Pasquale Vitagliano: Medea inversa

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Vento di marzo

polveroso e opaco.

Accusò e insultò

il marito;

lo ripudiò

come il più marcio dei proci. 

Chiamò,

         Giasone,

il suo amante ignaro,

col nome di

suo figlio,

         Medeo.

Urlò piangendo,

si strappò i capelli,

si graffiò il seno,

quando vide

suo figlio, Medeo,

livido come nube,

su una pietra di marmo

e una bocca di sangue

cagliata

in gola.

         Gridò

– Dovevo farlo…

– Dovevo farlo…

Per non tradirti, amore mio.

         … Fu lei a pugnalarlo

         e in lacrime

         lo chiamava,

         Giasone.

6 Comments on "Pasquale Vitagliano: Medea inversa"

  1. Un film di silenzi, la Medea di Pasolini. Silenzi che rendono agghiaccianti le visioni della protagonista e la collocano al di fuori del tempo. Si fa urlo, simbolo, decreta la fine di una società fallocratica con il sacrificio più straziante e spieatato, l’uccisione dei propri figli. Resta anche la vicenda personale di una grandissima artista, Maria Callas, la tragica fragilità di una donna innamorata di un uomo paziente e premuroso con lei, che più di altri ne aveva compreso il genio, Pasolini.
    Grazie Pasquale per far rivivere il mito, per riportarci il Poeta e la Cantante.
    Abele

  2. ciò che mi colpisce è il genio di chi, dall’antico sentire, sa trarre idee compositive nuove senza scimmiottamenti stupidi ed è il caso di pasolini che, dalla medea, ne ricavò un film assolutamente geniale, crudo e amaro e delicatissimo (ne ho in biblioteca la mitica sceneggiatura pubblicata dalla garzanti) con una callas che sembrava (sembra) uscire dallo schermo per presenza immanente, ora questi versi dell’amico pasquale vitagliano che danno sensazioni di spazi contemporanei fatti di poesia altissima tra euripide e pasolini, grazie ad abele per aver postato un intervento semplicemente grandioso..

  3. Un grande Vita, come sempre.

  4. Si fondono in questa “Medea inversa” di Pasquale Vitagliano le possibili interpretazioni di un mito ancestrale, antico e arcaico che racchiude significati di Vita e Morte, Barbarie e Tradizione, Sacro e Non-sacro. Ma, soprattutto, è dolorosa affermazione di sé in un contesto ostile.

    Rosaria Di Donato


  5. ma perché credergli
    quando si possiede la paternità
    e la matriarcale sapienza?

    perchè Me
    dea
    dovrebbe aspettare la notte
    se il buio è chiaro
    soverchiante dentro un uomo venuto a rubare
    il gesto di un dio?
    Giàsone è un nome
    che brulica di morti.

    Ciao Pasquale,f

  6. pasquale vitagliano | aprile 20, 2010 at 18:03 | Rispondi

    Grazie a tutti. Abele, bella la foto. Racconta tutto.
    PVita

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