Simone Sandretti e Vincent Omoigui: Blinded Devil

Prodotto dall’associazione interculturale G.V.K.-Given Vividly with Kindness

Che cosa riesca a convincere un giovane artista e regista torinese, che ha studiato Herzog e Pasolini, produce video-happening post-situazionisti e ha una laurea in filosofia e una in scultura, ed un ex-barbiere nigeriano che vive a Torino, ha studiato cinema al Drama Club di Lagos e sogna di portare Nollywood in Italia a incrociare i loro destini professionali in un progetto di co-produzione cinematografica low-cost, si può spiegare forse soltanto facendo riferimento alla mitologia afro-occidentale del destino, quella del “puoi svegliarti anche molto presto all’alba, ma il tuo destino si è svegliato mezz’ora prima di te”.
Questo, del resto, non è che il primo degli elementi anomali sui quali ci si inciampa addentrandosi nel progetto artistico costruito dai due registi. Simone Sandretti e Mr. Vincent Omoigui non sono soltanto in due: sono riusciti a mettere insieme un gruppo di lavoro (quasi) organizzato, democratico, dialettico, che dalla primavera del 2006 si dedica alla produzione e alla distribuzione indipendente di cinema, generando profitto.
L’aspetto più convincente dell’interesse di questo caso di economia creativa, con al centro un esperimento di produzione autenticamente interculturale, è che il risultato del lavoro di quel gruppo non ha nulla a che fare con le peggiori connotazioni dell’aggettivo “etnico”. Non rappresenta un’espressione dello sguardo antropologico posato dall’intellettuale artista occidentale sugli aspetti curiosi di un gruppo di concittadini esotici. Né soltanto, viceversa, racconta l’epopea della vita nel contesto migratorio dal punto di vista di chi è costretto lontano dal proprio paese d’origine.
La produzione che ha preso forma tra le mani e gli obiettivi dei due registi esprime davvero il tentativo di mediare due linguaggi, due visioni estetiche, formali e tecniche del cinema, dell’arte visuale, del mondo.
Attraverso una composizione creativa e quotidiana dei conflitti che percorrono il lavoro di tutto il gruppo, italiani e nigeriani, nel confronto sul metodo con cui affrontare praticamente ogni passo, prende forma una grammatica visuale inedita. Personaggi fortemente tipizzati, di matrice nollywoodiana, si sottraggono alla retorica didascalica e paradigmatica delle loro storie per inventare finali diversi, incrociare elementi che deviano il corso delle aspettative e intrecciare aspetti surrealisti o da Cinéma Verité. Influssi provenienti dalla storia del cinema nord-occidentale, masticata dalla maggior parte dei partecipanti italiani al progetto, si mescolano con l’immaginario estetico del regista nigeriano e della componente africana della troupe, ridimensionando la propria impronta intellettuale, smorzando la presunzione etnocentrica della propria legittimità storica e interagendo con i temi archetipici della filmografia nollywoodiana. Prostituzione, spaccio, tradimento, riscatto sociale, punizione e redenzione imbarcano in un certo senso complessità, abbandonando una parte della marcata referenzialità culturale che si portano dietro e riportando al pubblico occidentale un’immagine non stereotipata della vita nel contesto migratorio.

La scelta di una tecnologia rigorosamente low-cost, che rimette in gioco il ruolo del rumorista, rende indispensabile quello del trovarobe, fino a contemplare -per le scene in movimento- l’uso di una carrozzella al posto del carrello, e di una filosofia di circuitazione copyleft, che permette a chi lo desidera di scaricare le puntate di un serial gratuitamente dalla rete, non sembra essere casuale. Il prodotto finale del gruppo di Vince e Simone, infatti, vuole essere aperto, accessibile, partecipato. Affermando che un modello di lavoro piccolo, ”vernacolare”, costruito dal basso può attivare meccanismi sociali, economici e culturali interessanti ed estremamente innovativi; in grado di compensare, in parte, la rinuncia perpetrata dal mainstream al difficile confronto interculturale.

Diletta Benedetto

7 Comments on "Simone Sandretti e Vincent Omoigui: Blinded Devil"

  1. Ho conosciuto Simone Sandretti sul set del Ritorno di Cagliostro di Ciprì e Maresco, nel 2002. Era arrivato in Sicilia armato di videocamera filmando strada facendo. Tempo dopo mi mandò un video ispirato a quel suo viaggio. Mi colpi’ lo stile immediato ma ricco di rimandi cinematografici, c’era già tutta una poetica che ritrovo in questo suo film a episodi, che lo vede in collaborazione con il regista nigeriano Vincent Omoigui . Di quel video ricordo anche il monologo di un uomo venuto dall’Africa, che quasi ignorando la videocamera parlava soprattutto a se stesso, con la famiglia che si era lasciato dietro, con la sua nuova vita fatta di solitudine.
    Ben vengano film del genere nell’Italietta dei nostri tempi, grazie a Simone, Andrew, a tutti quelli coinvolti nell’impresa, e a Diletta Benedetto.
    Abele

  2. sembrerebbe,da questo video, che non ci sia più spazio per niente altro che la violenza,la durezza, la mancanza di relazione e la falsificazione della moneta di scambio tra le persone.Sembra che l’unico colore sia la quello del falso valore.ciao abele,ferni

  3. Grazie Ferni.
    Nelle scene iniziali emerge la solidarietà delle donne che si raccontano le loro vicende personali. Si sente invece il divario tra culture diverse, anche nel rapporto di coppia. Naturalmente e’ solo il primo episodio ed e’ difficile trarre conclusioni. Di sicuro c’e’ sempre meno “spazio” di questi tempi, l’Alltro continua ad essere annientato sistematicamente nell’indifferenza dei molti.
    un caro saluto, Abele

  4. molto significativo, mi piace questa sperimentazione tra culture diverse da radici diverse eppure per certi versi vicine, il mediterraneo… aspetterei ulteriori sviluppi..
    r.m.

  5. non solo interessante, ma intelligente (concettualmente mi ricorda il contesto biologico de “il lussureggiamento degli ibridi”).

  6. Grazie Abele,
    speriamo veramente che il nostro lavoro possa generare pensiero attivo e riflessioni, ringraziamo quindi tutti coloro che fino ad adesso hanno commentato e un grazie speciale a malosmannaja che con il suo riferimento trasversale ha generato in noi una serie di intuizioni a catena che non mancheranno di portare frutti.
    Stiamo per ultimare il montaggio di una scena (facciamo fatica a trovare i soldi per girare una scena, figurati l’intera serie, ma procediamo a piccoli passi senza mai retrocedere) ambientata nel mondo dell’arte contemporanea. Appena e pronta te la mando.

  7. Grazie Simone: r-esistere 🙂
    aspettiamo la scena (m’intriga questo mondo dell’arte contemporanea :))
    grazie anche a Ferni, Roberto e Malos.

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