Orlando Andreucci e Simonetta Bumbi: Vado

VADO
(orlando andreucci)
 

Vado senza rancore senza rimpianti senza timore
Vado con il coraggio di un fiore quando viene maggio
Lascio che la fortuna nascosta appena dalla luna
Sorrida solo a chi è di passaggio cambiando i limiti del viaggio
Cerco strade assetate, occhi invisibili e trasparenti
Come il sorriso inutile preso a caso tra i passanti 

Vado a fermare il vento con le mie mani con sentimento
Vado senza parlare ma con due occhi che sanno guardare
Le gambe fanno andare sugli elementi compreso il mare
La cosa può stupire ma c’è un segreto che non si può dire
Muovo sorrisi immobili sulle facce del presente
Cerco un futuro fragile un futuro che sia urgente 

Vado lontano vado via e non so se ritornerò
Mentre si affaccia un cielo senza nuvole
Come un libro di poesia un romanzo di fantasia
Che ho già scritto mille volte e che riscriverò 

Vado a fermare il vento con le mie mani con sentimento
Vado senza parlare ma con due occhi che sanno guardare
Le gambe fanno andare sugli elementi compreso il mare
La cosa può stupire ma c’è un segreto che non si può dire
Muovo sorrisi immobili sulle facce del presente
Cerco un futuro fragile un futuro che sia urgente 

VADO
(simonetta bumbi)
 

 è ora che aggiorni l’orologio che è in salotto, ché non è più tempo, nemmeno dell’ora legale. ora che sono sulla mia poltroncina, dentro di me mi dico che sono a casa, ma mentre la sveglia, per errore, va un’ora avanti, io mi rendo sempre più conto di restare indietro, volutamente.

non mi è mai interessato pubblicare un libro. le mie memorie sono qui, e quella mia odiata fanciullezza la porterò dentro di me per il tempo che mi resta. forse il desiderio della carta sarebbe potuto provenire, non per motivi di pubblicità, ma per lasciar scritto a mia figlia qualcosa che a voce mi è sempre stato difficile dire, almeno avrebbe potuto un pochino capire, leggendo, le mie difficoltà a sorridere ancora. ma forse non serve più. e poi, pagare per essere pubblicati, lo trovo di uno squallore unico. io credo di aver pagato il dovuto, se non di più, già al più grande editore del mondo.

mi ero messa a dieta, non solo di cibo, per vari motivi. sono un’idiota e un’imbecille, come mi dice una persona, ma non essere stata accettata sin da bambina per quella che ero, ha condizionata tutta la mia stupida vita. e poi l’essere stata scartata per una più giovane, ha fatto il resto. non sono né arrabbiata né porto rancori, ma non riesco più a concepirmi una collocazione in questa bolgia di errori, ché oggi la vita porta sapori con troppi colori.

sto leggendo un libro di maurizio gregorini, il male di dario bellezza, e il quadro che mi si presenta non mi dà vie d’uscita. mi sono negata le evidenze per sopravvivere, ma le bolle d’aria vanno sempre in alto. e tutto mi si ripete. le verità di un artista si fondono nell’estro, ma poi tutto si confonde con la semplice carne. quando ero sposata me la sono mangiata perché provavo vergogna del mio corpo, ed ho accettato di tutto per non perderla, ma credo di aver perduto molto di più.

dario bellezza è morto di aids molti anni fa, contagiato da. ci sono immagini crude, descritte da maurizio, e il dolore che mi porto dentro, sommato a ciò che ho letto, si taglia con l’accetta, tanto è duro da ingoiare. non posso e non voglio sindacare sull’omosessualità, ché per me siamo tutti figli di Dio, ma la strada che stiamo percorrendo ci sta piagando l’anima, almeno per chi ancora sa cos’è.

credevo nell’amore, credevo nei sentimenti. credevo. mia figlia dice che i film in bianco e nero esistono solo nella mia mente, e che devo mettere i piedi per terra. ma io so, che se ce li metto,
non trovo la mia amata terra, ma solo un ammasso di corpi, ché oggi, come non mai, ci e calpestiamo di tutto e di più.

