Harold Pinter: The Hothouse (trad. Abele Longo)

Harold Pinter scrisse The Hothouse (“La serra”) nel 1958 ma fu rappresentata per la prima volta nel 1980. Il luogo dell’ambientazione è un istituto di cui non appaiono chiari i fini. Potrebbe essere un carcere o un manicomio. Si tratta di un luogo coercitivo in cui i pazienti vengono privati dello stesso nome.  La pièce ruota intorno al personale dell’istituto, alle loro manie e fobie. Dei pazienti si sentono le urla che diventano sempre più un crescendo, fino a quando veniamo a sapere che sono riusciti ad evadere dalle loro celle e a giustiziare il personale.

 

Primo atto

Nell’ufficio di Roote. Giorno.

ROOTE
Gibbs.

GIBBS
Sissignore…

ROOTE
Come sta il paziente 6457?

GIBBS
Il paziente 6457, signore?

ROOTE
Sì, il paziente 6457.

GIBBS
È morto, signore.

ROOTE
Morto?

GIBBS
È morto giovedì, signore.

ROOTE
Giovedì? Ma che giorno è oggi?

GIBBS
Sabato, signore.

ROOTE
Sabato, ma se ho parlato con lui… quando è stato? (Aprendo il diario sulla scrivania) Ultimamente, l’altro giorno; ieri, credo…

GIBBS
Non è molto probabile, signore.

ROOTE
Perché?

GIBBS
Mi sono occupato io stesso delle pratiche per la sepoltura.

ROOTE
Ridicolo! E di che cosa è morto?

GIBBS
Scusi?

ROOTE
Se è veramente morto, di cosa è morto?

GIBBS
Un infarto.

Roote lo guarda fisso, si siede alla scrivania e consulta il diario.

ROOTE
Ecco, ecco qui… Colloquio con 6457, ore dieci, venerdì mattina. Cioè ieri. Allora?

GIBBS
Mi dispiace contraddirla, signore, ma credo ci sia una piccola discrepanza.

ROOTE
Discrepanza! Mi vieni a dire che un uomo è morto e io ho qui scritto chiaramente che ho avuto un colloquio con lui ieri mattina. Stando a quanto affermi tu, era già al cimitero. Sì, c’è una piccola discrepanza…

GIBBS
Intendevo dire… riguardo alle date.

ROOTE
Date? Quali date?

GIBBS
Nel suo diario, signore. (Si avvicina alla scrivania) Devo farle osservare che lei si riferisce a venerdi 17. (Indica una data sulla pagina) Lì, signore. Ieri era venerdì 24. (Girando la pagina) Qui, signore. Lei ha avuto un colloquio con 6457 il diciassette, che è morto il 23 (indicando la data sul diario), qui.

ROOTE
Cosa? (Girando la pagina) Giusto…. sembra vero… Incredibile, non ho scritto una sola parola nel diario per tutta la settimana.

GIBBS
Non ha condotto nessun colloquio nell’ultima settimana, signore.

ROOTE
No, non credo… vero?

GIBBS
Lei ha deciso, il 18, che avrebbe cancellato, fino a data da stabilirsi, ogni colloquio.

ROOTE
Eh… sì, è quello che ho deciso.

GIBBS
Per essere precisi, vorrei, se possible, segnalarle un’altra discrepanza.

ROOTE
Ci hai preso gusto, Gibbs?

GIBBS (avvicinandosi alla scrivania)
Cerco di esercitare il mio spirito di osservazione, signore.

ROOTE
Non venirmi così vicino! Mi sei sul collo! È abbastanza grande questa stanza…
Stammi lontano con il tuo alito.

GIBBS
Chiedo scusa, signore.

ROOTE
Niente mi fa più irritare…

GIBBS
Ne sono desolato, signore.

ROOTE
Allora…dimmi un po’, dov’è quest’altra discrepanza?

GIBBS
Il 17 non ha avuto un colloquio con 6457…

ROOTE
Una domanda!

