Anila Resuli: Singole metà (inediti)

Lars Raun

*
tutto nella luce, di come le bocche
attirino bocche e formare parole ha
altri suoni da pronunciare – non è oltre
che fame
; l’ubriaco che persegue il punto
e ci si distoglie nel passo, di continuo,
non è altro che preda
– e qui la fame
è un teatro gigantesco, con campi
compresi tra l’odore del legno ed i tuoi occhi,

i tuoi occhi di azzurro bianchissimo.

*

la forma è sempre uguale – l’edera che scorre
sul muro e ne fa un manto grigio dove sospendere
tratti – la parete curva con l’occhio l’andirivieni
delle estive memorie, dov’eravamo leggiadri
a scambiare aquiloni – giovani si diceva allora

il dettaglio sta nelle minime rimembranze.
è così il peso nei nostri denti, intarsiati
di calchi perfetti di solitudine.

*

avvertimi quand’è l’odore che richiama i tuoi occhi –

sorprendere l’antitesi dell’essere tua –
quando ogni cosa ha nome altro
e altre piccole cose, dimesse insieme,
circondano i nostri spazi –
qui, come una conchiglia che chiusa
pare un mondo tutto interamente nuovo,

sono la tua continua distesa d’acqua
che non t’annega, ma t’asciuga dei pianti

di modo che tu più non possa odiarmi.

*

fa parte di noi: essere due singoli greti
che compongono un fiume; lasciare un solco
sulla terra e pietrificare al buio
i nostri volti, disperatamente appesi agli occhi.

come cercare, se non la perfezione.

l’assenza distoglie l’esserti un’unica forma
imperfetta, compresa nel tuo profumo,
seppur continuamente distante.

*

parlami di quello che eri e che vuoi dire,
come fosse una bugia per sentirmi diversa.
così fanno gli innamorati distratti sotto i pioppi
che correggono il fiume, prima che passi.

non sono nuova, se non nel volto.

dimmi dunque, prima che l’assenza si muova
continua, dov’è il pianto del tuo distacco
e dov’è la luce tra i solchi che prendono fiato.

*

è dunque questa la solitudine: i tuoi occhi
a guardarmi appesa alla sedia, con dietro una croce
al muro, per ricordarci com’eravamo silenziosi,
nel nome delle nostre idee,
contaminate dal buio.

Dalla raccolta “Singole metà” (inediti)

 

Anila Resuli nata in Albania nel 1981, trasferitasi in Italia nel ‘97, scrive poesie fin dai tempi dell’infanzia. Attualmente vive con il marito in provincia di Milano, dove continua gli studi di Mediazione Linguistica e Culturale, dedicandosi alla lingua cinese e alla lingua giapponese. In ambito poetico collabora con Roberto Ceccarini sul progetto lettura di Oboe Sommerso leggendo diversi testi poetici di autori contemporanei editi e non; con Antonio Diavoli sempre in ambito di audiopoesia; con Stefano Guglielmin sul sito Blanc de ta nuque per la rubrica e le traduzioni di poesia albanese contemporanea. È citata da Maurizio Cucchi sulla rivista “Specchio” inserto de La stampa ed è presente con una ampia selezione di poesie sulla rivista Le voci della Luna marzo 2007 e una ampia selezione appare nell’antologia Nella borsa del viandante (con nota critica di Chiara De Luca, Fara Editore, 2009). Nel 2009 fonda la casa editrice Clepsydra (e-book di poesia e fotografia, senza scopo di lucro).

21 Comments on "Anila Resuli: Singole metà (inediti)"

  1. Chi scrive poesie in più lingue riesce a cogliere suoni che sfuggono ai molti, e dare luce e preganza a espressioni poco o troppo usate. Della poesia di Anila mi piace l’impianto minimalista e il respiro classico e moderno allo stesso tempo.
    Abele

  2. Grazie Abele per questo spazio e per le parole sulla mia poesia. Mi fa piacere che in qualche modo la mia poesia piaccia, cosa con a me personalmente raramente soddisfa; non è mai abbastanza ed è giusto così.
    Sul discorso suoni: credo tu abbia ragione sul fatto che conoscere le lingue diverse aiuta certamente.

    Grazie davvero!
    Anila

  3. Angelica Fiore Cante | novembre 25, 2009 at 22:04 | Rispondi

    c’è tutto un movimento di pupille in queste poesie…quasi che la parola possa passare attraverso gli occhi, quasi che gli occhi siano la vera bocca da cui la parola ha origine.
    poesie interessanti che sembrano costruire un dialogo continuo senza interruzione tra verso e verso, tra vero e vero.

  4. Grazie Angelica.
    Io credo che una raccolta poetica possa essere ritenuta tale se tutte insieme le poesie hanno un filo logico, struttura simile e se il tutto sembra far parte di un unico lavoro, un unico respiro continuo. Se nasce una singola differenza, vuol dire che devi cambiare raccolta.
    Questa è la mia visione di “lavoro unico”; che magari non tutti apprezzano, non saprei.

    Grazie per la lettura!
    A.

  5. “[…] dettaglio sta nelle minime rimembranze.
    è così il peso nei nostri denti, intarsiati
    di calchi perfetti di solitudine.”

    “[…] sono la tua continua distesa d’acqua
    che non t’annega, ma t’asciuga dei pianti

    di modo che tu più non possa odiarmi.”