ci scandalizziamo di fronte alla pedofilia, ma desideriamo scoparci i bambini. evitiamo i transessuali, eppure paghiamo per avere a letto l’innaturale. aberriamo le guerre, ma siamo pronti a sterminarci in famiglia per niente. dentro di noi, e non solo, facciamo di tutto e di più. non mi tiro assolutamente fuori da ciò che ho appena detto, perché io ho fatto di molto peggio.

quando lui mi costringeva a scopare vedendo film porno o con falli di gomma, mi sentivo di merda, ma lo facevo, e in quel momento godevo, ma dopo l’orgasmo passavo notti intere a farmi pippe mentali. potevo rifiutarmi. potevo scappare. potevo fare tutto, ma non l’ho fatto. credevo che in camera da letto tutto fosse lecito. credevo che m’amava. credevo di amarlo. credevo che nel petto l’amore m’avrebbe perdonata. credevo che così facendo lo avrei avuto solo per me, che non lo avrei perso, perché dicono che le famiglie si sfasciano per mancanze. si dicono tante cazzate, ed io ne ho fatte molte di più. infatti così non è stato, perché quando ho aperto gli occhi mi sono sentita una povera demente.

mi giustificavo, perché non mi accettavo.

giustificarsi dietro ai perché è solo una presa per il culo. a me piaceva, e basta, ma non lo ammettevo, per timore di mettere in dubbio me, i miei principi, la mia dignità di essere umano. mi sono confessata varie volte. ho chiesto consigli, ho cercato aiuto, ma non c’è mai stato un sacerdote, o uno psichiatra, che abbia dato la stessa versione. e la confusione è stata enorme.

non so più come gestire i sentimenti. mi sento sempre fuori luogo. non mi sento più il cuore. vado da una parte all’altra del cervello per cercare un filo conduttore. vado a spasso nel rumore, e la notte la coscienza mi riempie di botte. ho l’anima dolorante. Ma sarà, poi, l’anima, ad essere grondante, o è solo una questione di orgoglio? me lo domando spesso. forse troppo, spesso.

avrei potuto fare carte false, forse anche i salti mortali, ma non gli avrei mai potuto dare un corpo da ragazza, perché ai suoi occhi io ero vecchia. è questa la verità che mi fa male. è questo che forse non riesco ad accettare. ed è questo che non potrò mai più dare ad un uomo.

malgrado possa essere una persona feconda di sentimenti, mi sento sterile di fronte a due occhi che mi passano oltre. a letto tutto, tutto per me è concepibile, purché non ci sia il degrado della dignità. vendersi, per non perdere, è già aver perduto tutto. facile a scriverlo, ma quando sei di fronte alla persona che ami, è difficile fermarsi. ma di quale amore sto parlando? non so se esiste ancora l’amore. forse esiste il bisogno. quello di affetto, di andare in
bagno, di libertà, di scopare, di non rimanere soli, o di starci.

un’amica ieri mi ha chiesto se mi rifarei una vita con un altro uomo. le ho detto di no. forse le ho mentito spudoratamente, ché ho anche io il mio bisogno. bisogno d’affetto, ché so che con lui potrei affrontare anche la mancata serenità che il quotidiano mi regala, con tanto…affetto.

poi ha proseguito dicendo: vedrai, quando meno te lo aspetti.

non mi aspetto niente, anche perché non ho quel niente che l’uomo cerca. purtroppo oltre a non avere un bel corpo, sono anche complicata. uso il cervello e il petto, e sono due cose che fanno a cazzotti con i bisogni dell’altro sesso, e non solo.