GIBBS
Sissignore

ROOTE
Ti stai forse prendendo gioco di me?

GIBBS
Certamente no, signore.

ROOTE
Va bene, va bene… Mi hai appena detto che non ho avuto un colloquio con 6457 il 17. Quali prove hai?

GIBBS
Le cifre nel suo diario, signore.

ROOTE
Quali cifre?

GIBBS (avvicinandosi nuovamente alla scrivania)
Una sola. Se permette,… quella.

ROOTE
Quale?

GIBBS
Questo non è un sette, signore, ma un nove.

ROOTE
Nove?

GIBBS
Nove, signore. Il numero è 645…9.

ROOTE
Bene, bene… Nove quindi. Beh sì, non è che sia proprio un nove molto chiaro, non trovi?

GIBBS
E’ infatti il paziente 6459 con cui ha avuto il colloquio, signore.

ROOTE
Dev’essere… Ma come mai ho pensato a un sette? (Alzandosi) Tutto questo è ridicolo, il sistema è tutto da cambiare! Non dovremmo ricorrere a questi stupidi numeri, non fanno che confondere le cose. Perché non dovremmo usare i loro nomi dopo tutto. Sarebbe più facile. Avranno un nome, vero?

GIBBS
È stato il suo predecessore a introdurre questo sistema, signore.

ROOTE
Come fai a saperlo?

GIBBS
È quanto mi sembra di capire…

ROOTE
Ma se tu non c’eri neanche.

GIBBS
Certo, signore.

ROOTE
Mentre io sì.

GIBBS
Certo, signore.

ROOTE
Ero in piedi lì, dove sei tu ora, a dire sissignore. Proprio lì, dove sei tu. Non ho avuto il bisogno di corrompere nessuno per arrivare così in alto. È tutto merito mio. Quando il mio predecessore è andato in pensione mi hanno chiesto di sostituirlo. E sai perché ora tu dici a me sissignore?

GIBBS
Sissignore.

ROOTE
Perché?

GIBBS
Perché anche lei diceva sissignore al suo predecessore, signore.

ROOTE
Giusto!

[…]

Traduzione Abele Longo

8 Comments on "Harold Pinter: The Hothouse (trad. Abele Longo)"

  1. pinter fu tra i miei “eroi” del periodo di “artista da giovane”, da qualche parte ho disperso, purtroppo, il suo TEATRO, nella mitica edizione einaudi del ’69 se non erro…

  2. Opere a parte, di indiscutibile valore, anche se sempre, a mio avviso, da lavorare in sé (ospitando fobie e mancanze, lime per aprire il proprio carcerato e carceriere significato del e nel vivere) penso sia da ricordare il suo discorso, pronunciato in videoconferenza, in occasione del Nobel, dove la sua lingua è nitida e ogni con-tenuto insieme da una densissima catalogazione di precise azioni svolte a discapito dell’umano consiglio, della casa terrestre che tutti ci ospita.
    Ciao Abele, grazie,ferni

  3. simonetta bumbi | febbraio 26, 2010 at 08:12 | Rispondi

    ho letto ciò che hai scritto. oltre, non ci sono riuscita, ché io sono un numero. e non posso dimenticarlo. e non lo dimentica, chi ho accanto. purtroppo.
    ora, qui è brutto, tempo. forse, un giorno.
    ma torno, sempre.
    grazie abele, per.

    simonetta

  4. Splendido! Complimenti, Abele, per averci fatto dono della tua traduzione, che scivola trasparente. 🙂

    Teresa Ferri

  5. Harold Pinter,mi piace molto. E mi piace la traduzione che ci regali. Grazie Abele

    Nightingale

  6. Eccezionale! bellissimo.
    grazie del post e della traduzione Abele.
    molto interessata a tutto “The Hothouse”cmq.

    ciao

    (anche qui nisba video- ma ci torno)

  7. colpinter e affondato.
    gran parte della nostra vita è reiterazione di rituali di cui abbiamo smarrito il significato. e probabilmente lo scrivere non fa eccezione.
    : )

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