    Bellissime queste immagini.

  6. Voce fuori campo e insieme parte del discorso, il poeta raccoglie ricordi e riordina frammenti di un imperdibile vissuto. E’ la metà di una vita di coppia che tenta, nella parola poetica, l’azzardo dell’intero.
    Complimenti Anila
    Antonio

  7. Molto belle queste poesie di Anila. Le sue parole ti conducono per mano in un mondo dove la solitudine è necessità. Le “singole metà” si incontrano, si consolano a vicenda, si guardano, ma rimangono – alla fine – singole.

    Credo che la passione di Anila per la poesia sia totale. Si coglie dai suoi versi, dal suo disinteressato impegno con Clepsydra…
    Un abbraccio a lei, e un grazie ad Abele per la proposta.
    Un caro saluto
    Stefania

  8. Grazie a tutti per la lettura. Sono molto contenta che questo piccolo lavoro piaccia…non ci speravo 🙂

    Grazie Stefania per le parole!!!

    Anila

  9. annamaria ferramosca | novembre 26, 2009 at 22:27 | Rispondi

    anila usa l’inversione della mimesi in modo naturale, usa con altrettanta naturalezza slegamenti sintattici che moltiplicano il potere evocativo.
    vi è un immaginario “domestico” e insieme un respiro che rasenta l’oltre: “quando ogni cosa ha nome altro”
    un cammino già denso, che sono sicura darà frutti insoliti

  10. Grazie Annamaria! Mi fa molto piacere la tua lettura…

  11. bella impregnata silenziosa
    cose vive
    poesia
    c.

  12. Grazie Carmine ^^

  13. Che splendida sorpresa questa lettura…
    Non conoscevo le poesie di Anila e sono rimasta stupita dalla sua musicalità che tiene in sospensione due mondi sempre compresenti, sempre legati, ma che sembrano soltanto sfiorarsi: l’oggetto e l’emozione si riflettono l’uno nell’altro come in uno specchio, in una danza, senza mai fondersi o sciogliersi in metafora, mantenendo la propria autonomia e identità e lasciando, nello spazio esistente fra di loro, il silenzio in cui ogni lettore si ferma ad ascoltare e ricorda se stesso.
    Grazie ad Abele e ad Anila.

  14. Grazie a Te, Patricia per la bella lettura.
    Mi fa piacere vedere negli occhi altrui la mia poesia…
    Grazie davvero!
    A.

  15. nel breve volgere del volto, avvengono le bocche, i denti, gli occhi.
    si sente il calore del fiato, ma soprattutto, colpisce il piano olfattivo, tanto impalpabile quanto potente (la memoria olfattiva, dicono le neuroscienze, è la prima a svilupparsi nel cervello, nonché la più potente, almeno emotiva-mente).
    solchi, giri e scissure sono contaminate dal buio: ecco, senza girarci intorno (ma sempre prendendoci un po’ in giro) potremmo dire senza circonlocuzioni o circonvoluzioni che nonostante lo slancio interattivo delle idee, il flusso delle nostre parole fa acqua da tutte le parti (è l’incomunicabilità reciproca delle singole metà che muove il mondo).
    ovvero, assieme alla coscienza dell’assenza, qui c’è un’intensità che esonda (“così fanno gli innamorati distratti sotto i pioppi / che correggono il fiume”), non rinunciando a sfociare a mare.
    preziosa empatia.

  16. annamaria ferramosca | dicembre 2, 2009 at 22:58 | Rispondi

    trovo nella scrittura di anila una fragranza nuova, insolita, personalissima. forse l’origine di questa forza risale ad un esilio, ad una
    acutissima ferita da rimarginare con la bellezza. sta di fatto che poesia le sgorga fluida, richiama fortemente l’incontro autentico e anche l’attesa di uno svelamento, come in questi versi, di grande impatto evocativo

    essere due singoli greti
    che compongono un fiume; lasciare un solco
    sulla terra e pietrificare al buio
    i nostri volti, disperatamente appesi agli occhi.

  17. “Come cercare, se non la perfezione”
    Ecco, Anila, nei tuoi versi si cerca e subito si trova quella perfezione alla quale pare tu stia dedicando con un incanto espressivo e naturale, privo di artefazioni, con una poesia, la tua, che è trascinanteverso mete a cui noi tutti vorremmo arrivare. Complimenti.
    Un caro saluto
    Gabvino

  18. Grazie a Gavino a malos e ad Annamaria per gli ultimi interventi a queste mie poesiole.

    Gavino è decisamente troppo buono nella sua lettura: magari sentissi la mia poesia perfetta. Sento di dover lavorare ancora molto con le parole; anzi, moltissimo.

    Grazie davvero a tutti!
    Anila

  19. Da quando ti ho conosciuta sei migliorata moltissimo… complimenti si vedeva già all’epoca della prima stesura di “caffè lungo”… e di quando mi è capitato di venirti in aiuto una notte di inferno di tanti anni fa… non so se ti ricordi di me ma io si… hai sempre avuto questa capacità di far rivivere emozioni soltanto leggendo parole… e cresce sempre più… un abbraccio
    Roby

  20. leggo solo ora e dico che sno bellisimi questi testi!
    r.

Leave a comment

Your email address will not be published.


*