Abele Longo: Schegge

Krzysztof Lozowski

Verme

Si svegliò verme tra le galline,
infastidito non dalla posizione
dovuta ai tanti mali
ma dall’ingratitudine di quelle bestie
a cui solo aveva concesso
premure ed alimenti.

Se dio esistesse

Se dio esistesse gli consiglierei
di non esistere ché a niente serve
essere unico e perfetto senza
neanche uno straccio di donna o uomo
che versino di vino nel bicchiere,
giocare solo a scopa con il morto
quando fuori scatena un uragano
e tutti che ti chiamano.

Bella

Il botanico felice vedeva
la sposa come una bella bulbosa
e ne declamava le qualità:
discreta versatile raffinata,
di grande generosità si adatta
all’ambiente con sole poche cure.

The Day After

Aprirono l’arca imprecando dio,
la cimice d’acqua ha buona memoria
non perdona chi la lascia appiedata.

Piccione viaggiatore

Un piccione viaggiatore
prossimo alla pensione
volò in una gabbia
preda della sua rabbia.
Quel coglione di piccione
prossimo alla pensione.

Anguria

Oggi il mare odorava di anguria,
galleggiandomi barchetta a fette
alla deriva mi son svuotato
dei semi e riempito di altra frutta.

Guardian Angel

Lo raccolsero a pezzi tra gli ingranaggi di una pressa.
Sul tavolo fresche d’inchiostro delle pagine ed una dedica:
To My Guardian Angel.

29 Comments on "Abele Longo: Schegge"

  1. come a dire che…ci aveva lasciato le penne e sentito le pene del vivere, povero Angel!

    Argute e ironiche, pungenti manifestazioni di poesia che brucia, qua e là, anche le superfici che sembrano inattaccabili. Ciao Abele, grazie,ferni

  2. Una serie di piccole schegge strutturate come “nonsense”, rende perfettamente l’idea del non-senso della vita.
    Mi incuriosisce la coincidenza del fatto che sono sette, come i giorni della creazione, in questa operazione di attacco al senso stesso della vita e mi incuriosisce ancora di più il fatto che l’ultimo dei “nonsense” sembri proprio una contro-interpretazione della giornata del meritato riposo.
    Se non è fatto apposta, allora credo che dovremmo soffermarci a pensare alla potenza dell’inconscio.
    (P.S. Bellissima la nuova veste del tuo blog)

  3. ehi ma queste pungono! mannaggia devo andare
    torno domani
    ciao

  4. Carissime, alcune le avevo già, altre invece sono proprio “schizzate”, partite, questo fine settimana con tante tesine (tutte uguali) da correggere. Non so a voi, ma le cose piu’ decenti mi vengono quando avrei altro da fare…
    un abbraccio.

  5. … è vero, pungono!
    Complimenti, Abele, questi testi sono da recitare la mattina, per prepararsi ad affrontare il mondo senza esserne fagocitati, e la sera, per ringraziare il cielo di non essere stati piccioni viaggiatori prossimi alla pensione…. 🙂
    “Se dio esistesse” è davvero bella.
    Buon lavoro con le tesine :)))
    Un abbraccio
    stefania

  6. pasquale vitagliano | novembre 28, 2009 at 21:01 | Rispondi

    Aforismi dell’anima. Lunghi haiku meridiani. Salmi laici. Quadri di parole. Pitture semantiche. Fulminee. Illuminanti. Calde. Dense. Parlanti. Galleggianti, eppure ferme.
    A presto, Abele.
    PVita

  7. Si, Stefania, ringrazio anch’io il cielo di non essere finito in una gabbia anche se sono un po’ lontano dalla pensione (gli uomini, si sa, rincoglioniscono con il passare degli anni… 🙂
    Grazie di cuore anche a te, Pasquale, soprattutto per aver colto l’elemento “meridiano”.
    un abbraccio

  8. Ciao Abele! mi sembra che ci sia un pò un mondo alla rovescia in queste “Schegge” : non tanto alla Jeronimus Bosch quanto, piuttosto, il punto di vista degli esclusi. Originali, immediate…io mi identifico con “Bella”, con il bulbo; mi elettrizza.

