Kalamu ya Salaam: Iron Flowers

 

IRON FLOWERS A POETIC REPORT ON A VISIT TO HAITI (1979) raccoglie le impressioni di Kalamu ya Salaam durante i suoi viaggi ad Haiti. Fu particolarmente colpito dalle condizioni di indigenza: […] Esito a fare delle foto/è come un furto/come se/ stessi rubando la luce preziosa/ di cui i miei fratelli e le mie sorelle/ necessitano per vivere

Iron Flowers

sluggish, semi-stagnant
the water in Haitian gutters,
small gullets, trickles green,
sewerage green, here even
the dirt is poor and
there is a cloying dullness
camouflaging even strongly
persistent colors

in squared, white walled
cemeteries
funeral flowers are made of
painted iron/ i see no roses
rising through this Port
Au Prince poverty

i hesitate to take pictures
it is like thievery
almost like
i am stealing precious light
that these, my brothers and sister,
need to live

4 Comments on "Kalamu ya Salaam: Iron Flowers"

  1. telemaco (giancarlo) | gennaio 18, 2010 at 08:52 | Rispondi

    Ho molto apprezzato questa poesia, lo scorrere dell’acqua dal cielo alle grondaie e ai tombini sembra quasi esprimere fisicamente il bisogno di non vedere , di rimuovere, quasi per un eccesso di partecipazione, l’acqua è l’inconscio che vuole dimenticare e non vedere. la stessa sensibilità è reiterata nel pudore di non voler fotografare .
    Su queste cose c’è sempre da dire e da non dire.
    Le rose di ferro mi ricordano una mostra di fer forgè Haitiana alla triennale di milano, dove questi artisti utilizzano il metallo dei bidoni della benzina aperti e distesi per delle opere di intrecci vegetali , mitologici e della vita quotidiana di una bellezza estrema primitiva e nello stesso tempo elaborata come il gotico.

  2. Grazie Donatella per il link, e grazie Telemaco (benvenuto!) per la tua lettura preziosa.
    Abele

  3. il bellissimo commento di Telemaco mi permette di ovviare al mio inglese davvero elementare (e mi consente di cogliere meglio questa poesia).
    mi colpisce il termine camouflage, perché è anche quello che si applica ai morti.

    ciao Abele
    (ah mi piace molto l’immagine che hai messo come testata)

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