Antonella Foderaro: Il monaco e il pesce

La follia è un tema musicale di origine portoghese tra i più antichi della musica europea  e nasce tra il XVI ed il XVII secolo come una danza popolare ballata da pastori e contadini. Introdotta nel ‘600 nella musica “colta” (nella variante detta  “tarda follia”), essa è stata usata da innumerevoli compositori, non ultimo, nel 1700 da Arcangelo Corelli nella Sonata per Violino op. 5 n. 12

Sullo “sfondo” musicale di questa “follia”, Michaël Dudok de Wit (Olanda 1958) fa danzare il monaco ed il pesce, i protagonisti “visibili” di questo delicatissimo cortometraggio, le cui sequenze sono realizzate tratteggiando le immagini con inchiostro di china direttamente sulla pellicola  con l’aggiunta successiva del colore con sfondi ad acquarello.

Il risultato finale è incantevole e suggestivo: una poesia in cui le immagini si sostituiscono ai concetti e la musica al ritmo del verso.

Una metafora del desiderio? della conoscenza? della relazione?

Comunque si voglia leggere ed interpretare questo breve capolavoro, è innegabile che è la musica a condurre là dove le immagini riescono solo ad alludere: al sogno in cui l’ansia e la folle ossessione del “possesso” si arrende sfinita e si fa attesa di un reciproco ed autentico darsi. La corsa si placa nell’ incontro che libera i due protagonisti dai confini in cui la diversa natura li avrebbe relegati (terra e acqua) rendendoli capaci, una volta attraversati, di fluttuare e volare insieme in una dimensione nuova e finalmente comune.

Titolo originale: Le moine et le poisson – Anno 1994 – Regia Michael Dudok de Wit – Francia

12 Comments on "Antonella Foderaro: Il monaco e il pesce"

  1. La musica barocca puo’ essere benissimo sintetizzata nella forma della follia: un basso che si ripete (ostinato) che fa da base a continue invenzioni; come il monaco ed il pesce che si inseguono fino a perdersi nel creato. Grazie ad Antonella per questa sua interpretazione.
    Abele

  2. Grazie di cuore Abele per l’ospitalità, per me è un onore essere qui ed accompagnarmi alla “follia” di Michael Dudok …

  3. che la follia sia un volo è cosa indubbia.
    che l’arte abbia bisogno di voli e follie è condizione necessaria al suo stesso esistere e fluire.

  4. grazie a te, abele, per aver introdotto una osservazione di antonella foderaro, che non conosco ma che, intuitivamente mi sembra persona colta e sensibile, per un “corto” decisamente ben fatto e intelligente con musica che prende moltissimo.. nel merito ciuto l’interrogativo nello stesso post e a cui non credo sia corretto dare risposte:

    “Una metafora del desiderio? della conoscenza? della relazione?” ,ma sarei concorde con le fluttuazioni folli a cui, per certi versi, fa cenno l’amico enzo campi.. un carissimo saluto a te, a enzo, e alla brava sig.ra a. foderaro
    r.m.

  5. l’ho riletto e rivisto e riascoltato con piacere novello e rinnovato

  6. Bellissimo. Nel pesce si racchiude tutto ciò che ognuno di noi va cercando durante la vita e che ovviamente non troviamo mai, perchè ciò che inseguiamo è già parte di noi

  7. C’è una profonda armonia tra immagini e musica: armonia che non si conchiude, al contrario è l’apertura della danza cosmica, tra creature diverse che spiccano il volo, alla fine del corto che è in realtà un nuovo inizio. E’ però vero, come dice Antonella, che “è la musica a condurre”: chi ha sensibilità capace di cogliere le sfumature ( e quella musicale non s’impara ma è innata) percepirebbe (nella mia limitatezza posso solo crederlo) ora la vivavità della spinta che sia di desiderio,conoscenza o relazione (difficile rispondere a quella domanda) ora la quiete dell’incontro in quella che la Foderaro chiama “dimensione nuova e finalmente comune”.

  8. Questo pesce è tutto il desiderio del mondo. Armonia, ricerca e appagamento (forse…o forse no?). Un bellissimo regalo, bravissima Antonella!
    Un caro saluto
    Stefania

  9. Nell’augurio che alla fine anch’io possa fare come il monaco … ringrazio sinceramente tutti per l’affettuosa attenzione. Alle volte penso che le parole non rendano mai giustizia alla realtà delle cose e dei sentimenti, dunque non ne aggiungerò altre per non confondermi e confondere.
    saluti ed ancora GRAZIE

  10. Grazie Antonella di questo contributo e delle parole a corredo!

    Giuseppe Barreca

  11. bello.
    però mi chiedo: davvero il possesso si arrende? può darsi.
    :))
    io immagino il monaco dietro le quinte, placato il suo volo, placare la fame cuocendosi un pesce alla griglia.
    sarà che io striscio radente, da basso cinanico.
    🙂

  12. … si arrende solo quando sfinito, il pesce è furbo, lavora il monaco ai fianchi e si concede solo quando è certo che non lo griglierà 😉
    grazie ancora a tutti …

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