    A presto,

    Rosaria

  9. a parte che il titolo delle prime quattro fanno un’altra chicca: “verme, se Dio esistesse…Bella! : the day after”
    e con ciò siamo ad otto come le colonne della creazione :), sette gli spazi,
    e in questi spazi le prese lucide (illuminate che illuminano) ironiche del tuo sguardo-
    così dallo svegliarsi verme tra le galliine (davvero bella e fulminante immagine)
    all'”essere unico e perfetto” al quale perciò tocca “giocare solo a scopa con il morto” (!)
    a quella “bella” davvero funzionale e decorativa dell’ambiente
    così passando per le altre, fino ad arrivare a quel fulmine di dedica all’angelo custode, non capace di sottrarre dall’ingranaggio anzi custode dello stesso

    la tua arguzia puntuta, un po’ disincantata, ma anche punto sognante, molto molto gradita e goduta.

    che bell’inizio giornata!
    ciao Abele grazie

  10. Beh, sono tornata a contare 🙂
    Avevo visto il commento di Margherita e mi sono detta: “sono davvero così stanca da non saper più contare?!”
    E sono stanca sì, ma sono contenta di essere tornata perché devo dire che più rileggo e più vedo che queste “schegge” si avvicinano per arguzia e per struttura al genere del “nonsense”, un genere ingiustamente non molto amato in Italia e che io adoro da sempre in tutte le sue varianti esistenti e possibili.
    Secondo me dovresti insistere, Abele, specialmente visto che escono fuori così naturalmente come tu dici 🙂
    Un saluto domenicale.
    Patricia

  11. schegge che scheggiano via da sé per divenire altro, e che ci scheggiano via via che le si approfondi in sé: minime, ‘laborosie inezie’, che c’informano iniettandoci del loro aculeo puntato e pungente pungiglione la nostra inettitudine

  12. l’latro lato della medaglia, quello che ognuno trascura – ma fondamentale anch’esso. Così vedo la tua poesia, un occhio aperto a dire l’invisibile delle cose, muovendo la coscienza verso un’altra visione, più universale.
    L’ironia, poi, è il legante perfetto. La tua è cruda. Vera.
    Come il quotidiano che ci convive gioprno dopo giorno.
    Davvero straordinario, sei!!!!

  13. Grazie veramente di cuore. Vi voglio bene. L’idea di proporre queste schegge mi e’ venuta mentre lavoravo al post di Giovanni, e sicuramente sarà stato effetto del suo vino.
    A presto e buona domenica
    Abele

  14. ecco: allora la barchetta fatta a fette non è altro che un bateau ivre?
    oh! che ebbrezza la brezza tua ebbra: che da l’ivre diventi livre!

  15. vedi a cosa ti porta il tuo amato Beckett che trans-duce (sconvolge) Le Bateau Ivre? Ti giuro che quella mattina d’estate il mare sapeva di anguria :-))

  16. tagliente come lo sguardo la realtà il mondo, così è

  17. Grazie Viola!

  18. Complimenti Abele, da queste schegge non si può che rimanere autenticamente “feriti”.
    La mia preferita è The day after …
    un caro saluto
    Anto

  19. Grazie Anto, sicuramente “meridiana” The Day After :))

  20. La tua ironis è sì pungente ma anhe profumata come un fiore e fresca come un frutto…

  21. Grazie Donatella :))

  22. Angelica Fiore Cante | dicembre 1, 2009 at 23:21 | Rispondi

    ci sono occhi che hanno la capacità di guardare obliquamente, di taglio sulle cose e a taglio sulle parole. qui c’è questo sguardo. e a guardarci dentro e un’eperienza intensa

  23. Grazie Angelica:))

  24. che intense queste poesie… pure un po’ incazzate…

  25. Ciao Giuseppe, “incazzate” e’ un bel complimento!

  26. la prima me la ricordavo, se non sbaglio. nel penultimo verso – non so se voluto – il ritmo inceppa (che ne dici della variante aulicofluida “cui solo avea concesso”?).
    la mia preferita è senza dubbio anguria, per l’ambito semantico dei semi (li vedo neri come l’inchiostro).
    le altre, non volermene, sono un pelino sotto la tua media poetica.
    nell’ultima (forse) stamperei più “d’una rotativa” che “di una pressa”.

  27. Caro Malos, te ne voglio, e di bene, e lo sai. Mi piace molto “avea”, ci penso… ‘rotativa’ e’ piu’ accurato, ma “pressa” mi prende di piu’ a livello di suono, di allitterazioni… Thanks!

  28. annamaria ferramosca | dicembre 2, 2009 at 22:41 | Rispondi

    mi piace questo tuo felice coniugare ironia e metafisica rifinendo con naturalezza di lessico quotidiano, si sente che ti corre fluido l’andamento breve, quasi aforismatico( ma con più poesia che nell’aforisma). poi ricorderai che in luglio ad Alessano ho applaudito e richiesto il bis di “se dio esistesse” che trovo scheggia fulminante. anzi, consiglierei di metterla in cornice e appenderla a capo del letto, come sostituto del quadro protettivo (senza offesa per chi crede)…
    d’accordo con malos su “cui solo avea concesso”, dove avea avrebbe anche una punta in più d’ironia.
    continua a scheggiare così, abele
    annamaria

  29. Cara Annamaria, The Day After la vedo un po’ come una continuazione di questa mia operetta di (si fa per dire) demolizione, naturalmente tutta rivolta nei confronti degli uomini.
    un abbraccio, Abele

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