Giovanni Campi: In vino vanitas!

Krzysztof Lozowski

Non ricordo dove esattamente, ma in qualche luogo della biblioteca – si sa, ogni biblioteca, se pur minuta, partecipa dell’infinito, – ci doveva essere quella citazione d’un’altra citazione, che parlava dell’eminenza letteraria della descrizione, da parte di non so chi, forse era un sommelier, o forse un intenditore, o forse soltanto un santo bevitore, d’un vino. Ora non avendo la possibilità di parlare delle prime due ipotesi, stante l’incapacità d’intendere e volere non ché di somministrare cure ed accuratezze, né avendo quella di trascrivere la citazione al cubo, distante com’è il suddetto luogo impreciso e imprecisato, mi dedicherò alla terza, la quale, tra l’altro, ha dalla sua una parte di leggenda, il che potrebbe significarci una carta da leggere come in un sogno: che sia la carta dei vini d’un noto ristorante à la page lo escluderei, sebbene ne la page risuoni l’eco d’una radice simillima a quella pagina in cui può darsi vi sia la carta dei vini d’un’osteria: l’osteria del gambero rosso, ecco, così da essere, al risveglio, tutti quanti, noi e loro, nel campo dei miracoli. Ebbene, in un cantuccio, c’era appunto codesto santo bevitore – così detto poiché il suo motto era “sursum carta!”, – il quale, assistendo alla scena madre dell’incontro di tra l’oste e i suoi improvvisi e improvvisati commensali, non potè fare a meno di porsi interrogativi su quell’uva paradisa richiesta da uno di quei tre. E per tutta risposta così principiò il primo sorso:

“Qual ti negasse il vin de la sua fiala per la tua sete, in libertà non fora se non com’acqua ch’al mar non si cala”,

a cui aggiunse il suo “sursum carta!”. Al primo sorso ne fece seguire un secondo, nel mentre parlava, parole tacendo, del sapore del sapere:

“Ho io appreso quel che s’io ridico, a molti fia sapor di forte agrume”,

il che testimoniava, a suo dire, di quel certo non so che e di aspro e di fruttato insieme, come se tale frutto, fatto di grumi d’agrumi, provenisse dalla mediterranea macula, e per ciò partecipasse tanto del mare magnum e della madre terra e nostra matrigna, quanto del mare nostrum e del pater noster a cui rivolgersi in fine per il suo “sursum carta!” Finito il secondo, eccolo al terzo, che parlava del sapere del sapore:

“Nondimen, rimossa ogni verità” – o era ogni menzogna? – si chiedeva, –

tutta tua vision fa manifesta

– o ne era celata?, – e giù il “sursum carta!” Ma subito era al quarto sorso, questa volta per dare voce al gusto:

“Ché se la voce tua sarà molesta al primo gusto, vital nutrimento lascerà poi, quando sarà digesta”,

un gusto dunque d’improba e improbabile immediatezza. Non appena ebbe pronunciato il “sursum carta!” a suggello del gusto, gli venne dietro appunto il retrogusto suggeritogli dal suggere, tutto d’un sorso, dopo il quarto, il quinto divino sorso di vino, e

“ la sua radice incognita et ascosa”,

la qual cosa, più che il tutto in un sorso, pareva svelarne il nulla, il retrogusto non avendo probabilità d’esser detto diverso dall’inverso di sé, e dunque come d’un gusto un po’retrò, da coloro i quali giudicheranno quel tempo antiquo: un enigma dell’equorea terra e del caelicolo mare e del terragno cielo, là dove via su vada il “sursum carta!” E seguitò così al quinto l’ultimo sorso, il sesto, acuto; un arco a tutto sesto ne disegnava, e tanti e quanti archetti, la mano muovendo la coppa, a seconda dei gradi; il santo bevitore, mirandone, di quella polpa d’uva paradisa, di quel succo d’uva paradisa, il colore, e nel disegno divino il segno in scala del sogno d’una scala cromatica, così parlò:

Color d’oro, in che raggio di gratia traluce, e multiplicato resplende”,

e così giù finendo l’ultimo sorso “sursum carta!” concluse. Di fatti, all’interno del calice, che diremo di cristallo, ma del più puro, dai mille millanta riflessi, come infiniti specchi del primo specchio infinito, in che appunto par trasparire quel raggio della gratia, all’interno della purezza, la più pura, la più pura, c’era la parola.

