine a se stesso (cioè alla mostra impettita della propria cultura) riferimenti mitologici, culturali, trasversali, di altre nazioni ecc…
    avvalendosi inoltre di “giochi” (nel senso ottimo di gioco) e invenzioni linguistiche, di nuovo, mai fine a se stessi, davvero capaci di diventare nuovi piani semantici di interpretazione.

    E in questo percorso epico (ma anche spesso lirico), iniziando con un riferimento personale (il verdone) e nello stesso tempo che si riferisce proprio all’inizio del mondo in un mito, passando per la donzella (che vien dalla campagna), però in un contesto liberty, di nuovo tornando indietro (bellissimo quel Bach. e poi il serpente Ba)

    ecco la spirale, (spira) di questa opera,
    che al suo interno prova contempla anche il simbolo di iinfinito (quella lemniscata).

    E così, passando per Farinata degli Uberti, per la città infernale (Dite) delle guerre o delle dittature
    (bellissimo quel riferimento al piano regolatore dell’inferno)
    per quell’ ” intervallo tra due istanti” che è ” è in corrispondenza biunivoca con l’eternità” (goduria!)
    e Sils Maria (che mi richiama la casa di Nietzsche) e la bellissima Engadina
    fino alla “cadrega.” “resta”
    “Ho strappato da me la vanità.”
    nel riferimento al Qoelet.

    mi fermo qui.

    ciao!

  6. “Come se il morire fosse una faccenda da sbrigare come un’ altra”…l’accordo di queste parole è per me il senso del componimento e il pensiero dominante del testo. Al di là di tutte le variazioni ed i percorsi nei luoghi e, di riflesso, i rimandi ai personaggi è forte il richiamo all’ ultimo istante della nostra vita: potrebbe essere quello il tempo che orienta le note precedenti!

    Grazie per la suggestione di suoni, immagini parole del post!

    Rosaria Di Donato

  7. Giancarlo Locarno | maggio 10, 2010 at 10:22 | Rispondi

    Un ringraziamento a tutti
    e ad Abele in particolare per la cortese ospitalità.

  8. Maria Grazia Galatà | giugno 21, 2010 at 15:44 | Rispondi

    Grande ammirazione da parte mia !

  9. Grazie Maria Grazia 😉

  10. Giancarlo locarno | giugno 21, 2010 at 20:54 | Rispondi

    Ti ringrazio Maria Grazia per l’apprezzamento.

  11. Ho letto, ho ascoltato, ma come esprimerti la mia ammirazione non so. Ecco siamo in teatro mi alzo e ti faccio una lunga standing-ovation, ché dopo Margherita che si può dire?

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