Mark Bradford

nel libro di maurizio, è molto sottolineato quanto il poeta bellezza sia stato emarginato per via della malattia. non conoscevo questo poeta, come non so tante altre cose a causa della mia volute ignoranza, ma da ciò che ho letto non credo sia stata una persona semplice, ché un’artista non lo è mai. io non sono un’artista, e in questi ultimi anni non mi sento nemmeno una donna, eppure mi scopro sempre più complicata, e sempre più emarginata, manco
avessi l’aids.

vado, forse, troppo lontano, per qualsiasi mente, la mia compresa, e in questo millennio, in cui si ha più bisogno di “leggerezza” che di pane, le persone come me sono scacciate, o viste come bestie rare, anche per una semplice amicizia.

ricordo un giorno, un conoscente, mi toccò un seno. tirarmi su di morale, fu la sua giustificazione, alla delusione che vide colarmi sul volto. di fronte a queste parole, il gesto s’annienta, ché la visuale non ammette parole, tanto è lo sgomento di quel che sento. sono impaurita, schifata, eppure da molti invidiata. e la mia solitudine si chiede il perché.

qual è, la vera malattia: vivere di domande, o lasciarle andare per vivere?

vado nei pensieri, con le mani impastate di vita. cammino con due menti parallele, per adeguarmi al piacere di morire, ma a volte è come fossi fatta di farina. che possa essere un attimo vissuto, o l’istante successivo di qualcuno, non importa, quel che so è che lei lievita momenti, momenti da guardare, per vedere di trovarmi una sistemazione, che non mi porti colpe addosso e non scada tutto in depravazione.

e aspetto un mio “di fronte”, che magari mi faccia con dolcezza una semplice scafetta, e che mi sappia perdonare, quel corpo antico, che porto sulla fronte. e forse, all’ora, regalerò un mio passaggio, ed anche alla sveglia che ho nel salotto, e ritroverò simonetta e il suo coraggio…

 

orme di inchiostro  

orlando andreucci e simonetta bumbi
notediparole, un libro in musica
Edizioni Smasher 

Testi e Musiche: Orlando Andreucci
Orlando Andreucci (chitarra e voce)
Primiano Di Biase (fisarmonica)
Ermanno Dodaro (contrabbasso) 

***

Orlando Andreucci:

http://www.facebook.com/l/19f6a;www.myspace.com/andreucciorlando

Simonetta Bumbi:

 http://www.edizionismasher.it/bumbi/simonettabumbi.html

17 Comments on "Orlando Andreucci e Simonetta Bumbi: Vado"

  1. notediparole è un lavoro originale, una ventata di aria fresca. Riduttivo definirlo libro con CD allegato, visto che il libro si fa musica e dialoga con la musica e i versi di un cantautore, Orlando Andreucci, raffinato e completo. Il libro si compone di dieci canzoni di Andreucci seguite da dieci brani di Simonetta Bumbi che si dipanano come variazioni del tema della canzone. Variazioni che prendono direzioni inaspettate e diventano lacerti puntuali di vita. Scrittura che si fa corpo quella di Simonetta, e che incide con una spietatezza struggente. Un progetto coraggioso e prezioso. Grazie di cuore, Abele

  2. orlando e simonetta | febbraio 13, 2010 at 00:04 | Rispondi

    ti ringraziamo, per averci ascoltati, e di aver condiviso il nostro “sentito”, perché camminare la vita con gli altri, malgrado tutto il buio che lei ci regala, per chi sa vedere, è un piacere vissuto.