14 Comments on "Giovanni Campi: In vino vanitas!"

  1. Dante meets Pinocchio. Speziato e sfizioso retrogusto di un vino di uva paradisa che ispira le cosucole del nostro più grande bevitore.
    Grazie Giovanni.
    Abele

  2. grazie ad abele… le disgrazie mie di babele

  3. Ave Giovanni pieno di grazia, riporto un tuo commento dal vecchio blog (come vedi ho una scarpiera anche per i commenti 🙂

    “da buon oste vi racconterò una storiella, anche se qualcuno di voi già ne sa qualcosa…

    l’estate scorsa, essendo stato avvisato d’un concorso per avvinazzati organizzato dalla feltrinelli e dall’azienda vinicola santamargherita, con in palio un bel pò di libri, la qual cosa mi faceva gola assai, data l’inesauribile sete mia, non sapendo scrivere altro che bag già nate, quasi quasi vi rinunciai, se non ché, nel frattempo mi trovavo a mare, a palinuro, posto incantevole, forse qualche reminiscenza virgiliana m’indusse a travestirmi da pinocchiero e a trasbordarmi pedante per dante, facilitato nel mio compitino dall’uso che ho di portare sempre con me qualche libricino, quella volta era appunto la comedia, non il volumone delle concordanze che mi servì per lo speculo, ma uno minuto minuto, con il testo e poc’altro, e in questo poc’altro, cercando di farmi venire in mente quella citazione, mi pare ceronettiana, che parlava della letterarietà sopraffina della descrizione d’un vino da parte d’un enologo, decisi di farne l’incipit per questo piccolo viaggio nell’osteria, naturalmente associando ai vari sorsi danteschi le mie dissociazioni un pò pinocchie…

    questo è il testo più o meno definitivo, dovevo rientrare in un tot di battute, tra l’altro non so nemmanco più che fine abbiano fatto i resti tralasciati, ricordo a malapena qualcosa a proposito della coppa che diveniva una sorta di sacro graal, e non so più che altro, ma, come dicevo, dovetti ridurre il tutto a pochi sorsi…

    un’ultima cosa sul titolo, inizialmente era ‘in vino veritas’, per la ricerca instancabile d’una qualche minima verità, poi, consigliatomi dalla persona a me più cara, lo mutai ‘in vino vanitas’ con che ca va sans dire autre…”
    G C

  4. complimenti vinissimi. 🙂

  5. qui scorre teatro poetico
    c.

  6. di-vino scrivere, vanìto al dì in cui il vino, cedendo alla vanità, si rese vano di-cendosi

  7. beh, cin cin con gran calice di vino rosso, aiuta a ideare sempre meglio..

  8. chissà perchè la” verità” del vino è di correre vivo e scorrere sempre…in vena!
    grazie del nettare,ferni

  9. in questa biblioteca che pure “se pur minuta, partecipa dell’infinito” della “Biblioteca di Babele” (quegli archi a sesto acuto, anche mi rimandano alle sale esagonali della suddetta biblioteca)
    ecco “codesto santo bevitore” che non può fare a meno di “porsi interrogativi”

    e così fra trovate davvero ottime (“sursum carta!”, ma non solo, “dai mille millanta riflessi”(!!!) fra tutte)
    davvero si distilla una riflessione meta sulla “parola” che è poi il succo e anche la raspa del tutto
    tanto che il lettore gusta e il vino e la grappa(anche se non si è dei sommelier eheh)

    un grande piacere leggere questa pagina
    ciao

  10. ah dimentico di dire che molto apprezzata e la struttura circolare(l’inizio con la fine e dentro l’ampolla- calice (Graal?) con la parola) e soprattutto quella di ricorsione che vi trovo.

  11. meloricordavo.
    un brano corposo, rosso rubino.

  12. Caro Malos, conservo ancora il tuo commento, lo riporto appena posso (sono al lavoro, pausa panino :-). Ho anche il tuo racconto sempre per lo stesso concorso che mi piacerebbe proporre più in là. Un abbraccio

  13. Trovato il commento precedente di malos:
    “bella scrittura, avvolgente e intelligente (il che non guasta).”

    Trovato anche il link segnalato da Giovanni al concorso cui aveva partecipato insieme a malos:

    http://concorsoletterario.santamargherita.it/

  14. e se comincio a dis qui sire così anch’io, se c’è qui un sire ci saranno pure i su (d) diti e con i diti indicanti qualcosa in alto, le volte, presumo, e se son volte non ci vedono. oddio sono cieche e che ? oggi porrebbero farsi fare un Inter vento e con il vento che tira l’Inter , secondo te (o terzo), vince o non vince ? 😯

    (ci vuole una scuola, non basta l’improvvisazione, sei una forza, giò 🙂 )

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