    di cuore, a te.
    orlando e simonetta

  3. coraggio, questa è la prima parola che mi viene in mente. ci vuole coraggio a dire di sé stessi la verità, ce ne vuole per confessare il proprio intimo ad altri.
    ma è la sola via da seguire, ne convengo, per cambiare lo stato di cose. quando leggo di deviazioni, soprattutto di quelle di cui si parla come ormai radicate nel vivere umano, temo sempre che sia il fatto stesso di parlarne ogni giorno “normalmente” a darne la misura tragica.
    dice Simonetta “ci scandalizziamo di fronte alla pedofilia, ma desideriamo scoparci i bambini. evitiamo i transessuali, eppure paghiamo per avere a letto l’innaturale. aberriamo le guerre, ma siamo pronti a sterminarci in famiglia per niente. dentro di noi, e non solo, facciamo di tutto e di più.”
    ecco, è questo che mi sgomenta, questo dover prendere atto che è nella natura umana avere pulsioni aberranti e, dietro ancora, dover constatare che nulla di veramente efficace sia stato mai fatto per liberare la mente degli uomini da simili pulsioni.
    ci si limita a condannare a parole fatti e misfatti. ma poi tutto procede come al solito, si vendono bambini, si producono strumenti di guerra e di tortura, si vende droga, si uccide per smanie erotiche, ecc.
    ma non confonderei i gusti personali nel campo sessuale, fra adulti consezienti, con il degrado dei sentimenti. in una coppia tutto è concesso se viene condiviso con amore.
    è l’amore che manca, invece, ed è quando l’amore viene a mancare che nascono le aberrazioni.
    il tessuto sociale e la relativa cultura sono alla base dei comportamenti disumani: quando i valori si spostano dall’essenza al suo involucro, allora come sottrarsi all’essere rimossi quando il proprio aspetto fisico non corrisponde più a tali canoni? gli uomini possono abbandonare la partner invecchiata per una giovane, e tutto è accettato come normale, non viceversa. perché?
    perché la nostra società si nutre di apparenze.
    e il cuore in petto ci muore a poco a poco, svilito, derelitto.
    ho provato tanto e tale rispetto e approvazione per Simonetta e Orlando, che non saprei come esprimerlo davvero.
    grazie a loro e ad Abele.

  4. Variazioni sul filo della vita… sul filo della vita che mostra la sua maschera grottesca nello sfogo di Simonetta, mentre si fa pentagramma nelle note e nelle parole di Orlando. Poesia, musica e un raccontarsi autentico che vanno a comporre un testo-affresco da cui gronda razionalità e passione.

  5. quanta crudezza e quanta passione, mi è piaciuto molto questo testo completo di video a presentazione di un lavoro sinergico intuisco sofisticato.. siete invitati ad aderire a ex libris..
    r.m.

  6. quando la parola, parola pesante, si fa lieve con la musica…quando un uomo ed una donna si mettono a nudo, vestiti di parole e musica…beh, siamo davanti a qualcuno cui portare rispetto ed ammirazione….
    la mia v’è tutta.

  7. i versi della canzone e la musica sono belli, cantano la ricerca di un luogo dove ci sia speranza, di un futuro che non sia fragile, andare sì, ma dove? in quale direzione? non conoscevo Orlando Andreucci e mi pare che non abbia nulla da invidiare a cantautori famosi e affermati, e anche il testo, crudo, dolente, racconta una soltudine estrema. insomma bravi! saluti antonella

  8. Forse serve lo stesso coraggio a non rovesciare su tutti le proprie angosce e le paure, la propria terrestrità intrisa di voli. Forse servirebbero meno parole e più gesti d’accoglienza, più distanza e più ascolto da parte di ciascuno a sé. Forse sarebbe il caso di imparare che siamo in equilibrio in un punto che non sta fermo e che tutto in se stesso genera, una forza propulsiva che nessuno può controllare ed è feroce e potente oltre ogni nostra misura anche se brilla le stelle in esplosioni nucleari a catena.
    Forse servirebbe una tale leggerezza che ci consentisse di liberarci dal vuoto delle nostre teorie riconoscendo che nulla è de-finitivo.Nulla è altro che cor-rotto ma è più profondo di un dirupo maestoso l’essere e praticarlo l’es-perienza della vita di tutte le vite, tutte, nessuna esclusa.
    Nessuna. E non ci è dato di “scartare” nulla, tutto resta sè-greto.
    grazie,ferni

  9. Molto intensa la musica e la lettura.
    Trovo la voce del cantautore bellissima!!! Adoro questo tipo di voce quando si tratta di lettura poetica…

    Grazie Abele per la proposta 🙂
    Anila

  10. So di essere di parte, ma non posso che dire che il libro è straordinario. Vibrano sia il cartaceo che il cd audio. Non ci sono molte parole da dire, più che altro ce ne sono tante e belle da leggere e ascoltare. Brava Simonetta, bravo Orlando!

  11. Vincenzo Mancuso | febbraio 14, 2010 at 18:33 | Rispondi

    Gran sinergia.Testo e interpretazione graditissimi.Ho avuto modo di ascoltare Andreucci attraverso i link nella sua pagina fan di facebook e no ha nulla da invidiare ai già affermati cantautori della scena nazionale.Bravissimi!

  12. Sono due modi di andare, così scissi e così diversi. Disincantato ma deciso ad esplorare le possibilità che ancora offre il mondo il modo di Orlando. Altri viaggi verso l’interno così dolorosi e vivi nella loro carnalità il modo di andare di Simonetta. Si scinde e si studiano sul tavolo anatomico i due aspetti che nelle nostre vite sono sempre così intrisi l’uno dell’altro da apparire indistinguibili, come il bianco e il nero quando diventano grigi, e invece qui appaiono nella loro luce e nel loro buio.

  13. orlando e simonetta | febbraio 15, 2010 at 16:31 | Rispondi

    questo viaggio, questo camminare con gli occhi, per andare a rastrellare/rsi, è stato condiviso con e da voi, in una comunione che ha lasciato spazio alle libere interpretazioni dell’impatto. è proprio questa libertà, che piange la parola vissuta, e questo vostro dire ci ha benevolmente stupiti, ché essere se stessi è divenuto ardire, purtroppo.
    la vita ci cammina, anche accanto, e noi non vogliamo dimenticarlo.
    ancora, grazie ad abele, e a tutti voi.

    orlando e simonetta

    ps:
    il coraggio, è riuscire a vivere, senza di lui (sb)

  14. “il coraggio, è riuscire a vivere, senza di lui”
    simonetta bumbi

    da incorniciare Simonetta. Sono d’accordo con quanto dici sulla difficoltà ad essere noi stessi, e di questi tempi soprattutto. Un artista dovrebbe esserlo sempre, e’ la chiave per essere originali, originali “nostro malgrado”, come diceva Saba.
    un grande grazie a te e a Orlando, una collaborazione preziosa la vostra che lascia il segno e dà coraggio.

    abele

  15. Ti dedico questa mia poesia con l’augurio di seppellire il passato e di incamminarti con sicurezza sulla nuova via. Sei bellissima dentro e fuori e non te ne rendi conto. Spazza via i sensi di colpa che ti hanno inculcato le persone sbagliate (demoni) e che ti hanno rovinato la vita (quella passata): Devi rinascere forte e orgogliosa: La vita è tua!!!!

    OCCHI DISTACCATI

    Occhi distaccati
    lanciano lo sguardo
    sugli errori infagottati
    commessi nel passato

    per troppo amore sciorinato
    per fiducia concessa
    in cambio di niente

    pur di dare
    per il piacere di donare

    Ebbero di rimando
    spruzzi d’aceto
    costretti a lacrimare
    sull’inutile e il faceto

    Stanchi sono oramai
    di mormorìì e derisioni
    vuoti di ogni bramosia
    non daranno a chicchessia
    un qualchè di attenzioni

    Asciutti e indifferenti
    guarderanno
    alle cose e alle genti
    tanto oramai
    niente serve più a niente

    ANGELA NATALE FLAMINIO
    CURTI 27.06.08

  16. simonetta bumbi | febbraio 19, 2010 at 21:09 | Rispondi

    carissima angela, la bellezza non ha bisogno, di tante parole, ed io qui, non so che dire…
    sei, bella!
    con affetto, t’abbraccia il mio grazie.
    simy

  17. Orlando, Simonetta siete GENIALI!

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